Nell’imminenza delle festività natalizie si riscopre il gioco conviviale, grandi e piccini insieme, della tombola. E aumentano anche le giocate al lotto. Eccolo qui, spiattellato subito, un bel terno: 22 – 52 – 60. Mi raccomando, terno secco su tutte le ruote. Ma che stiamo facendo ? Stiamo davvero dando i numeri? Ebbene, sì! E che numeri sono? Quale il loro significato cabalistico? Questi tre numeri costituiscono i fattori chiave dell’Italia che verrà. L’Italia della ripartenza e della resilienza (ma aggiungeremo una terza e una quarta “r”), l’Italia che trae linfa e risorse da quel nuovo articolato strumento che è il Pnrr.

I giovani nati nelle aree interne ritornano con il loro bagaglio Nei giovani di ritorno il futuro delle aree interne italiane
I giovani nati nelle aree interne ritornano con il loro bagaglio


Il numero 60

Le aree interne in Italia costituiscono il 60% della superficie. Le aree interne, e tra esse principalmente quelle montane, sono state ritenute fino a ieri marginali. Adesso stanno riconquistando una nuova centralità, innescata dalla crescente consapevolezza che è in queste aree interne che si giocano importanti sfide del nostro vivere che la pandemia ha fatto emergere. Si pensi all’emergenza climatica ed alla necessità di nuovi equilibri territoriali, con una tendenza, sebbene lenta, al decremento della popolazione nelle grandi città a cui farà riscontro un incremento di abitanti nei piccoli centri.


Il numero 52

Il 52% dei comuni italiani è ubicato nelle aree interne.


Il numero 22

Le aree interne italiane accolgono il 22% della popolazione. I flussi turistici che nelle ultime due estati hanno interessato le montagne italiane palesano l’emergere di una nuova sensibilità, che a sua volta genera domanda crescente di qualità ambientale, di salubrità e tranquillità. Oramai vogliamo vivere in luoghi dove il distanziamento fisico non è una misura coercitiva ma una condizione di normalità che definiremmo la nuova prossemica.


È una visione nuova, consona alla green economy e, per quanto attiene l’agroalimentare, alla strategia Farm to Fork (F2F): concezioni nuove (e forse anche antichissime) dello spazio e del tempo.


Si tratta di tenere insieme la conservazione della biodiversità con uno sviluppo locale legato al nuovo turismo, quello del villeggiante ancor prima che del vacanziero da nightlife. Ne conseguono con laboriosa naturalezza, la valorizzazione delle produzioni tipiche locali, e non ci si riferisce solo al food ma manche all’artigianato e alla piccola impresa con l’auspicabile nascita di nuove realtà imprenditoriali, in particolare giovanili e femminili.
Imprescindibili, ed è bene che si sappia e che chi ne ha responsabilità se ne faccia diligentemente carico, il rafforzamento delle reti di trasporto e delle reti telematiche.


Il futuro della aree interne con i giovani

Le aree interne, ne siamo persuasi, in tale contesto diverranno laboratori di innovazioni economiche e sociali.
Per attuare tutto ciò c’è bisogno della volontà e dell’impegno dei giovani. Quali giovani? I giovani nati nelle aree interne e che poi sono emigrati in cerca di lavoro. Ritornano con il loro bagaglio di esperienze vissute altrove da porre al servizio del territorio natale. Costoro sono la terza “r”: i giovani della “ritornanza”.


E ci sono i giovani che a lasciare i loro territori neanche ci pensano. Costoro desiderano fortemente vivere dove sono nati, ben consapevoli di contatti sociali gratificanti, del forte legame con la comunità, della pregevole qualità della vita. Costoro sono la quarta “r”: i giovani della “restanza”.


Il capitale culturale di questi giovani, sia i “ritornanti” che i “restanti”, è prezioso. Qualora investito altrove, gioverebbe alle ricchezze altrui. Allorquando, finalmente, si comincerà ad investirlo nel proprio territorio, si innescherà il volano virtuoso della crescita armonica a beneficio di tutta la nuova comunità.