«Non cuocere il capretto nel latte di sua madre», prescrive la Torah, e così i quattro fratelli Dabush (Amit, Avi, Ilan ed Eran) hanno scelto di bandire tutti i latticini dal menu, dando ampio risalto alle carni e ai pesci, ma beninteso, solo a quelli 'permessi”. Le regole religiose dettano anche le modalità di esecuzione dei piatti col risultato di offrire un'inconsueta esperienza in altri credi e in altre culture, ma anche di garantire genuinità e livello qualitativo assoluti.

Trionfano i piatti della cucina giudaico romanesca, a cominciare dai carciofi alla giudia e dal sontuoso fritto vegetale (nella foto), poi minestra di nonna Ester con le polpette e i broccoli, abbacchio panato fritto su letto di rughetta, baccalà con uva passa e pinoli, orata al sale. Cus cus, falaffel e humus da gustare con le focaccine aggiungono un intrigante tocco mediorientale, così come le dolcissime baklava e kevafe, fatte in casa come le nostrane crostatine alle visciole. Kosher, ovviamente, anche i vini. Ci sono israeliani di livello, delle colline della Giudea e del Negev, ma anche grandi laziali, piemontesi e toscani, vinificati sempre col placet del rabbinato. Si rispetta lo shabat, quindi chiusura dal venerdì sera al mezzogiorno del sabato e durante le festività religiose ebraiche. Il costo di un pasto da Ba' Ghetto, un'esperienza davvero speciale, è di circa 35 euro.


Ristorante Ba' Ghetto
via del Portico d'Ottavia 57, 00186 Roma
Tel 06 68892868
info@kosherinrome.com