Una perla di Napoli nel cuore di Madrid. Sosta golosa per gli italiani all'estero
Il ristorante pizzeria “Perla di Napoli” si affaccia su Calle Santa Engracia, dando il benvenuto con una gigantografia del golfo di Napoli. Qui la tradizione è rispettata dalla presenza del maestoso forno a legna, orgogliosamente ribattezzato “la perla della perla” e con i veri sapori partenopei
* * * AGGIORNAMENTO 2013: IL LOCALE HA CAMBIATO GESTIONE * * *
MADRID - Una solare giornata di inizio estate nella capitale spagnola. Qui le nuvole lasciano il sole libero di illuminare il maestoso Parco del Buon Retiro. La zona della Mancha di Don Chisciotte è limitrofa, la terra è arida e la spiaggia più vicina è la costiera valenziana a circa 300 km. I madrileni affollano le piscine comunali, sparse un po' per tutta la città. Per dissetarsi, si assaltano 'las terrazas” dove si versano fiumi di cerveza.Da oggi, però, possiamo annunciare che una goccia del mare partenopeo ha varcato le Alpi e i Pirenei per baciare il centrico quartiere di Chamberi.
Il ristorante pizzeria 'Perla di Napoli” si affaccia su Calle Santa Engracia, dando il benvenuto con una pittoresca gigantografia del golfo di Napoli. Qui, per fortuna, non si mortifica lo stereotipo del napoletano con la maschera di Pulcinella suonando il mandolino ma la tradizione viene rispettata dalla presenza del maestoso forno a legna: orgogliosamente ribattezzato 'la perla della perla”.
Gaetano, il proprietario, col suo genuino accento italo-spagnolo ci fa accomodare al tavolo al piano superiore (il piano terra ospita il bar-caffetteria) e con innata simpatia ci consiglia di affidarsi a lui per un succulento menu degustazione.
Mai miglior scelta! Chiudendo gli occhi, in un turbinio di ghiotte emozioni, si riassaporano gusti della patria natia. Le sapienti mani dello chef, coadiuvato dall'esperto Pasquale (suocero di Gaetano), preparano ammalianti pietanze che ci inebriano a tal punto da intravedere il Maschio Angioino e via Caracciolo. Invece, siamo a Madrid, ospitale e generosa con i turisti, piena di voglia di vivere, la famosa movida, con un amore verso 'las tapas” (tipici antipasti serviti in piccole porzioni) e il 'cochinillo” (porcellino neonato arrostito al forno).
Si incomincia con un casereccio entrée all'italiana: verdure (melanzane, peperoni, funghi e zucca) arrostite e messe sott'olio, servite con una calda focaccia appena sfornata.
Per innaffiare il tutto, optiamo per un discreto Pinot Grigio 2008 della cantina trentina Ca' Ernesto che non defrauda le nostre aspettative. Il patron Gaetano ci rassicura che sta meticolosamente lavorando su una più nutrita carta dei vini.
Giusto il tempo di spiegarci come il ristorante sia nato da oltre 2 anni ed è tutto a condizione familiare (Gaetano, il proprietario, la moglie Regina, il cognato Enzo e il già citato Pasquale), che dall'acquario vengono pescati col retino 2 astici, vivi e ribelli che ritroveremo più avanti come ingrediente fondamentale del primo piatto. Ma è meglio proseguire con ordine. Ci vengono portati 3 antipasti, tutti a base di pesce, di pregevole fattura e presentati in maniera originale. Su un letto di rucola e olive, giacciono delle seppioline ripiene di verdura. Di ricercata fattura, sono il perfetto mix tra tradizione e innovazione. Il main starter, senza dubbio alcuno, è la impepata di cozze, sfiziosamente decorata da fettine di limone. Forte e al tempo stesso delicato, questo piatto sacro è tanto semplice che non ha bisogno di innovazioni. Infine, aggrappati dalla coda a un bicchiere e con la testa immersa in una salsa profumata, i gamberi all'arancia. I crostacei denudati quasi si immergono in questo guazzetto di agrumi e, oltre all'effetto scenico, anche il connubio è gradevole al palato.
Facciamo i complimenti allo chef ma beffardamente Gaetano ci consiglia di riservare la 'standing ovation” al piatto forte che sta per arrivare. Incuriositi aspettiamo e ci vengono serviti degli strumenti degni di un chirurgo, una specie di pinza e una forcina che ci aiuteranno nella degustazione del prelibato attore protagonista.
Ecco servito! Arrivano i paccheri all'astice. Il pacchero è una pasta dalla taglia molto superiore alla norma, può essere anche farcito ma generalmente è accostato a succulenti salse. Il binomio è perfetto. La pasta è al punto giusto, il sughetto, adornato da pomodorini freschi con fine prezzemolo triturato, è gentile, con un leggero tono di piccante che esalta e non copre il sapore dell'elegante crostaceo. Irrefrenabile è il desiderio di aprire la carcassa e succhiarne le delicate carni, compito reso più semplice dal bisturi di cui sopra. Una delizia per il palato. Sazi del luculliano banchetto, vorremmo chiedere il caffè ma la signora Regina ha preparato una tipica pastiera napoletana alla quale non possiamo dire di no. Non è l'unica prelibatezza artigianale, ci sono anche il tiramisù e la torta di limone. Noi preferiamo continuare sul sentiero della tradizione e ci gustiamo il delizioso dolce napoletano, a base di ricotta, tipico del periodo pasquale.
Infine, ci viene servito un autentico caffè espresso, merce rara nella capitale dei toreri e delle corride. E la gradevole sorpresa finale è una granita di limoncello, una maniera sfiziosa di degustare l'ammazzacaffè per antonomasia della penisola sorrentina.
Il prezzo é onesto, tra i 35/40 euro a persona, ampiamente meritati. Bravo Gaetano e la sua famiglia: questa perla di Napoli, nascosta nelle grandi vie madrilene, bisogna scoprirla.


