Diverse pizzerie, compresi alcuni nomi noti del settore, sono finite nel mirino del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare durante l'esecuzione dell'operazione "Margherita Terza". Si è trattato di una serie di ispezioni avvenute durante le scorse settimane in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Campania che hanno portato a galla irregolarità nella presentazione dei prodotti al consumatore, sulla rintracciabilità degli alimenti e sull'indicazione degli allergeni.

L'operazione Margherita Terza ha portato alla denuncia per fronde di 5 titolari di pizzerie gourmet Falsi ingredienti Dop e Igp nella preparazione della pizza: denunciati 5 titolari per frode
L'operazione Margherita Terza ha portato alla denuncia per fronde di 5 titolari di pizzerie gourmet

 

Prodotti senza tutela spacciati come Dop e Igp

In particolare, in diversi menu controllati è stato riscontrato che seppur fosse dichiarato l'impiego di prodotti Dop e Igp nella preparazione delle varie tipologie di pizze, venivano utilizzati in realtà prodotti non iscritti al circuito tutelato.  Per questi motivi sono stati denunciati per frode in commercio 5 titolari di note pizzerie gourmet. Inoltre per le accertate irregolarità sulla rintracciabilità degli alimenti, sono stati sequestri 45 kg di prodotti agroalimentari vari ed elevate sanzioni per un totale di 9.500 euro. 


 

Scoperta solo la punta dell'iceberg

«La scoperta di falsi prodotti Dop e Igp usati nella preparazione di pizze gourmet è la punta dell’iceberg di una situazione dove due pizze su tre servite in Italia sono ottenute da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori, dalla mozzarella lituana al concentrato pomodoro cinese, ma c’è anche l’olio tunisino e il grano ucraino», è stata la denuncia della Coldiretti nel commentare l'operazione dei Carabinieri. Situazioni che mettono in cattiva luce uno dei settori più gettonati nel panorama gastronomico italiano. Nel Belpaese, infatti, vengono sfornate qualcosa come 8 milioni di pizze al giorno in circa 63mila punti vendita dove si lavorano, in un anno, circa 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio d'oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. A rischio anche il valore aggiunto della cosiddetta Dop Economy, ossia il commercio e l'utilizzo di prodotti a regime tutelato, che in Italia vale circa 16,9 miliardi di euro alla produzione a cui si aggiunge un export di 9,5 miliardi di euro.

 

Ettore Prandini (Coldiretti): «Subito la riforma dei reati in materia agroalimentare»

«Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare. L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie», ha affermato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.