Istat: persi oltre metà di arrivi e pernottamenti
Il dato Istat è impietoso, gli alberghi hanno perso il 57,8% in termini di
arrivi (viaggi) e addirittura il 62,2% come
presenze (notti). Segmenti più colpiti il turismo internazionale, il turismo d’affari, fiere e congressi. Di fatto azzerati. E la situazione per il 2021 certamente non è migliore. La realtà è sotto gli occhi di tutti:
l’attività alberghiera è ancora ferma. Un vero shock pandemico, come lo stesso Istat lo definisce, che mette a rischio
imprese e lavoratori che nel settore alberghiero sono oltre 180mila. Per questo diventa necessario ripartire, programmare da subito e i prossimi mesi, come ha sottolineato ancora
il ministro al Turismo Massimo Garavaglia, anche per contrastare la concorrenza internazionale che sta sottraendo potenziale al nostro Paese.
Confindustria Alberghi: «Pronti a ripartire in sicurezza con i clienti»
«Noi siamo pronti, il
settore è in grado di fornire tutte le garanzie in termini di
sicurezza e capacità di fare come ha ampiamente dimostrato anche nei momenti più bui della pandemia. Ha fatto investimenti importanti per essere pronto ad accogliere in sicurezza gli ospiti. Al Governo chiediamo una
road map per la
ripartenza e un tavolo per le misure di supporto al settore che stiamo chiedendo da mesi. Misure ad hoc, che permettano alle aziende alberghiere italiane, grandi e piccole, di resistere al terribile shock di questi mesi e riuscire a superare questa
crisi. Il settore alberghiero è a rischio. L’Italia non può permettersi di perderlo» dichiara
Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.
Rivedere i meccanismi per gli aiuti
Insomma,
servono interventi rapidi. Il
decreto Sostegni da solo non basta: «Servono interventi urgenti per la sopravvivenza delle imprese, il credito di lungo periodo accompagnato da garanzie dello Stato, proroga sulla moratoria dei
mutui. Immediate e altrettanto urgenti, l’intervento sul
tax credit affitti in scadenza a fine aprile; lo stop alla seconda rata
Imu e
stop alla Tari», ha affermato Colaiacovo in occasione dell'audiozione di fronte alle commissioni riunite Bilancio e Finanza. In particolare, per quanto riguarda gli aiuti a fondo perduto, Confindustria Alberghi ha sottolineato come la formulazione attuale del testo sia «del tutto insufficiente per aziende che hanno subito perdite così cospicue». Il limite, fissato a 10 milioni di euro, va quindi rivisto e superato «prevedendo comunque una più equa parametrazione del contributo con l’applicazione del tetto massimo dei 150.000 euro per ciascuna unità alberghiera gestita. Una soluzione questa che permetterebbe di superare oggi quella disparità creatasi tra quanti gestiscono le proprie strutture con un’unica società e quanti invece hanno una struttura societaria più articolata dove ciascuna unità fa capo ad una entità giuridica diversa», ha concluso la Colaiacovo.