Ristorazione: secondo Preply è tutto più difficile per gli italiani all'estero
Lavorare all'estero nel settore ristorazione è ancora un’alternativa percorribile per le nuove generazioni italiane anche se i dati FIPE elaborati a giugno 2021 evidenziano la carenza di almeno 150 mila posti nel comparto tricolore tra cuochi, barman e camerieri. Insomma, l’offerta di lavoro in Italia esiste eppure la domanda interna è debole. Lavorare all’estero sembra più appetibile, a patto che si abbiano le competenze linguistiche all’altezza ancor prima di partire per destinazioni europee o extraeuropee. Ad esempio, dal 1° gennaio 2021, per ottenere il visto e lavorare in UK è necessrio sostenere esami specifici che attestano abilità linguistiche adeguate: almeno 70 punti come previsto dal sistema di immigrazione del Regno Unito in modo da avere esclusivamente forza lavoro qualificata. Tutto più complesso, insomma, soprattutto per gli italiani. Ecco perchè:
Secondo lo studio realizzato da Preply, la piattaforma online di apprendimento che collega studenti e tutor da remoto anche tramite chat digitale, la situazione del bel paese non è incoraggiante in termini di conoscenza di una o più lingue straniere. In altre parole in Italia non esiste un ambiente abbastanza favorevole in grado di stimolare lo studio e il perfezionamento di un altro idioma, con ricadute di tipo occupazionale e di crescita personale e professionale. Una delle singolarità dello studio riguarda il caso del Governo Italiano, il cui sito è consultabile esclusivamente nella nostra lingua. Paradosso.
Nella speciale classifica realizzata da Preply relativa ai 27 paesi dell’Unione Europea, con esclusione del Regno Unito, l’Italia si piazza praticamente penultima: 26° posto su 27. Non basta che il 95,3% dei bambini inizi a studiare una nuova lingua a partire dalla scuola pubblica primaria perchè negli anni successivi il livello di conoscenza regredisce e non migliora. E poi l’Italia resta il paese con una delle percentuali più basse di prodotti audiovisivi con sottotitolaggio e/o voiceover: in altre parole, solo una piccola fascia di popolazione può migliorare lessico, ascolto e apprendimento mediante TV, cinema e serie televisive. Il resto dell’Europa ottiene performance migliori in termini di piazzamento. Ecco allora chi sono i paesi più virtuosi e quali sono i criteri utilizzati per stilare la classifica.
Sullo scalino più alto del podio si piazza il Lussumburgo, seguito dalla Svezia e dalla Danimarca. Per trovare il paese mediterraneo più vicino al vertice c’è da scomodare Cipro, che ottiene un quinto posto in classifica, preceduto dalla Finlandia. Curiosità: il Lussemburgo vanta tre lingue ufficiali parlate in patria, ossia tedesco, lussemburghese e francese mentre il 100% dei bambini inizia a studiare con ottime performance una nuova lingua dalla scuola primaria.
Ecco invece tutti i sette criteri statistici utilizzati da Preply per stilare la graduatoria: voiceover, sottotiolggio e doppiaggio e sottotitolaggio dei prodotti audiotelevisivi e cinematografici; diversità linguistica; accessibilità ai tool digitali per lo studio linguistico; livello di competenza nell lingua straniera più diffusa; studio di un nuovo idioma mediante istruzione pubblica; multilinguismo e numero di lingue ufficiali entro i confini nazionali.

