È qualcosa che si muove velatamente celato al di sotto della superficie quotidiana. Si manifesta in piccoli gesti, isolati agli occhi del cittadino innamorato dell'informazione di oggi, quella che "con i giornali di ieri ci riempi i cestini di oggi", quella che si dimentica. È qualcosa di tremendamente silenzioso, ma capace - nel silenzio - di crescere, di nutrirsi degli spazi vuoti e della non curanza dell'opinione pubblica... Fino a manifestarsi in tutta la sua ingigantita maestosità. È il cambiamento.

Il cambiamento cattivo, quello che si porta via persone e valori - Oggi un cambiamento è in atto Siamo chiamati a prender posizione
Il cambiamento cattivo, quello che si porta via persone e valori

Il cambiamento non è un male, di per sé è neutro. Il suo essere "buono" o "cattivo" dipende dai risvolti che porta con sé, dalle novità che regala, dalle vittime (e dai valori) che si porta via. Il cambiamento ha trovato terreno fertile in questo 2020: nascondersi è stato estremamente facile, dietro ad una pandemia. E si presti bene attenzione - lo specifico subito, per evitare di venire additato, prima di giungere a conclusione di questa riflessione, a "complottista": il cambiamento di cui parlo, lo schema che intravedo in piccoli gesti che si susseguono apparentemente "casuali" in giro per il mondo, non è da ricondursi ai desideri di potere di un Governo o alle smanie di controllo di qualche multimiliardario. Il cambiamento, in questo caso, è più da considerarsi un involontario destino, un accozzo fortuito delle cagioni, per dirla alla D'Annunzio. È il classico gioco di causa ed effetto.

Un'idea fomentata da un particolare: il vichingo che passeggia al Campidoglio
Ogni idea - come ogni cambiamento - giace latente nei meandri della mente. Silenziosa anch'essa, si forma lentamente. Il lampo di genio è un'invenzione letteraria, non dategli troppo credito. Piuttosto, credete a quell'episodio, quel particolare, quel quid che l'idea la solleva, la avvalora. Il quid, in questo caso, è stato l'assalto al Congresso statunitense. Ieri sera (ora italiana) i sostenitori del non più presidente degli Stati Uniti d'America si è letteralmente fatta strada nei corridoi del parlamento federale americano. A passeggiare allegramente per i corridoi del Campidoglio americani, un uomo travestito da sorta di sciamano, che Donald Trump ha, in un goffo e poco credibile (e creduto) messaggio video definito PATRIOTA.

I più sempliciotti definiranno questo episodio uno dei più interessanti fatti di cronaca degli ultimi giorni. Chi almeno ci prova lo equiparerà alla "più estrema ed imprevedibile conseguenza" dei tweet del Tycoon oppure lo descriverà un po' sommariamente come "simbolo del crollo della democrazia", perché fa figo dire tanti paroloni pieni di valore quando si discorre col collega alla macchinetta del caffè. Chi si spinge un po' oltre, vedrà sbiadite delle linee, più o meno sottili, attraversare questo triste momento americano nello spazio e nel tempo.

La linea maestra: la falsa Idea dell'opinione pubblica
Dicevano, nel classico V per Vendetta: dovrebbero essere i Governi ad avere paura dei propri popoli, e non il contrario. Non credo che Alan Moore avesse in mente tale risvolto pratico della sua idea. Eppure i Governi temono. Temono sì una consapevolezza. Sì, un'idea che sempre più veloce si espande. Ma quale idea?
Non quella che intendiamo tutti, quella alla Cartesio, che definì "idea" soltanto ciò che può essere riconosciuto "chiaro ed evidente". Così dovrebbe essere, certo, ma no. Temono il dubbio, quello che si cela nelle menti delle persone.

Il dubbio è sempre rimasto lì. A dar vita alle rivoluzioni nella Storia, non erano i dubbi, ma la verità che nasceva da alcuni di questi. Oggi giorno la verità non è più necessaria, a mostrarci perché ci pensa The Social Dilemma, l'arcinoto documentario firmato Netflix. Riassumendolo, la presa incontrastata di potere dei social media, che come piccoli megafoni alle orecchie di ciascuno, fanno rimbombare nelle menti più prive di idee (quelle vere) i dubbi degli altri. Echeggiano ed echeggiano, continuamente. Tanti pensano erroneamente si fermino dentro ad uno schermo, ma in realtà si diffondono e fanno molto più rumore delle chiacchiere con gli amici al bar.

Un dubbio è sempre un dubbio - si pensa. Lo è anche quando ce l'hanno due persone, uguale. O tre, o quattro, o dieci. Ma quando il dubbio è incredibilmente condiviso da decine di migliaia di persone, comincia a non parere più un dubbio, poiché ha lo stesso seguito di un'idea, e con essa si confonde. Ha un potere tutto suo, involontariamente attribuitogli dall'opinione pubblica.

Il potere dato a questi dubbi dai social network, da Internet, è tanto straordinario quanto spaventoso. Ma soprattutto, è pericoloso. È un potere che "nel suo piccolo" ha incriccato un sistema.

La ricerca del potere, che incricchia il sistema
È sempre stata questione di potere. Chi ha potere ha il controllo, domina su ciò che ha attorno. Pensato al potere che può avere un'idea: è totale. Perché tutto è frutto di idee, che vengono da ciò che è più "forte" messe in discussione. Più il dubbio ha potere, più forte andrà a lesionare sistemi che tutti, per tanto (forse troppo?) tempo abbiamo dato per scontato.

L'informazione. Il mondo dell'informazione è corrotto. Alla caccia dello stesso seguito che i dubbi hanno. Un'informazione che si è dovuta piegare alle stesse regole che determinano la diffusione di un dubbio: non conta cosa sia più vero tra una notizia e un dubbio, conta quale dei due sia il più intrigante. Raccontare che un vaccino è stato realizzato in una quantità molto minore di tempo rispetto ai suoi "colleghi" del passato, dando spiegazioni precise (ricerca, investimenti, volontari per le sperimentazioni) sarà più preciso ma molto meno interessante rispetto al dubbio del "complotto governativo".
Senza ripararsi dietro casi così esasperati, basta pensare alle "piccole ed ingenue" esasperazioni di certi titoli, che invogliano alla lettura traendo in un "piccolo ed ingenuo" inganno il lettore. Tutto per accaparrare attenzione, tutto per accaparrare audience, attenzione, curiosità... Potere.

La forza del dubbio: confondere la logica con la banalità
Dubbi, informazioni che corrono dietro ai meccanismi dei dubbi stessi. Tutto per avere potere. Ma su chi? Ottenere il potere significa ottenere consenso. E se un dubbio ce la può fare con tale facilità, non potrà certo esercitare il suo influsso su menti preparate. Chiaramente no. Dovrà puntare a menti più deboli, meno sagge. Perché l'istruzione è un dovere solo fino alle scuole medie. E la cultura è una scelta.

Così il dubbio, con tutta la sua energia, si propaga, spingendo contro le pareti delle menti. Qualcuna terrà la porta chiusa. Qualcuna la socchiuderà. Chi l'ha socchiusa non predisponeva di sufficienti elementi da porterlo respingere. Lo lascerà passo dopo passo entrare. Inizierà ad osservarlo e, indovinate cosa ci troverà? Chiarezza. Sì, perché un dubbio per definizione non si mette in discussione, altrimenti, scardinando le antitesi che rischierebbero di corroderne l'essenza, diventerebbe un'idea in tutto e per tutto, e non sarebbe più un dubbio. Il dubbio si presenta come un pacchetto regalo già confezionato, senza la pretesa di interagire con altro. E proprio a causa di questo suo isolamento, il dubbio avrà in se stesso una sorta di ragion d'esistere. Ma soprattutto - la cosa peggiore - avrà una sua logica.

Una logica che, pensateci, ha senso a prescindere per tutti. Anche per chi quel dubbio saprebbe tranquillamente "smontarlo" in un batter d'occhio. Supporre la pandemia sia stata creata da un accordo pluri-governativo lo scopo di inventare, da lì a poco, un vaccino capace di sterminare buona parte della popolazione (senza avere una sfera di cristallo in grado di predire il futuro) è qualcosa che di per sé non è carente di logica interna. Ovviamente, confrontando ogni parte del discorso - a partire da un fantomatico accordo "globale" -, il discorso verrebbe logicamente a cadere (o a divenire inverosimile).

Non ci credete? Prendete il dubbio più comune di tutti: la religione. Quanti, dopotutto, sono coscienti dei retaggi dello zoroastrismo nel cristianesimo? A partire dal diavolo che tentò Cristo nel deserto, ricalcato sulla figura di Angra Mainyu, l’arcidemone dello zoroastrismo. Come direbbero i nostri blogger di qualche anno fa, Meditate gente, meditate.

Grazie ad Internet, la diffusione di questi dubbi è divenuta non solo più veloce, non solo più massiccia, ma anche più potente. Condivisa soltanto da sé stessi con sé stessi, nell'oscurità del proprio salotto, illuminato unicamente dalla luce di uno smartphone.

E se il dubbio uscisse da Internet? La politica
Ed eccoci subito ricollegati al mondo attuale. Come non sfruttare una forza così prorompente? Che per diffondersi non ha più necessità di sagge mediazioni? Che per imporsi non ha più bisogno di sotterfugi? Non ci è voluto molto prima che i politici si accorgessero di questo. Persone, persone esattamente come noi. Persone alla ricerca proprio di ciò che il dubbio offre: potere.

Non ci vuole alcun tipo di volontà d'informazione per capire di chi sto parlando. Potrei non fare nomi e perfino i loro sostenitori si sentirebbero presi in causa da subito e pronti a ribattere (chissà perché). Parlo di Donald Trump, negli Usa. O di Matteo Salvini, in Italia. (Attenzione: questi esempi non implicano che nessun altro politico utilizzi lo stesso strumento. Ho scelto i casi più emblematici, vale a dire coloro che più di tutti si avvalgono del dubbio per persuadere, spesso e volentieri mentendo, cioè non considerando aspetti esterni che questo dubbio lo scardinerebbero).

Chi non ricorda il post di Matteo Salvini e Giorgia Meloni sull'approvazione del MES da parte di Conte in Europa? Falso. Tanto che perfino l'avvocato ha dovuto riprendere i due in diretta sui suoi canali social, rimproverandoli («Devo fare nome e cognomi») per aver sparso fake news (che altro non sono se non i dubbi di cui abbiamo parlato finora). Rimproverati, certo. Avrà sortito effetto? Dipende, dalle menti di chi ha ascoltato. È più facile pensare ad una spiegazione che scende nel dettaglio politico del confronto tra capi politici o al paladino di turno che si erge contro i cattivi per proteggerci? Le favole ci son sempre piaciute, e in quanti ci credono ancora. O almeno, si pongono il dubbio possano essere vere. E il potere del dubbio ce l'ha fatta un'altra volta.

I veri dubbi di oggi
Altri esempi, naturalmente, si sprecherebbero. Ma due in particolare voglio farne.
Il primo è quello di Trump. Al di là dell'ingerire candeggina per sconfiggere il Covid-19 (riflettere sulle coincidenze tra questa assurdità e tutto il discorso fatto finora). Parlo del Trump dei brogli. Del Trump paladino che difende la sua America, che potrebbe aver condizionato proprio i social network per la sua prima elezione. Del Trump che instilla il dubbio e grazie al dubbio vince. Il dubbio della paura dello straniero. Il dubbio del broglio elettorale per togliere il futuro agli americani. Il dubbio di una democrazia andata perduta?

Pensate infine ai negazionisti, a come sono nati, a cosa si sono ispirati, a dove hanno preso le loro "idee", a come si sono propagate veloci e incontrastate. «Il gioco dei negazionisti ci coinvolge tutti» ha detto al Corriere la Capua. Ed è vero. Il dubbio, che utilizza l'unico mezzo di trasporto che nemmeno in lockdown si ferma, ci riguarda tutti. E tocca a noi, senza guida, scegliere. Ma non scegliere a cosa credere.

Piuttosto scegliere come credere. Ignorando tutto ciò che c'è al di fuori di un pacchetto arrivato attraverso una serie di byte: quindi, in questo caso, la scienza. Oppure fermandoci, conoscendo, dicendoci la verità. Ammettendo la non piena comprensione, ma fidandoci di chi ha più conoscenza di noi, fidandoci gli uni degli altri dando il massimo di ciò che è per nostro potenziale dare. La differenza è accontentarci di una bugia o faticare per provare a raggiungere la verità.

Fare una scelta per scegliere il cambiamento che vogliamo
Più aspettiamo a prendere una posizione, più coloro che sceglieranno per comodità l'avranno vinta. Ed io personalmente in un mondo dove la comodità ha la meglio sulla verità, dove la pigrizia mascherata da vile ed ignorante saccenza ha la meglio sulla meritocrazia e sull'umiltà che proteggono anni di duro lavoro, motivo di orgoglio, non ci voglio stare.