Durante la pandemia si era affermata la tendenza dei lavoratori che dal Nord erano tornati al Sud, approfittando della possibilità di lavorare in smart working. Questo fenomeno è stato chiamato south working. Ma ora  il trend sembra ampliarsi coinvolgendo i cosiddetti nomadi digitali (o remote worker). 

Sono persone che amano viaggiare per il mondo continuando a lavorare, senza dimissioni, senza mobilità, senza giustificazioni. Quello che fino a qualche anno fa era solo un sogno oggi è una dolce realtà per tante persone che possono permettersi di vivere in angoli remoti del mondo portando avanti con successo la propria professione.

Un tempo erano rarità assoluta, oggi invece sono cresciuti e sono in prevalenza esperti di marketing e comunicazione over 35, che si spostano con il partner e non disdegnano di soggiornare oltre tre mesi in Italia, meglio se in una delle regioni del sud.

Tra l'altro per loro il Parlamento ha appena ideato un visto di soggiorno apposito.

Non solo southworking: i nomadi digitali scelgono il Sud d’Italia

I nomadi digitali puntano la Sicilia: boom di richieste per la casa a Sambuca

La conferma dell’esplosione definitiva di questo fenomeno è arrivata da Airbnb, che quando ha proposto una casa appena ristrutturata a Sambuca di Sicilia a 1 euro per un anno il portale online, che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi,  è stato letteralmente subissato dalle candidature (oltre 100mila in poche ore) arrivate da tutto il mondo. Gran parte di queste erano state fatte da nomadi digitali pronti a trasferirsi nell’Isola.

Ed è proprio grazie al Mezzogiorno che l’Italia torna in corsa nella partita del turismo post Covid e del lavoro da remoto. Sono alcune delle evidenze che emergono dal Secondo Rapporto sul Nomadismo Digitale in Italia, uno studio condotto dall’Associazione Italiana Nomadi Digitali e da Airbnb intervistando un campione di oltre 2mila lavoratori da remoto o in procinto di partire.

Non solo southworking: i nomadi digitali scelgono il Sud d’Italia

Chi è il nuovo nomade digitale?

Una grossa fetta dei remote worker campionati, il 46%, hanno già fatto esperienze simili, mentre il restante 54% ha dichiarato di volerlo fare al più presto. Il fenomeno interessa soprattutto le donne (54%), mentre l’età di riferimento va dai 25 ai 44 anni (67%).

A livello professionale parliamo soprattutto di tecnologia: il 52% è dipendente o collaboratore, impiegato principalmente in marketing e in comunicazione (27%) e presenta un alto livello di istruzione (il 42% ha una laurea, il 31% un master o un dottorato).

C’è poi una sorpresa nell’identikit del nomade digitale: prima era prevalentemente single, ora invece si sposta col proprio partner (44%) o con la propria famiglia (23%).

Il Mezzogiorno tra le destinazioni preferite

Ma dove si sposta il remote worker? Il Mezzogiorno e le isole sono tra le destinazioni più gradite per tre intervistati su quattro (il 76%), con eventi culturali ed enogastronomici a fare da calamita principale, seguiti da attività a contatto con la natura ed esperienze di socializzazione con la comunità locale.

La durata del soggiorno varia parecchio: per qualcuno è un’esperienza che potrebbe andare da uno a tre mesi (42%), per altri da tre a sei (25%). Complessivamente, per quasi un nomade digitale su due, la permanenza potrebbe durare oltre i tre mesi e fino a un anno (45%).

Non solo southworking: i nomadi digitali scelgono il Sud d’Italia

Ma non è tutto rose e fiori

Ma ovviamente non è tutta rose e fiori la vita dei nomadi digitali. Ci sono infatti diversi ostacoli coi quali misurarsi ogni volta che si decide di preparare la valigia e partire per una nuova esperienza. A influenzare le scelte c’è soprattutto la qualità della connessione internet, ma anche i costi della vita (che devono ovviamente essere adeguati con le esigenze del lavoratore). Grande attenzione viene data anche alle attività culturali e alla possibilità di sperimentare le tradizioni locali.

Il 55% degli intervistati ha dichiarato che gli piacerebbe trovare in un unico portale “ufficiale” tutte le informazioni specifiche - dalle tematiche di immigrazione a quelle sanitarie - di cui ha bisogno per scegliere una destinazione rispetto ad un’altra, e utilizzerebbe questo canale prioritariamente rispetto ad altri.

Non solo southworking: i nomadi digitali scelgono il Sud d’Italia

Il visto di soggiorno per i nomadi digitali

Il Parlamento italiano ha recentemente approvato una norma che introduce nel nostro ordinamento la figura dei nomadi digitali o remote worker, definiti come “cittadini di un Paese terzo, che svolgono attività lavorativa altamente qualificata attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano”.

«La pubblicazione della misura è un’ottima notizia - spiega Giacomo Trovato, Country Manager di Airbnb Italia - Con l’affermazione dello smart working e del lavoro ibrido, sono sempre di più coloro che non hanno la necessità di recarsi in ufficio quotidianamente: per la prima volta, milioni di persone possono vivere ovunque, determinando così il più grande cambiamento nel mondo dei viaggi dall’introduzione dei voli commerciali. Città e paesi si sfideranno per attirare i lavoratori a distanza e ciò porterà a una ridistribuzione dei luoghi in cui le persone viaggiano e vivono. È importante che l’Italia si faccia trovare pronta per cogliere questa opportunità, e bene ha fatto il governo a intervenire con lungimiranza in materia. Da parte nostra, ribadiamo la totale disponibilità al Ministro Massimo Garavaglia a lavorare insieme per rendere la destinazione Italia ancora più attraente per questi nuovi viaggiatori attraverso programmi specifici ed auspichiamo un’introduzione rapida dei decreti attuativi per fare in modo che il visto possa essere facilmente richiesto attraverso procedure semplici e online».