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Prezzi alimentari alle stelle, l’Antitrust apre un’indagine sulla Gdo
L’Autorità vuole capire come si formano i prezzi lungo la filiera, dal peso delle centrali d’acquisto ai rapporti con i fornitori, dove lo squilibrio di forza rischia di comprimere redditi agricoli e margini. Sotto osservazione finiscono servizi di vendita, promozioni e private label, leve della Gdo. Soddisfazione dall’Unione nazionale consumatori
L’Antitrust accende un faro sulla grande distribuzione e lo fa partendo da un dato che pesa come un macigno: in quattro anni i prezzi dei beni alimentari sono saliti del 24,9%. Una corsa, però, ben più rapida rispetto all’inflazione generale, ferma infatti al 17,3%. Numeri Istat alla mano, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 il carrello della spesa è diventato più caro di quasi otto punti percentuali rispetto al costo della vita nel suo complesso. Abbastanza per spingere l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ad aprire un’indagine conoscitiva sul ruolo della Gdo lungo la filiera agroalimentare, accolta con soddisfazione dall’Unc - Unione nazionale consumatori, che ha però chiesto che all’indagine seguano interventi concreti.
Un equilibrio sempre più fragile fra produzione e distribuzione
Il punto di partenza riguarda uno squilibrio che da tempo viene segnalato da agricoltori e produttori: il rapporto di forza tra chi produce e chi distribuisce. Secondo l’Antitrust, oggi il potere contrattuale è fortemente sbilanciato a favore delle grandi catene, con effetti che si riflettono sia sulla redditività delle aziende agricole sia, a cascata, sui prezzi pagati dai consumatori. In mezzo c’è uno snodo decisivo, quello dello scambio tra fornitori e distributori finali, che incide direttamente su quanto viene riconosciuto a monte e su quanto arriva sugli scaffali.
È proprio su questo passaggio che l’indagine intende concentrarsi. L’Autorità vuole capire come le catene della grande distribuzione esercitino il loro potere di acquisto, anche attraverso forme di aggregazione che non passano da fusioni societarie vere e proprie: cooperative, centrali d’acquisto, supercentrali. Strutture che rafforzano il peso negoziale della distribuzione e che possono condizionare in modo significativo le condizioni imposte ai fornitori.
Il nodo dei servizi di vendita e del trade spending
C’è poi il capitolo, delicato e spesso poco visibile al pubblico, dei cosiddetti servizi di vendita. Inserimento in assortimento, posizionamento a scaffale, promozioni, lancio di nuovi prodotti: tutte attività che sempre più spesso vengono richieste ai produttori sotto forma di corrispettivi economici, il cosiddetto trade spending. Una voce che incide sui margini delle aziende e che, secondo l’Antitrust, merita un’analisi approfondita per capire quanto pesi nella formazione del prezzo finale.
Private label, concorrenza e prezzi finali
Un altro fronte caldo riguarda la crescita no-stop dei prodotti a marchio del distributore, le private label. La loro diffusione è diventata una leva strategica fondamentale per la Gdo, sia nella competizione fra insegne sia nella gestione degli spazi e degli assortimenti. Anche qui, però, l’Autorità vuole verificare come l’approvvigionamento e il posizionamento di questi prodotti incidano sugli equilibri della filiera e sulle dinamiche concorrenziali, con effetti diretti sul prezzo che il consumatore trova al supermercato.
Il quadro che emerge è quello di una filiera complessa, dove le scelte a valle pesano sempre di più su chi produce e su chi acquista. Non a caso l’Antitrust sottolinea come la gestione degli acquisti, la vendita dei servizi ai fornitori e la spinta sulle private label siano oggi strumenti centrali di competizione tra le catene, capaci di orientare il mercato e i prezzi ben oltre il singolo scaffale. L’indagine è appena partita e resta aperta al contributo di operatori, associazioni e soggetti interessati, che potranno inviare osservazioni entro il 31 gennaio.
L’Unione nazionale consumatori: bene l’indagine, ora servono risultati
Come detto, l’apertura dell’indagine da parte dell’Antitrust ha incassato il sostegno dell’Unione nazionale consumatori. Il presidente Massimiliano Dona, intervistato da Italia a Tavola, ha parlato di un segnale positivo ma, allo stesso tempo, ha invitato alla prudenza: «Ogni approfondimento è utile per capire cosa c’è dietro la dinamica dei prezzi ed è quindi una buona notizia. Il punto, però, è cosa succede dopo. Non è la prima volta che si apre un’indagine conoscitiva: è già accaduto in altri settori, senza che poi seguissero interventi concreti. Accendere un faro serve, ma i consumatori si chiedono se le cose cambieranno davvero».
Il secondo nodo, Dona, riguarda la ricerca delle responsabilità lungo la filiera: «Noi ci chiediamo dove si annidi la speculazione. Uno studio Istat di pochi giorni fa puntava il dito sui produttori agricoli, sostenendo che non avrebbero recuperato gli aumenti dei costi di gestione. Ma se guardiamo alla grande distribuzione, personalmente ho il dubbio che si stia facendo un uso distorto delle promozioni. Oggi entri in un supermercato e sembra il Bengodi: cartellini rossi ovunque, sconti che attirano l’attenzione, ma spesso non sono vere offerte. A volte sono prezzi “speciali”, altre volte accessibili solo con tessere fedeltà, non di rado capita che le promozioni siano già scadute e alla cassa il prezzo non venga applicato».
Secondo Dona, questo meccanismo finisce per disorientare il consumatore e alterare la percezione del valore dei prodotti. «Il proliferare continuo di offerte fa perdere lo spirito critico: se trovi un olio extravergine a 4 euro, il consumatore pensa che quello sia il suo valore reale, quando invece per un prodotto di qualità dovrebbe costare almeno il triplo. Credo quindi che la grande distribuzione abbia responsabilità evidenti, pur con le dovute distinzioni, perché non si può fare di tutta l’erba un fascio. Abbiamo apprezzato, ad esempio, l’annuncio dei nuovi proprietari di Carrefour su una maggiore trasparenza nelle offerte. Oggi molte insegne giocano tutto sulla promozione, come dimostra la pubblicità in tv, e molto meno su servizio, qualità e varietà. Ben venga l’indagine: l’auspicio è che non resti solo un’analisi, ma porti anche a interventi concreti».
Un’indagine che punta a fare chiarezza sulle dinamiche dei prezzi
Insomma, l’indagine dell’Antitrust prende le mosse da un aumento dei prezzi alimentari che, secondo i dati Istat, ha superato l’andamento dell’inflazione generale e apre un approfondimento sul funzionamento della filiera agroalimentare, con particolare attenzione al ruolo della grande distribuzione. Un percorso che l’Unione nazionale consumatori accoglie positivamente come occasione per fare chiarezza sulle dinamiche di prezzo, sulle politiche promozionali e sui rapporti tra produzione e distribuzione, ribadendo però la necessità che all’analisi seguano riscontri concreti sul mercato, nell’interesse dei consumatori.

