
Tassa sui panini che sporcano a Firenze? No! Servono aree per lo street food
Scatta la polemica degli esercenti fiorentini dopo la provocazione di Eike Schmidt, direttore degli Uffizi di tassare i locali che offrono solo servizio d'asporto. Cursano (Fipe): «Meglio governare il fenomeno». Ma come? L'idea è istituire punti d'appoggio attrezzati dedicati a quei locali che non offrono il servizio al tavolo e valorizzare di più quelli con posti a sedere
01 luglio 2021 alle ore 13:05
Dagli Uffizi di Firenze arriva una proposta che scuote il mondo dello street food fiorentino e non solo. In un’intervista a Qn, il direttore del museo toscano Eike Schmidt ha lanciato l’idea di una «tassazione aggiuntiva per i locali di street food, insomma quelli che non offrono ai propri clienti spazio e tavolini ma li costringono a mangiare per strada». Obiettivo: disincentivare il consumo da passeggio di hamburger e panini imbottiti con tanto di salse e condimenti che finiscono per imbrattare panchine storiche, come quelle del Vasari che circondano l'entrata degli Uffizi. Poche parole che hanno fatto scattare l’alzata di scudi della ristorazione.
Le proteste di associazioni di categoria ed esercenti
«Siamo assolutamente contrari a questo ulteriore onere per le attività della città, su cui già pesano ingenti spese e tasse la crisi dovuta alla pandemia», ha affermato Paolo Gori, presidente dell’area commercio e servizi di Confartigianato Imprese Firenze. «Il decoro va rispettato e fatto rispettare al pari dell’ordine pubblico. Ma la risposta non può essere tassare il panino», ha detto Franco Marinoni, direttore Confcommercio Toscana. «Decoro e turismo devono coesistere, per questo servono nuove regole, soprattutto nelle città d’arte. A partire da una nuova legge del commercio che superi le anacronistiche liberalizzazioni della legge Bersani», ha rilanciato Santino Cannamela, rappresentante locale di Confesercenti.Stessa cosa anche da parte degli esercenti. «Non credo che la tassa sia la soluzione per combattere la sporcizia che c’è in centro. Non possiamo essere sempre e solo noi imprenditori a fare le spese del comportamento altrui. Si tratta di un problema di educazione e civiltà», ha affermato Alfredo Ceccarelli titolare de I Pizzachhieri di San Niccolò a La Nazione. Ben più drastica Beatrice Trambusti della lampredottaia di via dell’Ariento, quartiere San Lorenzo: «Perdiamo l’80% degli incassi rispetto al periodo pre-Covid e le nostre strade sono vuote. Un’altra tassa di ammazzerebbe». Sconcerto anche all’Enoteca Bevovino: «Lo street food è un modello di business di successo. Assurdo identificare questa forma di consumo, che ha reso famosa la nostra città nel mondo, esclusivamente come qualcosa che leda il decoro e rovini l’immagine del patrimonio artistico fiorentino», ha sbottato la titolare Vania Focardi. Più conciliante ma altrettanto realista è stato Tommaso Mazzanti, titolare dell’Antico Vinaio: «Penso che la provocazione del direttore degli Uffizi, una persona che stimo molto, sia fuori luogo e arrivi in un momento in cui Firenze è deserta e i turisti ancora non sono tornati».

