Economia, emergenza vulcano Colpiti alberghi e Made in Italy
La Coldiretti stima un danno di 10 milioni di euro in una settimana per la mancata spedizione dei prodotti deperibili, ovvero frutta (fragole in particolare), mozzarella e fiori. In allerta anche i produttori di vini più orientati all’export. Danno per 80 milioni di euro anche per gli alberghi

L'eruzione e la colonna di ceneri sprigionatesi dal vulcano islandese Eyjafjollajokull, sono nettamente diminuite rispetto a mercoledì scorso quando il "risveglio" aveva iniziato a provocare effetti evidenti e devastanti. Ma il traffico aereo resta bloccato e paralizza l'Europa. Una "nube di cifre" segue, a breve distanza, quella delle polveri. Economisti e lobby sono al lavoro per quantificare i danni all'economia causati dall'eruzione del vulcano. Anche l'Italia fa una stima dei danni economici: colpiti Alitalia e prodotti deperibili come frutta, fiori, mozzarella.
Danni economici anche per il turismo e il settore alberghiero. Il 66% degli alberghi italiani sono stati finora interessati dalla crisi dovuta alla nube del vulcano islandese, con cancellazioni di arrivi e pernottamenti.Il dato emerge da un monitoraggio effettuato dalla Federalberghi-Confturismo nella giornata di oggi, 19 aprile 2010, intervistando con metodologia internet 1.123 imprese ricettive, distribuite a campione sull'intero territorio nazionale. La media di presenze cancellate finora per ogni struttura ricettiva è di 35 pernottamenti. Il giro d'affari perduto al momento supera gli 80 milioni di euro.
Oltre il 90% degli alberghi interessati dal fenomeno ha annullato la prenotazione senza applicare alcuna penale, provvedendo poi nel 20% dei casi a restituire eventuali importi pagati all'atto della prenotazione, concordando nel 28% dei casi un bonus da utilizzare in un altro periodo o nel 52% dei casi lo spostamento della prenotazione ad altra data.
«Si tratta, come si vede - afferma il presidente di Federalberghi-Confturismo, Bernabò Bocca - di un grande esempio di responsabilità degli albergatori italiani, del quale nessuno dubitava e che riteniamo a ragione debba avere un pubblico riconoscimento politico e una adeguata attenzione governativa».
«Le aree maggiormente colpite - conclude Bocca - al momento sono le città d'affari e quelle d'arte, ma con il passare delle ore anche le località vacanziere stanno cominciando a segnalare a loro volta annullamenti e cancellazioni».
Dopo la chiusura del weekend, il nuovo stop nei giorni feriali con la ripresa delle attività economiche aggrava il bilancio dei danni al trasporto merci provocato dal caos nei voli che blocca la partenza di prodotti agroalimentari made in Italy per un valore di circa dieci milioni di euro, che vengono esportati per via aerea all'estero in una settimana. Sono soprattutto prodotti ad alto valore aggiunto ad utilizzare questo mezzo di trasporto. In pericolo ci sono i prodotti dell'agroalimentare più deperibili, dalla frutta alle mozzarelle, fino ai fiori. A preoccupare è il prolungamento del blocco dei voli per i gravi danni economici a danno delle imprese che esportano nei mercati esteri, in un momento in cui si stanno raccogliendo nei campi le primizie di stagione.
Tra gli effetti c'è anche la scomparsa dalle tavole degli italiani della frutta e verdura fuori stagione, dalle susine all'uva, che viaggiano tra i continenti con mezzi aerei come il pesce che può peraltro essere bene sostituito dal pescato nazionale. Lo stesso mancato arrivo di frutta e verdura fuori stagione non è certo un problema per un Paese come l'Italia che può contare sulla leadership europea nella produzione di ortofrutta la cui disponibilità si moltiplica peraltro con l'arrivo della primavera.

Ogni anno, nel mondo, viaggiano via aerea oltre 80 milioni di tonnellate di merci (alimentari e non). In Europa la quota è pari a 14 milioni di tonnellate. Per l'Italia si tratta di un canale secondario, quasi marginale: 840 mila tonnellate all'anno (il 6% del totale europeo). Non basta: tutti gli scali italiani messi insieme movimentano in un anno meno della metà delle merci in transito per il solo aeroporto di Francoforte o di Parigi. Se queste sono le dimensioni è difficile lanciare per l'Italia un allarme generalizzato. Il problema, se mai, è che il blocco dei voli penalizza in modo pesante la filiera agroalimentare italiana, che era già in difficoltà, anche senza il vulcano islandese. La Coldiretti stima un danno di 10 milioni di euro in una settimana per la mancata spedizione dei prodotti deperibili del made in Italy, cioè frutta (fragole in particolare), mozzarella e fiori. In allerta anche i produttori di vini più orientati all'export, per esempio sul mercato americano.

