Riconoscere all’agricoltura quei meriti che vanno al di là del prodotto, come la capacità di generare bellezza, paesaggio, valore per l’ambiente e la collettività. È l’obiettivo del progetto di cooperazione “W.E.A.L. – Wellbeing and Ecosystem service for Agricolture in Lombardy” - di cui GAL Risorsa Lomellina è partner insieme a GAL Garda e Colli Mantovani (capofila) e GAL Terre del Po -, è un programma pensato allo scopo di valorizzare i territori rurali aumentando l’erogazione dei servizi ecosistemici legati alla salute, al benessere e all’inclusione. In Lomellina sono arrivati giornalisti del settore green per scoprire dal vivo le potenzialità di questo progetto che è stato presentato in un tour press di due giorni.

Weal, un progetto per raccontare e valorizzare i territori rurali

Vantaggi da remunerare 

«Le conseguenze positive dell’attività agricola sul territorio – spiega il direttore di GAL Risorsa Lomellina, Luca Sormani – includono una serie di fattori di natura estetica, culturale e sociale. Ma molto spesso l’agricoltura produce anche vantaggi per l’ambiente, reali e misurabili. Stiamo parlando di veri e propri beni, che tuttavia ad oggi non ricevono alcun tipo di compensazione economica. Noi intendiamo cercare un mercato per un prodotto che già esiste: vogliamo far sì che gli agricoltori lomellini vengano remunerati non solo per il raccolto, ma anche per i benefici che derivano dalle pratiche attuate in campagna. Questo approccio ha solidi fondamenti scientifici, riconosciuti a livello internazionale». 

In altri termini, l’orizzonte ultimo del progetto è quello di ottenere – dal decisore istituzionale o da privati - il riconoscimento economico dei servizi erogati a vantaggio della collettività. «Sono molti gli esempi di utilità derivanti dall’agricoltura locale. Basti pensare – riprende Sormani – al sequestro del carbonio, o al contributo positivo per la biodiversità dato dalla coltivazione del pioppo, che offre zone di rifugio e nidificazione alla fauna selvatica. Senza dimenticare che la risicoltura in sommersione va a rimpinguare la falda acquifera sottostante, contribuendo a proteggere le riserve idriche. Quando poi si utilizzano tecniche di difesa integrata, vi è anche una riduzione degli inquinanti dovuta proprio al minor utilizzo di fitofarmaci. A tutto ciò va aggiunto il valore paesaggistico delle coltivazioni, che nel caso della Lomellina non è di certo trascurabile». 

Un ruolo sociale

A livello locale, il progetto W.E.A.L. va nella direzione di riconoscere alla risicoltura, al paesaggio che essa scolpisce, al rapporto uomo/natura che essa presuppone, una valenza esplicitamente sociale, riconoscendone il ruolo come generatrice di servizi ambientali a beneficio della collettività. La crescita del settore produttivo, quindi, in coerenza con la storia e la vocazione del territorio, in un contesto di bellezza e armonia, diventa fattore necessario anche per il mantenimento e il miglioramento degli standard di qualità della vita e dell’ambiente. In tal senso l’oggettivazione dei servizi ecosistemici svolti dalla risicoltura diventa a sua volta fattore di sviluppo, consentendo ai produttori di affacciarsi sul mercato dei PES (pagamenti per i servizi ecosistemici) proprio in forza delle peculiarità che essi già rivestono. Ciò potrà tradursi in un potenziamento nello sviluppo armonico del comparto produttivo e, di conseguenza, in un incremento ulteriore dei servizi ecosistemici da esso garantiti. Il progetto ha visto la collaborazione di diverse aziende che hanno aperto le loro porte per spiegare ai giornalisti di settore le loro peculiarità: agricoltura integrata, biologica oppure riscoperta di tipicità antiche.

Weal, un progetto per raccontare e valorizzare i territori rurali

Le tappe del tour 

Il tour ha fatto tappa all’azienda Marta Sempio di Valeggio Lomellina in cui la titolare ha illustrato la sua agricoltura biologica; all’azienda Santa Maria dei Cieli di Mede dove il responsabile Giovanni Nipoti ha illustrato la riscoperta del riso Lomello, varietà scomparsa fino ad una ventina di anni fa. Poi il tour è continuato all’azienda biologia Cascina Bosco Fornasara di Nicorvo e all’azienda agricola Cascina Nuova di Cozzo dove Erika Fornaroli trasforma il sottoprodotto del riso in olio pregiato per l’alimentazione e in sapone. Interessante anche la visita presso l’azienda di Fulvio Pescarolo a Robbio dove l’agricoltore ha ridato vita ad un vecchio vitigno maritato a gelso con cui ha prodotto, dopo una ricerca storica durata anni, il “vino dei celti”.

Weal, un progetto per raccontare e valorizzare i territori rurali