Si spengono le polemiche nate nei giorni scorsi sul presunto emendamento al decreto agosto che sarebbe stato presentato dal senatore Pd Dario Parrini e che avrebbe chiesto il blocco delle aperture di nuovi ristoranti fino al 31 dicembre dell’anno prossimo. «Bloccare l’apertura di nuovi ristoranti? Siamo alla follia», aveva tuonato la Federazione italiana cuochi in una nota. «Se fosse accolta questa proposta si penalizzerebbero le nuove iniziative imprenditoriali, soprattutto nelle piccole realtà territoriali, dove ancora sono disponibili licenze comunali per l’apertura di nuovi ristoranti. È una follia pensare di risolvere così la drammatica situazione in cui versa l’intero comparto della ristorazione. È necessario studiare misure più adeguate per rilanciare un settore trainante per l’intera economia del Paese, che ha ricadute importanti anche su tutta la filiera agroalimentare».

Dario Parrini - Anche Federalimentare chiede aiuti concreti per la ristorazione
Dario Parrini

Ma il senatore Parrini, ex dipendente di Coop Italia, già sindaco di Vinci e segretario del Pd in Toscana, alla vigilia di Ferragosto ha chiarito la sua posizione: «Impedire a nuovi imprenditori di fare investimenti nel mercato della ristorazione sarebbe profondamente sbagliato. Una fase di crisi come quella che viviamo richiede l’esatto opposto: sarebbero utilissime delle robuste iniezioni di idee e liquidità. Leggo peraltro - ha precisato - che la proposta del blocco sarebbe contenuta in un mio emendamento al decreto agosto».

L’idea di bloccare le licenze per le nuove aperture di ristoranti è nata invece da Ristoratori Toscana, associazione di categoria che conta circa 15mila iscritti, che in una lettera aperta alle forze di governo ha motivato così la proposta: «L’apertura di nuove attività, oltre ad aumentare in maniera esponenziale la concorrenza in un momento storico delicato come quello che sta vivendo il nostro Paese, potrebbe determinare una convenienza per i locatori a massimizzare la loro rendita tramite una “gara al rialzo” sui canoni di locazione, innescando, pertanto, un aumento del rischio di sfratto per gli attuali conduttori già in situazione di flessione economica conseguente all’epidemia Covid-19. In altre parole, alcuni imprenditori potrebbero vedersi notificare sfratti per morosità nell’attesa di ricevere i fondi dagli istituti di credito per sanare tra le altre cose eventuali debiti relativi ai canoni di locazione, da proprietari “forti” di accordi per riallocare il fondo stesso con (nuovi) altri commercianti».

Secondo Ristoratori Toscana, dunque, che invita tutti i partiti a sostenere l’idea, i nuovi imprenditori - approfittando di capitali freschi - potrebbero avere campo libero per scalzare i vecchi ristoratori, messi a dura prova dal lockdown e dalle conseguenze del Covid-19.

Da parte del senatore Parrini, quindi, nessuna proposta di blocco delle nuove licenze. Un’altra proposta invece è arrivata sempre dal Partito Democratico: un emendamento al decreto Semplificazioni a firma della senatrice Caterina Biti, in discussione in Senato, chiede di vietare a macellerie e pescherie di far consumare nei loro locali o nelle vicinanze i cibi che vendono, al fine di evitare che si trasformino di fatto in ristoranti, facendo così concorrenza ai locali tradizionali. Se l’emendamento venisse approvato, il divieto sarebbe in vigore fino alla fine del 2021.