A Nerano
Quattro Passi salta la stagione 2026: niente riapertura per il ristorante tre stelle
Il ristorante tristellato di Nerano (Na) resterà chiuso nel 2026. Attraverso una nota, la famiglia Mellino è intervenuta sul sequestro disposto a gennaio e attende l’esito del confronto davanti al Tar Campania
Il ristorante tristellato Quattro Passi non riaprirà per la stagione estiva 2026. La famiglia Mellino, proprietaria dello storico ristorante di Nerano (Na) affacciato sulla Costiera sorrentina, ha diffuso una lunga nota pubblica affidata a Cook del Corriere della Sera dopo mesi di silenzio, confermando che la struttura rimarrà chiusa dopo la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto il locale campano. Il ristorante, una delle insegne più conosciute della ristorazione italiana e unica realtà tristellata Michelin del Sud Italia, era stato infatti posto sotto sequestro lo scorso gennaio dalla Procura di Torre Annunziata nell’ambito di un’indagine urbanistica relativa a una presunta lottizzazione abusiva. La vicenda riguarda alcuni interventi edilizi e modifiche contestate dal Comune di Massa Lubrense (Na), con riferimento alla trasformazione dell’area da agricola a ricettiva attraverso la realizzazione di strutture considerate non conformi sotto il profilo urbanistico.
Il ricorso al Tar e il nodo Michelin
Nel frattempo, la famiglia Mellino ha presentato ricorso al Tar Campania contro il provvedimento amministrativo del Comune. I giudici amministrativi hanno sospeso l’efficacia dell’ordinanza in attesa della discussione nel merito, prevista per il prossimo ottobre.La decisione rinvia quindi qualsiasi possibile sviluppo concreto all’autunno, allungando ulteriormente i tempi di una vicenda che coinvolge una delle insegne più rappresentative dell’alta ristorazione campana. Nella nota diffusa ai media, la famiglia spiega di confidare nella valutazione delle pratiche autorizzative e delle istanze di condono presentate nel corso degli anni. «Siamo confortati dall’idea che possano essere prese validamente in considerazione le richieste autorizzatorie e le istanze di condono presentate fin dagli anni ’80 per l’immobile in questione», si legge nel documento condiviso insieme ai legali.
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La decisione di non riaprire avrà conseguenze dirette anche per quanto attiene il posizionamento del locale. Con ogni probabilità lo stop all'attività - anche momentaneo - porterà automaticamente alla perdita delle stelle Michelin. Un po' come accaduto al Piccolo Lago di chef Marco Sacco, una vicenda differente (in quel caso la questione era stata originata da alcune vongole avariate) che ha poi visto l'assoluzione dello stesso Sacco, che nel frattempo aveva però visto azzerarsi le proprie stelle. Sarà dunque interessante capire come si comporterà la Rossa in occasione della probabile riapertura del ristorante, una volta che sarà stata chiarita la vicenda giudiziaria. Concretamente - anche considerato che la proposta gastronomica non è oggetto di indagine - significa capire con quante stelle ripartirà Quattro Passi.
«Abbiamo scelto il silenzio per rispetto delle istituzioni»
Il testo diffuso dai Mellino insiste soprattutto sulla scelta di mantenere una posizione prudente e riservata durante i mesi successivi al sequestro. «Abbiamo scelto, deliberatamente e sin dal primo momento, la via del silenzio», scrive la famiglia, spiegando di aver preferito evitare esposizioni pubbliche mentre la magistratura proseguiva le verifiche. Una scelta che viene descritta come «massima espressione di dignità, responsabilità e rispetto per una procedura che deve fare il suo corso naturale».
Nella nota si fa riferimento anche al clima mediatico che spesso accompagna vicende di forte esposizione pubblica, soprattutto quando coinvolgono marchi della ristorazione conosciuti a livello internazionale. «In un’epoca di processi mediatici e digitali affrettati, il riserbo e il rispetto verso le istituzioni ci sono sembrati la strada più giusta», scrivono i Mellino.
La preoccupazione per dipendenti e collaboratori
La famiglia sottolinea inoltre la delicatezza del contesto territoriale in cui si inserisce il caso. La Penisola sorrentina viene definita un’area «protetta e fragile», dove il tema urbanistico rappresenta da anni uno degli argomenti più complessi e discussi. Nel documento emerge anche il timore che il nome del ristorante possa trasformarsi in un simbolo mediatico di problematiche più ampie che riguardano il territorio. «Auspichiamo che dal punto di vista mediatico l’intera vicenda venga trattata esclusivamente nel merito dei fatti, senza che il nome e la risonanza del ristorante diventino il capro espiatorio di problematiche complesse e generali», scrive la famiglia.
Una parte significativa della nota è dedicata ai lavoratori del ristorante. La famiglia Mellino parla apertamente delle difficoltà che lo stop prolungato sta generando per collaboratori e dipendenti, definiti «la parte più lesa della vicenda». «A loro va il nostro pensiero più doloroso per il sacrificio e l’incertezza che si trovano ad affrontare», si legge nel testo, che evidenzia le ricadute occupazionali e organizzative legate alla chiusura forzata. Nonostante il lungo stop e l’incertezza sui tempi, la famiglia conclude ribadendo la volontà di proseguire il confronto con le autorità competenti e di tornare, in futuro, all’attività. «Questo stop forzato non cancella la nostra visione né la passione che ci ha guidato in questi anni», scrivono i Mellino, precisando di voler attendere «che il percorso della giustizia faccia luce su ogni aspetto della vicenda».

