Li dividono solo 50 chilometri: uno e' uno scalo fantasma (o quasi) con qualche volo cargo, l'altro è iper-attivo e mette sul piatto, quest'anno, 60 milioni di investimenti pensando già al dopo Covid. Si tratta di due aeroporti dell'Est Lombardia, Bergamo Orio al Serio e Brescia-Montichiari.

Indifferenza tra i due aeroporti Bergamo e Brescia, dagli aeroporti ancora indifferenza sull'alleanza
Indifferenza tra i due aeroporti


Il primo con lo sguardo rivolto verso Milano e la bassa padana, il secondo verso il Veneto e Verona-Catullo che ne è proprietario. E così si assiste ad una sorta di commedia degli inganni, o meglio di una vicenda kafkiana che si trascina ormai da vent'anni, per ora senza uno sbocco e un coordinamento per intercettare merci e passeggeri. Ognuno per sé, con una propria strategia, facendo finta di non vedere quel che accade nella provincia vicina.

Brescia punta sui cargo

Perché se è vero che Brescia e Bergamo nel 2023 saranno Capitali italiane della Cultura (e purtroppo da un anno anche la centro della fase acuta della pandemia), è anche vero che sul fronte aeroportuale è come se vivessero a mille chilometri di distanza. L'esempio lampante è stato quello della scorsa settimana. Brescia annuncia, mercoledì, il progetto per ampliare l'area cargo (l'aumento delle merci trasportate nel 2020 è  stato del 27%, per merito soprattutto del colosso Dhl) con un progetto di 70 milioni della multinazionale Gse. Obiettivo, acquisire un'ampia zona che si trova attorno al D'Annunzio. Un'ipotesi che piace alla Regione e alla Provincia, ma che il comune di Castenedolo - su cui ricade l'area - stoppa perchè agricola. Se ne riparlerà, forse.

Bergamo predilige i passeggeri

Due giorni dopo, venerdì, da Orio, in occasione della presentazione del volume di Eugenio Sorrentino sui 10 anni del boom del Caravaggio, la risposta di Giovanni Sanga. Il presidente della società di gestione Sacbo è stato chiaro: «Non è il momento - dice - di pensare ad alleanze, noi abbiamo già programmato una serie di interventi per ammodernare il nostro scalo. 60 milioni di euro di cui 30 già in fase di spesa, per l'area cargo, la mitigazione ambientale, la viabilità, un nuovo albergo per accogliere i passeggeri e i turisti. Ryanair qui ha realizzato la sua principale base italiana, e in futuro guardiamo con interesse al collegamento ferroviario con l'alta velocità. Nel momento di crisi dobbiamo investire per continuare ad essere competitivi a livello interno e internazionale. Non per niente Orio al Serio è il terzo scalo italiano dopo Fiumicino e Malpensa».

Insomma chi ha orecchie per orecchie intenda. Se gli altri stanno fermi, i bergamaschi si muovono.