Sempre più nocciole in Lombardia. Fabio Rolfi: «È un settore strategico»
La produzione regionale è triplicata negli ultimi 3 anni, con Pavia in testa sulle altre province. L'assessore all'agricoltura: «Settore con un potenziale enorme, c'è tanta richiesta»
Un prodotto di nicchia, che nicchia alla fine non è, visto che crea reddito ed sempre più utilizzato in cucina. Si tratta delle nocciole, non solo un dessert ma un degno compagno di viaggio per molti formaggi, dolci e non solo. Se ne è parlato nel pavese, a Riccagioia, durante un incontro promosso dalla Regione.
Anzitutto i dati. Sono triplicati gli ettari coltivati a nocciole in Lombardia dal 2018 a oggi. Nello specifico si è passati dai 127 ettari di tre anni fa ai 347 di giugno 2021. Una crescita che ha riguardato tutte le province lombarde, con Pavia che ora conta 153 ettari, Lodi 39, Milano 37 e Brescia 34.
Obiettivo: creare una filiera della nocciola lombarda
«Da anni - ha detto l'assessore all'agricoltura Fabio Rolfi - abbiamo dichiarato l'intenzione di creare una vera e propria filiera della nocciola lombarda, dialogando con agricoltori diversi nei territori più vocati per stimolarli a credere nel progetto e ci stiamo rapportando con players importanti attivi nell'industria della trasformazione della nocciola, interessati in modo particolare alla materia prima prodotta nella nostra regione».Un'opportunità: c'è continua richiesta sui mercati
La corilicoltura rappresenta un'opportunità importante per l'agricoltura urbana e periurbana, oltre che per l'impatto corretto che esprime anche in contesti tutelati; non richiede trattamenti particolari, si inserisce correttamente dal punto di vista paesaggistico ed è improntata alle regole dell'agricoltura biologica. Si tratta quidi di un settore dal potenziale economico enorme perché c'è continua richiesta sui mercati.«L'Italia è il secondo produttore mondiale - ha concluso Rolfi - ma enormemente distanziata dalla Turchia, Paese dal quale importiamo ancora troppo. Per questo è necessario investire in questo settore e valorizzare nel modo corretto la materia prima italiana».


