Agroalimentare, motore economico: bene l'export grazie alle bevande
Secondo i dati di The European House-Ambrosetti per il Forum Food & Beverage (4 e 5 giugno, Bormio), il comparto vale il 3,8% del Pil. Meglio di abbigliamento, arredo e automazione. Da valutare il nodo Brexit
Parafrasando l'articolo 1 della Costituzione, potremmo dire che l'Italia è una repubblica fondata sull'agroalimentare. A dirlo sono i numeri registrati dal settore nel 2020 segnato dalla pandemia: un valore aggiunto di 64,1 miliardi, di cui 31,2 miliardi dal settore cibo e bevande (-1,8%) e 32,9 miliardi dal comparto agricolo. Tutto senza considerare l'export da record: 46,1 miliardi di euro.
Questi i dati salienti provenienti dall'analisi di The European House - Ambrosetti per la presentazione del quinto Forum Food & Beverage, il 4 e 5 giugno a Bormio (Sondrio), che avrà come parole chiave alimentazione, salute e sport.
L'agroalimentare italiano vale il 3,8% di Pil
A livello di produzione, l'Italia è il secondo Paese in Europa per incidenza dell'agroalimentare sul Pil (3,8%), preceduto solo dalla Spagna (4%) e sopra Francia (3%) e Germania (2,1%). «Col valore aggiunto generato nel 2020 l'agroalimentare si conferma al primo posto tra le "4A" del Made in Italy, 1,9 volte l'automazione, 2,8 volte l'arredamento e 3,2 volte l'abbigliamento», ha affermato Valerio De Molli, managing partner & ceo di The European House - Ambrosetti.Nell'export le bevande sono la categoria più venduta e generano oltre un quinto del fatturato (20,6%), con Germania, Francia e Usa maggiori approdi. Aperto il nodo Brexit, su cui al Forum è atteso un approfondimento.

