L di lievito
Nella Grammatica del nuovo mondo gli italiani si riscoprono panificatori provetti
Il nuovo libro del giornalista Filippo Poletti è una carrellata delle parole che hanno contraddistinto gli ultimi due anni di pandemia. Ampio spazio alla “nouvelle panification” che ci ha accompagnato durante il lockdown
Durante la pandemia gli italiani si sono riscoperti un popolo di panificatori. Soprattutto durante il primo, durissimo lockdown quando, chiusi in casa, è partita la corsa agli acquisti di farina, lievito di birra o vanigliato e tutto quello che serviva per realizzare i propri manicaretti dolci o salati. Per raccontare questo fenomeno, il giornalista Filippo Poletti ha dedicato alcune parti del suo nuovo libro Grammatica del nuovo mondo.
50 parole chiave per raccontare la nuova normalità
Attraverso la presentazione di 50 parole chiave a partire da 50 racconti di cronaca, Poletti ha descritto il vocabolario della nuova normalità. E fra i lemmi utilizzati ce ne sono pure alcuni dedicati all'arte della panificazione. Come dimostrato dal L di lievito. Un’attenzione speciale, infatti, è stata riservata nel libro alla “nouvelle panification”: «È il tempo ritrovato, quello del pane, della pizza e dei dolci fatti in casa come usavano fare le nonne - racconta Poletti - È il tempo degli italiani, popolo di panettieri, cuochi e pasticceri domestici».
Nel dizionario di Poletti figurano parole diventate di uso comune come mascherina, smart working, infodemia o memorabilia dal nome dell’iniziativa pavese di raccolta di ricordi tra gli anziani promossa dallo Spazio Geco nel corso del 2020. Tra i termini c’è anche “paziente”, legato nella memoria collettiva a Mattia Maestri: la sua vicenda, raccontata dall’Ansa nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2020 con il lancio di Bianca Maria Manfredi, «è un invito a riflettere - scrive Poletti - come di fronte al male tutte le persone hanno la stessa dignità e devono essere curate nel miglior modo perché, come dimostra la storia a lieto fine di Mattia, per tutti ci può essere un futuro luminoso».
La lezione linguistico-culturale della pandemia
Come si legge nella premessa-testamento scritta dal filosofo Salvatore Vecca (scomparso lo scorso 7 ottobre 2021), la riflessione sulle parole di oggi può insegnarci tanto: «Le pagine del libro di Poletti sono affascinanti. Noi non siamo i signori dell’universo. Noi siamo nello stato contingente dell’essere “creature”, nel senso che il mondo non è in alcun caso nostro. Il nostro slogan “una sola umanità, un solo pianeta” va integrato con la glossa che ci ricorda che, come viventi, noi non siamo “soli”. Questa glossa elide la pretesa illusoria dell’eccezionalità antropocentrica». È la lezione della pandemia: come siamo parte della natura e della cultura, così apparteniamo alla comunità vivente. Nel nuovo mondo, infatti, c’è spazio solo per la prospettiva dell’ecologia radicale e della giustizia sociale. Per voltare pagina e guardare al 2022 con fiducia è necessario fare attenzione alle parole: è quello che propone la Grammatica del nuovo mondo (edizioni Lupetti), invitando a vincere la paura e guardare al futuro con occhi nuovi.

