Anniversario
L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale da un secolo difende salute e alimenti
La sezione lombardo emiliana, che dà lavoro a ricercatori, tecnici, veterinari e personale specializzato, è una eccellenza in campo sanitario e agroalimentare
Un anniversario passato quasi inosservato, ma la celebrazione dei 100 anni dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna (uno dei più importanti organismi italiani e mondiali), ha reso onore e merito ad una delle eccellenze del campo sanitario ed agroalimentare.
I numeri dell'Istituto zooprofilattico sperimentale
Sanità animale e salubrità degli alimenti, sono i due cardini attorno ai quali ha ruotato (e ruota) l'attività dell'Istituto che ha due sedi principali a Brescia e Bologna, laboratori e centri studi sparsi fra Parma, Pavia, Modena, Cremona, Reggio Emilia e Piacenza. Dà lavoro a 670 persone fra ricercatori, tecnici, veterinari, personale super specializzato che è stato fondamentale ai tempi della mucca pazza e negli ultimi due anni per processare oltre 500mila tamponi Covid. Il 20% di tutta la Lombardia e attualmente oltre 2000 al giorno.
Il direttore: «Siamo un tesoro nascosto»
Durante le celebrazioni per il centenario, che si sono svolte a Brescia, il direttore Piero Frazzi ha tessuto le lodi dell'Istituto.
«Siamo un tesoro nascosto - ha detto - che controlla quotidianamente gli allevamenti e i prodotti che arrivano sulle nostre tavole a tutela dei consumatori delle due Regioni, che esportano il 60% dei loro prodotti alimentari.Il tutto all'insegna di ricerca, scienza e conoscenza».
Le sfide del futuro
Le sfide del futuro sono legate alla diffusione di nuovi agenti patogeni legati ai cambiamenti climatici e al pericolo chimico. Ma non solo, l'Istituto dovrà continuare nella ricerca, nell'alta formazione e a occuparsi del nuovo sistema per la protezione ambientale investendo un centinaio di milioni per potenziare le infrastrutture e le attrezzature. Con un obiettivo su tutti: il salto di specie, vigilare cioè sulla salute pubblica come richiesto dalla Lombardia.
«Sarà nostro compito occuparci- ha ribadito la responsabile del laboratorio Covid Beatrice Boniotti - anche di un tema cruciale come l'antibiotico resistenza. Un problema che va affrontato sia a livello umano che veterinario».
Nato nel 1921 per fronteggiare l'emergenza causata dall'afta epizootica, l'Istituto lombardo- emiliano è cresciuto dando risposte scientifiche di alto livello alle istituzioni, producendo vaccini e risolvendo problematiche come le aflatossine nel latte e le varie malattie infettive del bestiame (un esempio su tutti, il morbo Jakob della mucca pazza). D'altronde la diffusione del virus di Sars-CoV-2 ha dimostrato che la trasmissione di patologie dall'animale all'uomo è un fenomeno da monitorare con costanza. Insomma, per la salute animale e umana (partendo da quello che mangiamo) bisogna: prevedere, prevenire e provvedere.


