Covid e tagli allo spreco alimentare rallentano il consumo della Terra
Domani è l'Earth Overshoot Day, il giorno in cui l'uomo avrà utilizzato tutte le risorse del Pianeta. Rispetto al 2019 cade quasi un mese dopo, per effetto soprattutto dei minori consumi durante il lockdown
L’appuntamento è fissato per domani, sabato 22 agosto: è il giorno in cui l'uomo avrà consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali del Pianeta possono rinnovare nel corso dell'intero anno. È l'Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento terrestre. Ma la buona notizia c’è ed è che quest'anno l’appuntamento arriva in ritardo di tre settimane rispetto al 2019. Il motivo? La pandemia di Covid-19, che ha messo un freno ai consumi e all'inquinamento.
A calcolare la data è il Global Footprint Network, l'organizzazione di ricerca internazionale che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali, cioè dell'impronta ecologica. Il coronavirus che ha chiuso gli uffici e i negozi, azzerato gli spostamenti e il turismo mettendo in ginocchio l'economia, ha anche ridotto del 9,3%, rispetto all'anno scorso, l'impronta ecologica dell'umanità.
A incidere è soprattutto il calo dell'impronta dovuta alle emissioni di carbonio (14,5%), grazie alla flessione dei consumi energetici, e di quella legata al consumo di prodotti forestali (-8,4%), per via della contrazione della raccolta di legname, di cui c'è una minore domanda.
Ma c’è anche un altro fattore che incide positivamente ed è il calo, almeno in Italia, degli sprechi alimentari. Secondo un’indagine di Coldiretti, infatti, più di 1 italiano su 2 (54%) ha diminuito o annullato gli sprechi adottando nell’ultimo anno strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa a chilometri zero dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più.
Nonostante la situazione preoccupante per lo stile di vita degli italiani dal punto di vista dell’efficienza energetica, dello sviluppo urbanistico, dello sfruttamento delle risorse da parte della popolazione, si registrano dunque dati positivi sul piano della riduzione dello spreco, incoraggiati proprio dall’emergenza coronavirus che costringendo gli italiani nelle case ha fatto anche emergere una maggiore consapevolezza sul valore del cibo.
Il risparmio del cibo non è solo un problema etico ma che determina anche effetti sul piano economico ed anche ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti. Lo spreco alimentare nelle case degli italiani ammonta comunque a circa 36 kg all’anno pro capite secondo Waste Watcher e cresce durante l’estate con l’aumento delle temperature che rendono più difficile la conservazione dei cibi. Tra gli alimenti più colpiti svettano infatti verdura e frutta fresca, seguite da pane fresco, cipolle e aglio, latte e yogurt, formaggi, salse e sughi.
Ma quali sono le soluzioni pensate dagli italiani per contenere lo spreco di cibo? La strategia più diffusa (74%), secondo Coldiretti, è quella di una spesa più oculata acquistando solo quello che serve. Nel 38% dei casi invece si torna all’antica tradizione italiana e contadina di usare quello che avanza per il pasto successivo. In 1 caso su 4 (25%) si cerca di fare più attenzione alla scadenza dei prodotti oppure riducendo le quantità acquistate (24%) evitando così di riempire il carrello con cibo che non serve o che rischia di rovinarsi a forza di stare nel frigo o nella dispensa senza essere toccato. Esiste poi una quota del 7% che sceglie di donare in beneficienza i prodotti alimentari non consumati.
Nonostante la maggiore attenzione il problema resta però rilevante, poiché ogni famiglia italiana getta anche nella spazzatura cibo per un valore di 4,91 euro la settimana per un totale di 6,5 miliardi di euro; una cifra che sale notevolmente se si considera l’intera filiera dai campi alla ristorazione.
L'uomo ha consumato meno risorse terrestri quest'anno, rispetto al 2019
A calcolare la data è il Global Footprint Network, l'organizzazione di ricerca internazionale che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali, cioè dell'impronta ecologica. Il coronavirus che ha chiuso gli uffici e i negozi, azzerato gli spostamenti e il turismo mettendo in ginocchio l'economia, ha anche ridotto del 9,3%, rispetto all'anno scorso, l'impronta ecologica dell'umanità.
A incidere è soprattutto il calo dell'impronta dovuta alle emissioni di carbonio (14,5%), grazie alla flessione dei consumi energetici, e di quella legata al consumo di prodotti forestali (-8,4%), per via della contrazione della raccolta di legname, di cui c'è una minore domanda.
Ma c’è anche un altro fattore che incide positivamente ed è il calo, almeno in Italia, degli sprechi alimentari. Secondo un’indagine di Coldiretti, infatti, più di 1 italiano su 2 (54%) ha diminuito o annullato gli sprechi adottando nell’ultimo anno strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa a chilometri zero dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più.
Sprechi alimentari ridotti in Italia nel 2020
Nonostante la situazione preoccupante per lo stile di vita degli italiani dal punto di vista dell’efficienza energetica, dello sviluppo urbanistico, dello sfruttamento delle risorse da parte della popolazione, si registrano dunque dati positivi sul piano della riduzione dello spreco, incoraggiati proprio dall’emergenza coronavirus che costringendo gli italiani nelle case ha fatto anche emergere una maggiore consapevolezza sul valore del cibo.
Il risparmio del cibo non è solo un problema etico ma che determina anche effetti sul piano economico ed anche ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti. Lo spreco alimentare nelle case degli italiani ammonta comunque a circa 36 kg all’anno pro capite secondo Waste Watcher e cresce durante l’estate con l’aumento delle temperature che rendono più difficile la conservazione dei cibi. Tra gli alimenti più colpiti svettano infatti verdura e frutta fresca, seguite da pane fresco, cipolle e aglio, latte e yogurt, formaggi, salse e sughi.
Ma quali sono le soluzioni pensate dagli italiani per contenere lo spreco di cibo? La strategia più diffusa (74%), secondo Coldiretti, è quella di una spesa più oculata acquistando solo quello che serve. Nel 38% dei casi invece si torna all’antica tradizione italiana e contadina di usare quello che avanza per il pasto successivo. In 1 caso su 4 (25%) si cerca di fare più attenzione alla scadenza dei prodotti oppure riducendo le quantità acquistate (24%) evitando così di riempire il carrello con cibo che non serve o che rischia di rovinarsi a forza di stare nel frigo o nella dispensa senza essere toccato. Esiste poi una quota del 7% che sceglie di donare in beneficienza i prodotti alimentari non consumati.
Nonostante la maggiore attenzione il problema resta però rilevante, poiché ogni famiglia italiana getta anche nella spazzatura cibo per un valore di 4,91 euro la settimana per un totale di 6,5 miliardi di euro; una cifra che sale notevolmente se si considera l’intera filiera dai campi alla ristorazione.

