Crisanti: Serve piano anti-contagio e trecentomila tamponi al giorno
Il direttore dell’Unità di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova chiede una gestione nazionale dei controlli per monitorare meglio la mappa dei nuovi casi. Ad oggi i tamponi effettuati sono circa 70mila
La curva dei contagi da Covid 19 in Italia è tornata a salire, come nel resto d’Europa, seppure (almeno al momento) in maniera più contenuta rispetto ad altri Paesi, come Spagna, Francia e Germania. Ormai, però, ci stiamo avvicinando ai mille nuovi casi scoperti al giorno, numeri che non si vedevano da metà maggio.
La media è di circa 70mila tamponi effettuati ogni giorno; un numero insufficiente, secondo Andrea Crisanti, direttore dell’Unità di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova, che torna a sollecitare un «piano nazionale di sorveglianza per quadruplicare la nostra capacità di effettuare tamponi». Un’attività che oggi è lasciata «in balìa delle diverse impostazioni delle Regioni - aggiunge Crisanti - ma che non può continuare in questo modo».
L’obiettivo è di creare un sistema di sorveglianza capillare e omogeneo su tutto il territorio, che permetta di monitorare anche i casi degli asintomatici, il cui numero è peraltro già cresciuto nelle ultime settimane. «Per questo - sottolinea - dobbiamo portare la nostra capacità giornaliera di effettuare tamponi dai 70 mila attuali a circa 250-300 mila tamponi al giorno».
In ballo c’è la riapertura delle scuole, ma anche la ripresa a pieno regime delle attività lavorative e la tornata elettorale del 20 settembre: «Abbiamo 30 giorni per far sì che le lezioni riprendano in sicurezza e 60 per evitare che questo inizio di scuola si risolva in un drammatico fallimento - continua Crisanti - Se vogliamo provare a convivere con questo virus dobbiamo prepararci ad affrontare una situazione in cui coesistono un’alta trasmissione e intensi scambi sociali senza che questo porti al collasso del sistema sanitario. Questo comporta scelte strategiche che non si possono lasciare alla decisione del singolo, pur bravo, governatore di Regione. Serve un massiccio investimento in attrezzature, in logistica e in personale e una presenza omogenea in tutte le regioni italiane. Ci aspettano appuntamenti cruciali: il rientro a scuola, le elezioni».
In questi giorni sono tanti i nuovi casi registrati al rientro in Italia dopo le ferie all’estero. «L’aumento dei contagi in vacanza è anche dovuto alla frammentazione delle strategie delle Regioni - conclude Crisanti - Ogni governatore fa da par suo, badando a equilibri e convenienze locali. Ma se una Regione sbaglia, l’errore si ripercuote su tutto il Paese. La rimozione graduale delle misure, alla fine del lockdown, ci ha regalato un mese di vantaggio rispetto agli altri Paesi europei, purtroppo le Regioni che hanno riaperto tutto subito sono quelle che ora stanno pagando il prezzo più alto in termini di contagi, come purtroppo sta accadendo al Veneto».
Andrea Crisanti
La media è di circa 70mila tamponi effettuati ogni giorno; un numero insufficiente, secondo Andrea Crisanti, direttore dell’Unità di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova, che torna a sollecitare un «piano nazionale di sorveglianza per quadruplicare la nostra capacità di effettuare tamponi». Un’attività che oggi è lasciata «in balìa delle diverse impostazioni delle Regioni - aggiunge Crisanti - ma che non può continuare in questo modo».
L’obiettivo è di creare un sistema di sorveglianza capillare e omogeneo su tutto il territorio, che permetta di monitorare anche i casi degli asintomatici, il cui numero è peraltro già cresciuto nelle ultime settimane. «Per questo - sottolinea - dobbiamo portare la nostra capacità giornaliera di effettuare tamponi dai 70 mila attuali a circa 250-300 mila tamponi al giorno».
In ballo c’è la riapertura delle scuole, ma anche la ripresa a pieno regime delle attività lavorative e la tornata elettorale del 20 settembre: «Abbiamo 30 giorni per far sì che le lezioni riprendano in sicurezza e 60 per evitare che questo inizio di scuola si risolva in un drammatico fallimento - continua Crisanti - Se vogliamo provare a convivere con questo virus dobbiamo prepararci ad affrontare una situazione in cui coesistono un’alta trasmissione e intensi scambi sociali senza che questo porti al collasso del sistema sanitario. Questo comporta scelte strategiche che non si possono lasciare alla decisione del singolo, pur bravo, governatore di Regione. Serve un massiccio investimento in attrezzature, in logistica e in personale e una presenza omogenea in tutte le regioni italiane. Ci aspettano appuntamenti cruciali: il rientro a scuola, le elezioni».
In questi giorni sono tanti i nuovi casi registrati al rientro in Italia dopo le ferie all’estero. «L’aumento dei contagi in vacanza è anche dovuto alla frammentazione delle strategie delle Regioni - conclude Crisanti - Ogni governatore fa da par suo, badando a equilibri e convenienze locali. Ma se una Regione sbaglia, l’errore si ripercuote su tutto il Paese. La rimozione graduale delle misure, alla fine del lockdown, ci ha regalato un mese di vantaggio rispetto agli altri Paesi europei, purtroppo le Regioni che hanno riaperto tutto subito sono quelle che ora stanno pagando il prezzo più alto in termini di contagi, come purtroppo sta accadendo al Veneto».

