Con l’estate anche la montagna sta cercando di ripartite, dopo che il Covid ha completamente azzerato due stagioni invernali. In aiuto arriva un miliardo di euro per far ripartire l’economia d’alta quota. Ma non solo presto (entro settembre) anche una “legge quadro” per il rilancio delle montagne italiane. Obiettivo «evitare lo spopolamento» e «rilanciare turismo, terziario e agricoltura». Ad annunciarlo la ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini che, all’evento Montagne, un nuovo inizio, organizzato a Edolo (Bs) dal sindaco Luca Masneri (che è anche coordinatore del tavolo tecnico per la nuova legge sulla montagna), come riporta il Corriere della Sera, spiega «Alla montagna non serve ‘un reddito d’alta quota’, non servono più misure assistenzialiste o risarcitorie. Serve invece un convincente progetto di sviluppo: politiche pubbliche mirate, in grado di riconoscere e tutelare la specificità dei territori».

Dal governo un miliardo per l’emergenza Montagna, un miliardo dal Governo e la promessa di una legge ad hoc per il rilancio
Dal governo un miliardo per l’emergenza


La legge quadro? Arriverà entro settembre

«La pandemia ha inferto danni molto ingenti alla montagna, ne siamo estremamente consapevoli e il governo ha stanziato un miliardo di euro per far fronte all’emergenza economica che questi territori hanno subito. Ma serve una legge quadro, ormai indispensabile, per dare certezza alle risorse che anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza mette a disposizione. Entro settembre avremo una bozza di proposta di legge, e poi lavoreremo per portare questo testo in Parlamento».


Serve una strategia non un reddito di alta quota

Ma «alla montagna italiana non serve un reddito d’alta quota, non servono più misure assistenzialiste o risarcitorie - aggiunge Gelmini - Serve una strategia di rilancio per evitare un fenomeno molto diffuso come lo spopolamento, e occorre rilanciare le attività economiche come l’agricoltura, il turismo, e il terziario».


Quindi in concreto: serve «un convincente progetto di sviluppo con politiche pubbliche mirate, in grado di riconoscere e tutelare la specificità dei territori montani. Tali politiche devono in prima battuta garantire una maggiore efficacia ai servizi pubblici essenziali per cittadini che abitano nei territori montani, in particolare: sanità, istruzione e trasporti pubblici. Non va inoltre sottovalutato l’impatto dell’innovazione tecnologica su settori considerati residuali, come per esempio l’agricoltura, che possono invece, se correttamente supportati, divenire settori strategici per lo sviluppo dei territori montani».


Una legge per rispondere ai bisogni dei territori

Come fare per ottenere tutto questo? Indispensabile per la Gelmini «una legge quadro che il governo insieme ad Uncem, a Federbim, ai sindaci di montagna, vuole costruire».