Dati da brivido per il terziario bergamasco: il turismo rischia di perdere il 24% dei lavoratori
Si stimano licenziamenti di circa 2.500 lavoratori nel comparto con il clima di fiducia delle imprese turistiche bergamasche che segna un indice del 12% e in peggioramento all’11% entro fine anno
L’estate si sta avvicinando a grandi passi e, mentre tra campagna vaccinale e caldo, l’Italia si tinge di giallo (con solo la Valle d’Aosta in arancione) non sembrano essere troppo rosee le prospettive a breve termine per turismo e ristorazione: sono ancora tanti i nodi da scogliere per avviare, finalmente, la ripartenza, tra green pass italiano che non è ancora realtà, coprifuoco e il servizio al tavolo e al banco all’interno dei ristoranti e dei pubblici esercizi. Il morale degli operatori del settore è dunque nero anche perché i numeri che denotano la situazione sono da brivido: a Bergamo, ad esempio, secondo i dati, diffusi da un lato dalla congiuntura camerale e dall’altro da Ascom Bergamo (a fronte della ricerca Clima di fiducia e congiuntura economica delle imprese del terziario Bergamo) il turismo rischia di perdere il 24% degli addetti e in generale un terzo delle imprese potrebbe non riaprire.
Nel turismo la situazione più nera
La situazione più nera riguarda, infatti, proprio il turismo con il clima di fiducia delle imprese turistiche bergamasche è sotto i tacchi, con un indice del 12% addirittura in peggioramento all’11% entro fine anno.Più in generale il clima di fiducia nell’economia italiana delle imprese bergamasche del terziario è a quota 20%, in leggero aumento (+1%) rispetto al secondo semestre 2020 e nettamente sopra il dato nazionale che è al 13%.
Solo con i vaccini si arriverà entro fine anno al 25%, ma la strada per arrivare al clima pre-pandemia (42-52%) è davvero lunga.
Recupero dei ricavi nel 2023
Stessa situazione anche per quanto riguarda i ricavi il cui recupero dell’indice non arriverà prima della metà del 2023. I ricavi segnano, infatti, un indice al 31%, (+ 5% rispetto al secondo semestre 2020 e + 8% rispetto al dato nazionale) in crescita entro la fine dell’anno al 36%.Si stimano licenziamenti di circa 2.500 lavoratori nel comparto turismo
E poi c’è la questione licenziamenti, una volta tolto il blocco. Le imprese bergamasche del terziario prevedono di perdere in media il 17% della forza lavoro con punte del 24% nel turismo. L’impatto sarà più contenuto nel commercio (-15%) e nei servizi (-11%). In pratica si stimano licenziamenti di circa 2.500 lavoratori nel comparto turismo, circa 6mila nel commercio e, al netto dei lavoratori pubblici e dei servizi alle persone, di circa altre 3mila persone nei servizi.Un terzo delle imprese non riaprirà
Senza, naturalmente, dimenticare le possibili chiusure. Solo il 13% delle imprese campione resterà aperto senza difficoltà, con un rischio di “cessata attività” per un terzo delle realtà del terziario bergamasco, pari a 7.580 imprese, e circa 10mila persone tra titolari e coadiuvanti.Alloggio e ristorazione fanno peggio perfino dei primi tre mesi del 2020
Nonostante ciò, una piccola speranza è stata data dal segno comunque positivo sui primi tre mesi dell’anno per il fatturato delle imprese con almeno 3 addetti dei servizi (+2,5%) e del commercio al dettaglio (+3,5%). Ma se guardiamo il comparto più colpito dalla pandemia (turismo e ristorazione, appunto) è un disastro: attività di alloggio e ristorazione fanno peggio perfino dei primi tre mesi del 2020 (e che hanno perso circa il 50% dei livelli di fatturato pre-Covid).Anche i servizi alla persona risultano ancora distanti dai valori del 2019 (-20% circa), mentre i servizi alle imprese e il commercio all’ingrosso stanno mostrando una buona capacità di recupero, con un divario inferiore al 5% rispetto al 2019. Si salva il commercio alimentare, mentre quello non alimentare segna -20% il fatturato sul 2019.
In generale, però, la Bergamo del terziario ha comunque performato meglio della Lombardia (fatturato commercio +3,5% contro -1,6% regionale, fatturato servizi +2,5% rispetto a -1,8% della Lombardia).

