Cosa succederà al retail nel dopo pandemia? Per Confimprese il settore guarda avanti e punta al rilancio con una previsione di 828 nuovi punti vendita. Abbigliamento/accessori settore principe con 190 esercizi commerciali, seguito dalla ristorazione con 185 locali. Un numero che, seppur circoscritto appunto alle imprese di Confimprese, ci dà comunque la prospettiva di cosa sta succedendo e che da un segnale di ottimismo. Per gli associati Confimprese i 828 nuovi punti vendita che apriranno nel 2021 segneranno un incremento di quasi l’8% rispetto al numero di negozi attuale. Numeri addirittura superiori rispetto a quanto previsto a inizio anno grazie a un incremento di 26 unità. Il numero elevato di nuove aperture è dovuto alla necessità da parte dei retailer di continuare a puntare sullo sviluppo della rete distributiva, nonostante il freno imposto dalla pandemia, che ha bloccato i consumi e messo a repentaglio la tenuta del retail.

Il retail guarda avanti e apre una fase di rilancio Per le catene di ristorazione 185 aperture entro dicembre 2021
Il retail guarda avanti e apre una fase di rilancio


Nuove aperture nell’abbigliamento e nella ristorazione

Il settore con il maggior numero di aperture previste è abbigliamento/accessori con 190 punti vendita, seguito dalla ristorazione con 185, da casa/complementi d’arredo con 109. Seguono cura persona/beauty, servizi, elettronica/telefonia, entertainment. Questa la fotografia dell’analisi semestrale sui piani di sviluppo della base associativa condotta dal Centro Studi Retail Confimprese e presentata durante il 5° Retail Summit organizzato a Milano da Confimprese insieme a Jakala.


L’Italia locomotiva d’Europa

«L’Italia – afferma Mario Resca, presidente Confimprese – è la locomotiva d’Europa trainata da industria ed export. Il confronto tracciato da Istat in questi giorni con Francia e Germania, cresciute rispettivamente dell’11% e dell’8% contro il 18% dell’Italia, accredita la tesi che si tratti di ripresa e non di un rimbalzo. Nel retail il benchmark sull’anno pre-covid è ancora negativo, ma la strada è comunque segnata e indica che il governo Draghi tranquillizza l’Europa e l’Italia, convince il mondo dell’industria e del commercio, generando lavoro e stabilità».


Le aziende dichiarano 255 chiusure entro il 2021

Le aziende dichiarano 255 chiusure entro il 2021 contro le 428 previste a inizio anno. Le chiusure si sono concentrate nel 1° semestre 2021 (circa il 60% del totale) e dovrebbero rallentare nel secondo. Le maggiori chiusure nel totale anno si registrano nell’entertainment pari al 5,7% della rete. Seguono abbigliamento/accessori pari al 3% della rete, ristorazione (1,6% della rete), elettronica/telefonia (2,9% della rete), cura persona/beauty (2,7% della rete).
La ragione principale delle chiusure dichiarata dal 35% dei rispondenti è legata alla razionalizzazione delle reti già in corso da anni. Per un terzo dei retailer gli impatti della crisi sanitaria riducono l’effetto sulle previsioni di chiusura grazie a una ripresa delle vendite. Il 19% dei retailer dichiara l’eccessiva onerosità della location.

 


Boom di aperture in Lombardia

Nel ranking per regioni, oltre la metà dei retailer (60%) elegge la Lombardia regione principe per aperture concentrate in abbigliamento/accessori e ristorazione. Seguono Lazio e Campania, scelte da circa un terzo delle aziende (28%).


I centri commerciali si confermano il primo canale per l’apertura di nuovi punti vendita: li sceglie il 38% dei retailer. Seguono le vie dello shopping delle grandi città con un’incidenza delle nuove aperture che dovrebbe aumentare di circa 3,5 punti percentuali nel 2° semestre 2021 rispetto al 1° semestre. Stabili rispetto alle stime del 1° semestre i negozi di prossimità nelle città di provincia (16%), migliorano di 1 punto percentuale gli outlet 8%. Da segnalare la drammatica situazione del travel, penalizzato dalla pandemia e indicato come canale di apertura nel 2° semestre solo dall’1% dei retailer.


Trasformazione digitale e sostenibilità i driver del futuro.

L’evoluzione sociale e culturale del consumatore post pandemia, il cambiamento delle modalità di interazione e di acquisto hanno imposto ai retailer l’adozione di nuovi modelli.


«Entro 3 anni – commenta Marco Di Dio Roccazzella, shareholder e managing director Jakala – il 95% dei retailer sarà in grado di automatizzare i processi, acquisendo capacità decisionali più affidabili. Dall’Osservatorio Jakala emerge che il 47% dei consumatori italiani ritiene molto importante che il brand interagisca in modo personalizzato: la customer experience, personalizzata e signature è un fattore critico di successo. Ne consegue un maggior peso del canale digitale da cui dipende l’aumento dell’importanza di raccolta e attivazione dei dati. Analytics, machine learning e intelligenza artificiale applicati a campagne marketing migliorano i risultati, riducendo, per esempio, del 29% il costo delle campagne media advertising. Il ritorno sugli investimenti delle campagne personalizzate per propensione all’acquisto è 2,6 volte maggiore rispetto alle campagne mass. Le aziende del retail dovranno essere in grado di cogliere l’opportunità degli oltre 40 miliardi del Pnrr disponibili per investimenti in digitalizzazione».


L’Osservatorio Jakala evidenzia, inoltre, che il 78% dei consumatori sottolinea l’importanza del fattore etico come comportamento fondamentale dei retailer, il 48% dichiara di aver modificato i propri comportamenti per ridurre l’impatto sull’ambiente e il 57% preferisce i brand responsabili nonostante il prezzo più elevato. È indispensabile sottolineare il ruolo delle risorse umane e la necessità che l’organizzazione sviluppi una cultura volta al cambiamento, capace di stimolare lo sviluppo di competenze ibride.