Valle d'Aosta verso la zona bianca? Ma il resto d'Italia peggiora
La Valle d'Aosta ha i numeri teorici per passare in zona bianca. Sarebbe la prima regione in Italia. Meno bene il resto d'Italia con Lombardia, Friuli, Piemonte e Lazio a rischio. Risale l'indice di positività al 4,8%
La Valle d'Aosta ha i numeri teorici (contagi, pressione sanitaria, terapie intensive) per passare in zona bianca. Sarebbe la prima regione in Italia. Mentre Lombardia, Lazio, Fiurli-Venezia Giulia e Piemonte rischiano di passare all'arancione. Concluso l'iter dell'insediamento del nuovo Governo guidato da Mario Draghi, quindi, la Penisola si appresta a cambiare di nuovo i propri colori.

Il possibile primato della Valle d'Aosta
La decisione definitiva - che tiene conto anche di altri parametri - sarà presa dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Ma la Valle d'Aosta ci spera. La piccola regione alpina per la terza settimana consecutiva ha meno di 50 nuovi contagi ogni 100mila abitanti. I ricoverati in ospedale sono 8, di cui solo 2 in terapia intensiva. Con il passaggio in zona bianca decadrebbero divieti e chiusure (palestre, cinema, teatri) oltre che l'efficacia del Dpcm che blocca lo sci amatoriale fino al 5 marzo.
Il resto d'Italia alle prese con le varianti
Ma per il resto d’Italia, invece, le cose non stanno andando così bene. Tanto che per gli esperti, zona gialla e minori restrizioni ormai sono incompatibili con la diffusione delle varianti Covid in Italia. Lo ha spiegato bene all'Adnkronos Salute Giorgio Sestili, fisico ideatore della pagina Facebook "Coronavirus - Dati e analisi scientifiche". Dai dati del monitoraggio della Cabina di regia Iss-ministero della Salute su Covid-19, che saranno resi noti domani, «mi aspetto il peggioramento delle fasce di rischio di alcune Regioni, ma questo a detta di molti scienziati non sarà sufficiente a contenere le varianti. Ritengo che le zone gialle siano oramai incompatibili con la maggiore contagiosità del virus e che andrebbero abolite. Serve inoltre rivedere i 21 parametri e renderli più restrittivi per adattarli al nuovo scenario delle varianti», ha spiegato Sestili.
La Lombardia guida i preoccupati
A guidare le Regioni che temono il ritorno in zona arancione è la Lombardia. «Spero proprio di non andare in arancione, lo spero e mi auguro che non si verifichi questa situazione: i dati ufficiali non sono ancora arrivati, con il Cts ci si confronta il venerdì. Chiedo, se fosse possibile, di anticipare la decisione perché i dati li hanno martedì. Purtroppo è un dato di fatto acquisito che con le chiusure i dati migliorano, con le aperture più larghe aumentano i dati che peggiorano», ha affermato il presidente di Regione Attilio Fontana in un’intervista a Bergamo Tv.
Chiede la fascia gialla anche il governatore del Piemonte: «La situazione non è peggiorata, è stabile. L’Rt, seppur in lieve crescita, rimane comunque sotto l’1, quindi i numeri sono da Piemonte in zona gialla. Il verdetto spetta al Cts, spetta a Roma», ha affermato Alberto Cirio.
Secondo il vicepresidente del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Riccardi «a meno che non si cambi qualche parametro di definizione nella classificazione, non vedo perché noi dovremmo con questi numeri andare in una zona diversa da quella gialla. I dati arrivati ieri sera sono tutti in riduzione: Rt ha una punta più bassa di 0,74 avendo una media di 0,8 contro lo 0,94 della scorsa settimana».
Più prudente l'assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato che ha comunicato un Rt pari a 0,95 e per questo «attendiamo le valutazioni finali dell’Istituto superiore di sanità ma pensiamo di poter rimanere gialli».
Il bollettino del 18 febbraio
Nel frattempo, il ministero della Salute ha comunicato i numeri del nuovo bollettino. Sono 13.762 i nuovi casi di coronavirus registrati in Italia nelle ultime 24 ore. Le bsono, invece, 347. Sono stati 288.458 i tamponi effettuati, con il tasso di positività rispetto ai nuovi casi (13.762) che sale al 4,8% dal 4,1% di ieri. Ad oggi gli attualmente positivi al coronavirus sono 384.501 (-4.363), mentre i dimessi o guariti sono 2.286.024 (+17.771). Le vittime totali, invece, sono 94.887. Il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva per coronavirus in Italia sono 2.045, due in più rispetto a ieri. I ricoverati con sintomi, invece, sono 17.963, 311 in meno. I cittadini vaccinati sono oltre 3,2 milioni quelli che hanno ricevuto la prima dose e più di 1,3 milioni quelli che hanno fatto il richiamo

Il possibile primato della Valle d'Aosta
La decisione definitiva - che tiene conto anche di altri parametri - sarà presa dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Ma la Valle d'Aosta ci spera. La piccola regione alpina per la terza settimana consecutiva ha meno di 50 nuovi contagi ogni 100mila abitanti. I ricoverati in ospedale sono 8, di cui solo 2 in terapia intensiva. Con il passaggio in zona bianca decadrebbero divieti e chiusure (palestre, cinema, teatri) oltre che l'efficacia del Dpcm che blocca lo sci amatoriale fino al 5 marzo.
Il resto d'Italia alle prese con le varianti
Ma per il resto d’Italia, invece, le cose non stanno andando così bene. Tanto che per gli esperti, zona gialla e minori restrizioni ormai sono incompatibili con la diffusione delle varianti Covid in Italia. Lo ha spiegato bene all'Adnkronos Salute Giorgio Sestili, fisico ideatore della pagina Facebook "Coronavirus - Dati e analisi scientifiche". Dai dati del monitoraggio della Cabina di regia Iss-ministero della Salute su Covid-19, che saranno resi noti domani, «mi aspetto il peggioramento delle fasce di rischio di alcune Regioni, ma questo a detta di molti scienziati non sarà sufficiente a contenere le varianti. Ritengo che le zone gialle siano oramai incompatibili con la maggiore contagiosità del virus e che andrebbero abolite. Serve inoltre rivedere i 21 parametri e renderli più restrittivi per adattarli al nuovo scenario delle varianti», ha spiegato Sestili.
La Lombardia guida i preoccupati
A guidare le Regioni che temono il ritorno in zona arancione è la Lombardia. «Spero proprio di non andare in arancione, lo spero e mi auguro che non si verifichi questa situazione: i dati ufficiali non sono ancora arrivati, con il Cts ci si confronta il venerdì. Chiedo, se fosse possibile, di anticipare la decisione perché i dati li hanno martedì. Purtroppo è un dato di fatto acquisito che con le chiusure i dati migliorano, con le aperture più larghe aumentano i dati che peggiorano», ha affermato il presidente di Regione Attilio Fontana in un’intervista a Bergamo Tv.
Chiede la fascia gialla anche il governatore del Piemonte: «La situazione non è peggiorata, è stabile. L’Rt, seppur in lieve crescita, rimane comunque sotto l’1, quindi i numeri sono da Piemonte in zona gialla. Il verdetto spetta al Cts, spetta a Roma», ha affermato Alberto Cirio.
Secondo il vicepresidente del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Riccardi «a meno che non si cambi qualche parametro di definizione nella classificazione, non vedo perché noi dovremmo con questi numeri andare in una zona diversa da quella gialla. I dati arrivati ieri sera sono tutti in riduzione: Rt ha una punta più bassa di 0,74 avendo una media di 0,8 contro lo 0,94 della scorsa settimana».
Più prudente l'assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato che ha comunicato un Rt pari a 0,95 e per questo «attendiamo le valutazioni finali dell’Istituto superiore di sanità ma pensiamo di poter rimanere gialli».
Il bollettino del 18 febbraio
Nel frattempo, il ministero della Salute ha comunicato i numeri del nuovo bollettino. Sono 13.762 i nuovi casi di coronavirus registrati in Italia nelle ultime 24 ore. Le bsono, invece, 347. Sono stati 288.458 i tamponi effettuati, con il tasso di positività rispetto ai nuovi casi (13.762) che sale al 4,8% dal 4,1% di ieri. Ad oggi gli attualmente positivi al coronavirus sono 384.501 (-4.363), mentre i dimessi o guariti sono 2.286.024 (+17.771). Le vittime totali, invece, sono 94.887. Il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva per coronavirus in Italia sono 2.045, due in più rispetto a ieri. I ricoverati con sintomi, invece, sono 17.963, 311 in meno. I cittadini vaccinati sono oltre 3,2 milioni quelli che hanno ricevuto la prima dose e più di 1,3 milioni quelli che hanno fatto il richiamo

