MADRID (SPAGNA) - Una fine pioggia accarezza il maestoso viale che costeggia il Parque del Buen Retiro. Generalmente, questo polmone verde è superaffollato quando il termometro implacabilmente raggiunge le temperature estive ma d'autunno, cambia vestito e diventa la cornice di quadri bucolici. Le foglie cadono danzando col suono del vento e si adagiano giallognole sull'umido giardino. Madrid è a circa 650 metri sul livello del mare, su una discreta collina, circondata dal desertiche lande. Eolo è in gran forma ma non scalfisce né i palazzi né i monumenti rilevanti della storia spagnola che popolano il parco ampio più di un chilometro quadrato. Ogni angolo propaga mistero e bellezza, celando statue e fontane di invidiabile candore.

Su questo sfondo, si affaccia il ristorante 'Arrivederci Roma”. Entrando, ci accoglie l'istrionico Massimo, natali siciliani ma romano d'adozione, che dopo aver girovagato tra Australia, Florida e Costa Smeralda, ha deciso di gestire questo piccolo gioiello da quasi 2 anni, coadiuvato dalla maestria dello chef sardo Costanzo. La decorazione del ristorante è piacevolmente rilassante, musica italiana di sottofondo e il tutto infonde un'armonia gradevole. La tavola, ben apparecchiata, è imbandita di pane fresco casereccio e tarallucci, stuzzicheria che un nostalgico palato apprezza.

L'accoglienza calorosa e un attento allestimento del desco lasciano presagire un premuroso servizio, profezia che si avvera. Massimo, infatti, portando in dote un ampio background internazionale, è saggiamente accorto e rispettoso verso il cliente e, con affabili modi, si diletta col commensale, conversando di esperienze gastronomiche. Il nostro suggerimento è quello di farsi guidare dalla dialettica del prode patron e incominciare con un tris di antipasti che racchiudono sapori genuini.

Si inizia con una copiosa e profumata zuppa di cozze: freschissima, con un goloso sughetto capitanato da saporitissimi pomodorini spellati. Ovviamente, mangiando i generosi molluschi è doveroso sporcarsi le mani, e allora ecco che viene servito, irto su un piccolissimo individuale vassoio nero, un cilindro di tela e, come in un rito magico, appare Anna, la compagna di Massimo, che irriga con acqua e il cilindro cresce e diventa un fazzoletto umido di tela dove rinfrescarsi le mani. Il secondo antipasto è una squisita burrata al tartufo, importata dalla Puglia, accompagnata da prosciutto di Parma e pomodoro fresco tagliato a fettine. Il saporito piatto è ben presentato, inoltre, viene condito direttamente al tavolo con olio extravergine siciliano e sale tartufato. Da lodare la cura del dettaglio e la customer care.

Elogi a parte merita il terzo antipasto: insalata di carciofi crudi con bottarga sarda. Lo sposalizio è riuscito! Cromaticamente, è più che soddisfacente: il rosso dei pomodorini, il cinereo del carciofo e l'ambra della bottarga. Stranamente i due ingredienti principali hanno ambedue etimologie arabe: Al-Kharschuf (lo-spinoso) e Battarikh (uova di pesce salate). La leggenda pagana, invece, narra di un Giove innamoratissimo di una donzella, Cynara, fu da lei respinto e quindi la trasformò nella pianta Cynara Scolymus. Sempre in termini pagani, potremmo definire la bottarga come un dono di Nettuno: è doveroso precisare che abbiamo degustato quella sarda, autentica di Cabras (Oristano), il caviale dei sardi, prodotta seguendo una millenaria ricetta che ha come unico ingrediente, oltre a tanta passione, solo uova di muggine.

Soddisfatti con il tris, ne chiediamo un altro per i primi. Iniziamo con spaghetti allo scoglio che, abbondanti, ben amalgamati, ribadiscono la ricerca della qualità e del dettaglio. L'occhio è soddisfatto, il gusto pure. Proseguiamo con la specialità della casa (che consigliamo come must) : fettuccine al tartufo bianco d'Alba e precisiamo che è Massimo personalmente che lo grattugia davanti all'ospite. La pasta lunga è amalgamata con un guazzetto di crema di burro e, resa morbida, si lascia coccolare dalle onde del tartufo che si adagiano lievi e sottili su di essa. Ottima selezione per gli amanti del tartufo.

Infine, ci viene proposto un classico della cucina romana: spaghetti alla carbonara. Prosperi in pancetta, ricchi in pecorino e ovviamente rispettano la loro più verosimile leggenda: il colore scuro viene dato dalla presenza del pepe nero macinato sulla pasta cosi da annerirlo e creare l'effetto di polvere di carbone. Graditissimo comun denominatore e difficilissimo da trovare all'estero è stato l'esatto punto di cottura della pasta, giusta, al dente è un apprezzatissimo dettaglio culinario per un italiano. Complimenti allo chef! Contentissimi con il tris di primi passiamo direttamente al dolce ma non possiamo esimerci da un'amena chiacchierata con l'anfitrione Massimo che ci spiega come la sua clientela sia molto affezionata ma, grazie all'adiacente parco, molti avventori entrano specialmente durante il fine settimana e, comunque, una cospicua presenza di italiani garantisce un meritato e positivo passaparola.

La cantina è italo-spagnola ed è in costante e continua evoluzione: tra i vini d'autore, regnano i siciliani e i sardi dominano la scena. Noi, purtroppo, non siamo stati fortunati mentre ci riteniamo privilegiati ad aver assaporato un caldo tortino di cioccolato. Appena immerso, il cucchiaino delicatamente demolisce la crosta e fuoriesce un tenero cuore di cioccolato fuso che entusiasma il gusto. Appagati chiediamo il conto che viene portato dalla cortese Anna insieme a tre bicchierini di grappa. Totale: 3 antipasti, 3 primi (tra cui 1 con scaglie di tartufo), 3 dolci, acqua, 3 caffè , 40 euro a persona. Data l'elevata qualità e la presenza di bottarga e tartufo, riteniamo il prezzo onesto. Fuori l'audace Eolo continua a soffiare ma stavolta emana le romantiche note dell'indimenticato Rascel e della sua 'Arrivederci Roma”. Esatto, arrivederci e no addio. Non possiamo buttare la moneta nella fontana di Trevi ma ritorneremo!


Ristorante Italiano 'Arrivederci Roma” 
Calle Menendez Pelayo 27, 28001 Madrid (Spagna)