Usa, sconsigliati i viaggi in Italia. Gli alberghi scrivono a Di Maio
Le raccomandazioni del Governo statunitense hanno fatto scattare la reazione del comparto turistico italiano con Confindustria Alberghi che ha scritto alle istituzioni per sbloccare il "protezionismo turistico"
Dopo aver risolto il protezionismo sulle merci (leggi: dazi sull'agroalimentare), dagli Usa arriva il "protezionismo turistico". Gli Stati Uniti, infatti, sconsigliano i viaggi in Italia ai propri cittadini a causa della situazione pandemica nel nostro Paese. Una raccomandazione che mette ancor più in difficoltà il comparto turistico italiano tanto che Confindustria Alberghi è arrivata a scrivere un appello al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: «È ingiusto e fortemente penalizzante quello che si sta prospettando», ha affermato la vice presidente dell'associazione di categoria, Maria Carmela Colaiacovo.
Confindustria Alberghi scrivre a Di Maio e Garavaglia
Nella lettera inviata al ministro Di Maio e, per conoscenza, al ministro al Turismo, Massimo Garavaglia, le aziende alberghiere di Confindustria hanno portato all’attenzione delle istituzioni lo sconcerto degli operatori nell'apprendere la notizia che arriva dall'altra parte dell'Atlantico. «La destinazione Italia viene classificata ad alto rischio malgrado l’imponente sforzo, di imprese e cittadini, che ha permesso di contenere la diffusione del virus», ha sottolineato Colaiacovo.Secondo Confindustria Alberghi, le raccomandazioni Usa penalizzano un settore che ha «ampiamente dimostrato la capacità delle nostre imprese di saper operare nel pieno rispetto delle norme vigenti con grandissima efficacia nella prevenzione e gestione del rischio pandemico».
L’alert statunitense rischia ora di diventare un precedente per altri Paesi che potrebbero decidere di adottare la medesima linea. Un “protezionismo turistico” che rischia di danneggiare l’Italia fortemente vocata al turismo internazionale. «Nel corso della crisi abbiamo dimostrato grandissimo senso di responsabilità e capacità di affrontare e gestire il rischio, per questo non possiamo permetterci lo stigma della pandemia. Imprese e famiglie che vivono anche e soprattutto grazie al turismo internazionale non possono veder cancellati, con un colpo di spugna, gli immensi sacrifici sostenuti in questi mesi», ha concluso Colaiacovo.

