Ribelli
Tni Italia chiede il rinvio del Green pass: L'identità dei ristoranti è a rischio
Il sindacato nazionale chiede che l'obbligo del pass per i lavoratori venga rinviato di un mese per problemi logistici e organizzativi. Proposta onestamente ridicola a meno di 24 ore dall'entrata in vigore
Proprio alla vigilia dell'entrata in vigore dell'obbligo di Green pass per tutti i lavoratori, ecco la richiesta di Tni Italia, il sindacato della ristorazione e della ricettività: rinvio di almeno un mese dell'introduzione dell'obbligo. Il sindacato ha sottoposto la richiesta al Governo con una lettera che, francamente, appare poco tempestiva e fuori luogo a meno di 24 ore dall'entrata in vigore della normativa e che rischia di minare un po' di quelle certezze che il mondo della ristorazione stava conquistando in queste settimane.
L'eco del porto di Trieste?
Probabilmente l'eco che i portuali di Trieste stanno avendo in queste ore è stato tanto ampio da dare coraggio anche ad altre realtà. Nello scalo triestino infatti il 40% degli operai non ha il green pass e minaccia scioperi proprio dal 15 ottobre con ripercussioni sulla distribuzione della merce che sarebbero gravissime.
Tni: Gravi problemi organizzativi
«Stiamo assistendo, anche nel nostro settore, ad un aumento della tensione sociale - spiega Cristina Tagliamento, segretaria nazionale Tni Italia - inoltre, ci sono degli aspetti tecnici, logistici e organizzativi che ancora non sono stati affrontati e che richiedono organizzazione e tempistiche ancora non ben definite. Giungono in queste ore alla nostra attenzione numerose comunicazioni di attività che stanno chiudendo a causa di questo obbligo e ciò genera ulteriori disagi e notevole aumento della disoccupazione».
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«Il rischio - prosegue - è che questo comparto già notevolmente colpito, anziché rappresentare il fiore all'occhiello della nostra Italia per accoglienza, tradizione e professionalità, venga sostituito da una distesa di grandi multinazionali che faranno perdere la nostra identità e la nostra storia. Riteniamo perciò prematuro, oltre che inopportuno, visto anche l'alto tasso di vaccinati nel nostro Paese, introdurre, a partire da domani, 15 ottobre, l'obbligo della certificazione verde sui luoghi di lavoro e confidiamo in un feedback positivo alla nostra richiesta che rappresenta la voce di migliaia di aziende in tutta Italia».

