Il Savini a Milano rinasce per la 3a volta
A Milano è rinato il ristorante dei vip, in Galleria. Dal 1867, Savini è stato un crocevia mondano e culturale della città. A fine gennaio si è presentato completamente rinnovato a partire dalla proprietà (Sebastian Gatto, venticinquenne bocconiano che rappresenta un'impresa familiare già titolare di alcune note caffetterie del centro). Nuovi gli spazi: al primo piano il ristorante, a piano terra una «caffetteria con cucina».
Nuovo lo chef: Christian Magri, classe 1976 e un curriculum di tutto rispetto, dalla gavetta internazionale negli hotel del Lago di Garda, all'Inghilterra di Marco Pierre White, poi a Milano con Aimo Moroni e Carlo Cracco. Infine, dopo un'esperienza d'arte dolciaria (assieme al fratello Alex) in una prestigiosa pasticceria di Montichiari, l'apertura, con la moglie Manuela, di un salottino per gourmet alle porte di Milano.
Le novità riguardano anche la location: al piano terra è stata ricavata una caffetteria con cucina mentre il ristorante vero e proprio è al secondo piano. Non si sa se si mangeranno ancora le specialità del locale, il risotto giallo al salto e il filetto alla Voronoff dei tempi d'oro, e ci rendiamo conto che rispettare una tradizione come quella di questa sala non è facile, ma l'obiettivo per il nuovo chef è senz'altro stuzzicante.
Non vi era una prima alla Scala che non avesse tradizionale coda mondana al 'Savini” frequentato allora, tra gli altri, da Toscanini, la Callas, Pirandello, Giacosa, Illica. Più tardi da Grace Kelly, Frank Sinatra (che voleva addirittura comprare il locale), Enrico Cuccia e Mario Missiroli, il direttore del Corriere. A farlo diventare ristorante (prima era una birreria) fu un imprenditore della Valcuvia, Virgilio Savini, che fu anche il primo a far credito ai clienti: dai bohémien della Scapigliatura ai Futuristi di Marinetti che, proprio qui, lanciò i suoi manifesti e la sua cucina futurista. Il locale era già rinato una prima volta dopo la seconda guerra mondiale a causa del bombardamento del 13 agosto 1943. La seconda volta era stata nel 1971 a causa di un incendio. La terza, oggi, dopo un periodo di chiusura e cambio di proprietà.
Nuovo lo chef: Christian Magri, classe 1976 e un curriculum di tutto rispetto, dalla gavetta internazionale negli hotel del Lago di Garda, all'Inghilterra di Marco Pierre White, poi a Milano con Aimo Moroni e Carlo Cracco. Infine, dopo un'esperienza d'arte dolciaria (assieme al fratello Alex) in una prestigiosa pasticceria di Montichiari, l'apertura, con la moglie Manuela, di un salottino per gourmet alle porte di Milano. Le novità riguardano anche la location: al piano terra è stata ricavata una caffetteria con cucina mentre il ristorante vero e proprio è al secondo piano. Non si sa se si mangeranno ancora le specialità del locale, il risotto giallo al salto e il filetto alla Voronoff dei tempi d'oro, e ci rendiamo conto che rispettare una tradizione come quella di questa sala non è facile, ma l'obiettivo per il nuovo chef è senz'altro stuzzicante.

Non vi era una prima alla Scala che non avesse tradizionale coda mondana al 'Savini” frequentato allora, tra gli altri, da Toscanini, la Callas, Pirandello, Giacosa, Illica. Più tardi da Grace Kelly, Frank Sinatra (che voleva addirittura comprare il locale), Enrico Cuccia e Mario Missiroli, il direttore del Corriere. A farlo diventare ristorante (prima era una birreria) fu un imprenditore della Valcuvia, Virgilio Savini, che fu anche il primo a far credito ai clienti: dai bohémien della Scapigliatura ai Futuristi di Marinetti che, proprio qui, lanciò i suoi manifesti e la sua cucina futurista. Il locale era già rinato una prima volta dopo la seconda guerra mondiale a causa del bombardamento del 13 agosto 1943. La seconda volta era stata nel 1971 a causa di un incendio. La terza, oggi, dopo un periodo di chiusura e cambio di proprietà.

