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Liberano gli astici acquistati al ristorante, ma mettono a rischio l’ecosistema
Due turiste americane hanno comprato astici vivi di un ristorante di Pompei e li hanno liberati in mare convinte di salvarli. Il problema è che potrebbero essere specie aliene, con rischi per biodiversità e norme ambientali
Due turiste statunitensi, madre e figlia, hanno acquistato tutti gli astici vivi presenti nell’acquario di un ristorante di Pompei per poi raggiungere in taxi Castellammare di Stabia e liberarli in mare. Il rilascio dei crostacei nel Tirreno è stato filmato con il cellulare dalle stesse donne, convinte di salvare gli animali destinati alla cucina. Dopo il gesto, le due turiste hanno anche scritto al ristoratore in inglese: «Grazie per avercelo permesso, se anche vivranno qualche giorno in più ne è valsa la pena». E ancora: «Mia mamma avrebbe sempre voluto farlo quando abbiamo visto le aragoste nei ristoranti, ma non è stato mai possibile». Un’iniziativa nata con intenti animalisti che però rischia di avere conseguenze negative sia per gli astici liberati sia per l’ecosistema del Mediterraneo.
Un problema per l'ambiente (e per gli animali)
Il punto, però, è che quel gesto rischia di produrre l’effetto opposto. Se gli esemplari liberati fossero davvero astici americani (Homarus americanus), ipotesi considerata plausibile, il rilascio in mare potrebbe creare un problema ambientale concreto e persino configurare una violazione delle norme che regolano l’introduzione di specie aliene invasive.
Molti degli astici presenti nei ristoranti italiani vengono infatti importati vivi dall’Atlantico nordoccidentale e non fanno parte della fauna del Mediterraneo. Reintrodurli in mare significa esporre l’ecosistema a possibili squilibri: dalla diffusione di patogeni al rischio di competizione con le specie autoctone. C’è poi un altro elemento spesso ignorato: dopo settimane trascorse in acquario, questi animali possono essere debilitati e andare incontro a shock termici e fisiologici che ne compromettono la sopravvivenza. In sostanza, un gesto pensato per salvarli potrebbe condannarli comunque e creare problemi all’ambiente marino.
Il nodo normativo sulle specie aliene invasive
La vicenda richiama il quadro normativo europeo e italiano sulle specie esotiche invasive, a partire dal Regolamento Ue 1143/2014, che vieta introduzioni non autorizzate di specie non native. In presenza di danno ambientale, il rilascio potrebbe comportare sanzioni amministrative e, nei casi previsti, profili penali. Il quadro richiamato prevede anche multe rilevanti e, in determinate circostanze, l’arresto. Anche Arpac Campania ricorda che l’eventuale autorizzazione a rilasciare specie non autoctone compete al Ministero dell’Ambiente, sulla base di valutazioni tecniche e analisi del rischio.

