Cent'anni di cucina romanesca all’Hotel “Massimo D’Azeglio” di Roma
Partire da un libro per riproporre la cucina romana tradizionale e per far sì che il tempo di un pranzo o di una cena si trasformi in un piccolo, piacevole convivio letterario. L'idea è di Claudio Riolo (nella foto a destra), uomo di cultura, scrittore, giornalista e gourmet (ma confessa un piccolo difetto: è quasi astemio). Non è nuovo ad iniziative che non facciano della tavola solo un piacere fine a sè stesso perchè, sostiene Riolo, «mangiare è anche un modo per valorizzare la storia e la cultura italiana».
Non a caso il menu della Roma di 100 anni fa viene proposto per una settimana in uno storico albergo romano, il Massimo d'Azeglio, più o meno della stessa età , che appartiene da sempre alla catena Bettoja. Con un rispettoso restauro la proprietà ha voluto mantenere l'atmosfera sobria ed elegante di allora, le boiserie di mogano con gli artistici sbalzi in rame,il parquet e l'arredamento umbertino.
Il menu che viene proposto è composto da 8 piatti d'epoca richiestissimi anche oggi, ognuno accompagnato dalla ricetta e dai sonetti romaneschi che lo illustrano composti da Gioacchino Belli, Aldo Fabrizi, Secondino Freda, Luciano Folgore, Augusto Jandolo, Pino Gagiotto, Adolfo Giaquinto, famoso cuoco dei nobili, Giggi Zanazzo, detto "er macellaro", e dal poeta futurista Luciano Folgore. Tutto questo materiale resta agli ospiti come souvenir dell'esperienza gastronomico-letteraria.
Invitato d'onore invisibile ma principale ispiratore dell'iniziativa di Claudio Riolo è il giornalista tedesco Hans Barth che, giusto 100 anni fa, calò in Italia frequentando e descrivendo minuziosamente le nostre osterie. Solo a Roma ne contò più di cento: luoghi di cibo e di vino, ma anche di aggregazione, di conoscenza e di cultura. La prefazione di 'Osteria. Guida spirituale alla osterie italiane”,un volume ormai introvabile, è di Gabriele D'Annunzio. Il raffinatissimo Vate, come riferiscono i Taccuini dell'Accademia Italiana della gastronomia storica, non disdegnava affatto la "cucina onesta” dei semplici.
Ma passiamo al menu che viene servito per una intera settemana al Ristorante del Massimo D'Azeglio. Quasi scontato Il primo piatto, doveroso omaggio al Cupolone: Il carciofo romanesco, divino ortaggio che ispirò scrittori e poeti, da Folgore a Pablo Neruda. La lista continua con 'Er guanciale con l'aceto”,poi con i 'Pezzetti dei friggitori” (verdure pastellate e fritte) e , a seguire, una 'Vignarola con maltagliati, legumi e ortaggi” con dentro tutti i profumi dell'orto. E veniamo al secondo,non meno impegnativo: i 'Fagottini di vitella al pomodoro con fronne (foglie di cavolo) e patate” accompagnati dalle immancabili e croccanti puntarelle alle alici. In chiusura la crostata di ricotta, quella verace dell'Agro Pontino, fatta secondo la ricetta di Ada Boni.
I piatti sono stati interpretati, e un pochino alleggeriti, dallo chef Renzo Di Filippo (nella foto accanto). I vini, va da sé, sono rigorosamente laziali.
Mariella Morosi
Hotel Massimo d'Azeglio
Via Cavour 18 Roma
Pranzo o cena 35 euro, compreso un calice di vino
Info e prenotazioni 06 4620561

