La lezione arriva, almeno in parte, dall’epidemia di Covid e non è un caso che l’iniziativa più significativa della campagna di sensibilizzazione che il presidente cinese Xi Jinping ha deciso di portare avanti contro lo spreco alimentare, sia organizzata a Wuhan, la città da dove, nell’autunno scorso, il coronavirus è partito, prima di diffondersi in tutto il mondo.

Iniziative nei ristoranti in Cina per combattere lo spreco - Mezze porzioni e piatti in meno Così la Cina combatte lo spreco
Iniziative nei ristoranti in Cina per combattere lo spreco

Un’iniziativa destinata a far discutere, ma che si fonda su un principio sacrosanto: lo spreco di cibo è “scioccante e doloroso”, ha detto il presidente cinese, oltre che immorale (ed economicamente svantaggioso, tanto per essere un pizzico più prosaici). L’associazione dei ristoratori di Wuhan ha introdotto la regola -1, ovvero: si deve ordinare un piatto in meno del numero delle persone a tavola, per evitare proprio il pericolo di avanzi nei piatti. Del resto in Cina è facile: là infatti c’è il culto della condivisione delle portate: si riempie il tavolo di piatti di portata e non si finisce mai il cibo. Da qui l’idea di “calmierare” le ordinazioni, allo scopo di finire tutto ciò che si ordina.

L’iniziativa, dicevamo, fa parte di un’ampia campagna moralizzatrice di Xi Jinping che si chiama «Vuotate i piatti», dietro la quale ci sarebbe, oltre al lockdown che ha rallentato l’attività agricola e la grande distribuzione delle derrate, le alluvioni che da giugno stanno devastando le province centro-meridionali della Cina. A luglio i prezzi alimentari si sono impennati del 10%; quelli della carne di maiale dell’86%, soprattutto perché la peste suina continua a decimare gli allevamenti. Risultato: Pechino deve aumentare le importazioni per far fronte alla domanda interna di cibo, mentre il suo presidente auspica un Paese del tutto autosufficiente.

Tante iniziative anche in Italia per combattere lo spreco - Mezze porzioni e piatti in meno Così la Cina combatte lo spreco
Tante iniziative anche in Italia per combattere lo spreco

I ristoranti del Paese hanno quindi iniziato a proporre le «mezze porzioni» che fino agli Anni 70 erano normali nei menu anche in Italia, dove oggi sta prendendo piede in un numero sempre più alto di locali, la cosiddetta doggy bag. D’altronde i numeri parlano chiaro: l’Accademia delle scienze sociali di Pechino ha rilevato che il cinese medio spreca 93 grammi di cibo per pasto, soprattutto riso, pasta e carne. Nei ristoranti e nelle mense scolastiche il fenomeno è anche più grave. Il ministero dell’Agricoltura di Pechino ha calcolato che ogni anno vanno perduti 35 milioni di tonnellate di cereali, su una produzione annuale di 650 milioni. La frugalità a tavola è uno dei temi preferiti del segretario generale del Partito comunista: appena eletto, nel 2012, lanciò la prima campagna di risparmio del cibo. Allora gli esperti di Pechino dissero che ogni anno finivano nella spazzatura derrate alimentari per un valore di 200 miliardi di yuan (25 miliardi di euro) che sarebbero bastate a sfamare 200 milioni di poveri per dodici mesi.

Un problema, quello dello spreco alimentare, comune a tante latitudini del globo e segnatamente all’Italia, dove - nonostante le numerosissime iniziative di moralizzazione - vale ancora 15 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,88% del Pil. Ogni settimana in Italia lo spreco alimentare pro capite è di circa 700 grammi, per un valore di 3,76 euro settimanali e di 196 annuali.

Secondo Coldiretti, però, oltre la metà degli italiani (54%) ha già diminuito o annullato gli sprechi alimentari adottando nell’ultimo anno strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa a chilometri zero dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più. «L’allarme globale provocato dal coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza ma ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con un piano nazionale per difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali», ha detto il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.