Mentre l'Europa è attraversata dalla polemica sui ritardi nella produzione e consegna dei vaccini anti-Covid, dall'altra parte dell'Atlantico il neo-presidente americano Joe Biden rilancia. Fra le prime iniziative della sua presidenza, infatti, ci sarebbe l'intenzione di ordinare 200 milioni di dosi aggiuntive rispetto agli attuali 400 milioni. Una richiesta indirizzata alle case di produzione Pfizer e Moderna che, in questo modo, arriverebbero a consegnare agli Stati Uniti un totale di 600 milioni di dosi.

Una notizia che appare quanto mai singolare agli occhi del Vecchio Continente e dell'Italia alle prese con un taglio unilaterale delle consegne a causa del cono di bottiglia dovuto agli stabilimenti produttivi. Problema che, a cascata, rallenta la campagna vaccinale e impone - al momento - un tetto massimo alle dosi consegnabili. Entro marzo, salvo sorprese dell'ultim'ora, l'Italia avrà a disposizoone solo 14 milioni di dosi: 8,7 milioni di Pfizer, 1,3 milioni di Moderna e 3,4 milioni di AstraZeneca (a cui l'Agenzia europea per i mediciali darà l'ok il 29 gennaio).

Il tutto in una giornata in cui il numero di nuovi casi (in Italia) ha subito un rialzo: 15.204 quelli registrati nelle ultime 24 ore. I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 293.770, ovvero 36.736 in più rispetto a ieri quando erano stati 257.034. Mentre il tasso di positività è 5,2% (l’approssimazione di 5,175%): vuol dire che su 100 tamponi eseguiti più di 5 sono risultati positivi; ieri era 4,1%. 467 i decessi del giorno.

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Gli Usa hanno ordinato 200 milioni di vaccini in più

Numeri che, domenica 24 gennaio durante una puntata di Domenica In, hanno portato il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ad affermare che i problemi nella consegna dei vaccini Pfizer dovrebbero provocare un ritardo di quattro settimane nell'inizio della campagna vaccinale per chi ha più di 80 anni e di sei/otto settimane per il resto della popolazione. In ogni caso, Sileri ha confermato che le dosi a disposizione permetteranno di completare nei termini previsti la vaccinazione con prima e seconda dose del personale sanitario e degli ospiti delle Rsa. Ma non c'è dubbio che l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge, ossia la vaccinazione di almeno il 70% degli italiani, dopo l’estate non sia praticabile. Anzi, il rischio è di arrivare a fine anno o addirittura a inizio 2022.

La svolta: Sanofi pronta ad aiutare
Una svolta nella corsa della campagna vaccinale potrebbe arrvare da Sanofi. Il colosso farmaceutico francese ha raggiunto un accordo con l’azienda tedesca BioNTech che assieme all’americana Pfizer ha sviluppato il primo vaccino anti-Covid commercializzato nella Ue. Obiettivo: mettere a disposizione il proprio stabilimento di Francoforte per aumentare il volume di fiale prodotte e velocizzare le consegne. Secondo i primi dettagli, saranno 125 milioni le dosi risultanti da questo accordo. Tutte destinate al fabbisogno Ue a partire dall'estate.

AstraZeneca nel mirino
Il modello "Sanofi-BioNTech" potrebbe essere presto utilizzato anche per superare l'enpasse in cui si trova AstraZeneca. L'azienda, ancor prima di vedere approvato il suo vaccino, ha comunicato un taglio del 60% delle dosi promesse (che non arriveranno prima del 15 febbraio). Un problema a cui l'Unione Europea e gli stati membri hanno risposto in modo duro chiedendo che l'azienda e l'università di Oxford, che ha collaborato al progetto, pubblichino i termini del contratto di fornitura per fare chiarezza. Al centro della richiesta, la volontà di estendere oltre il singolo sito produttivo in Belgio la fabbricazione dei vaccini. Con la Gran Bretagna già pronta a ospitare ulteriori impianti di produzione.