Trump prende l'idrossiclorochina e attaca Cina ed Oms sul Covid-19
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di assumere l'antimalarico nonostante non sia stato raccomandato dal medico della Casa Bianca. Intanto minaccia di chiamarsi fuori dall'Organizzazione mondiale
Donald Trump torna a far parlare di sé in ottica coronavirus con due dichiarazioni diverse. La prima riguardo all’utilizzo di un farmaco per prevenire il virus. «Sto prendendo idrossiclorochina. Proprio ora, sì. Un paio di settimane fa ho cominciato, perché credo sia utile. Ho sentito tante cose positive», ha sottolineato Trump, che in passato ha ripetutamente elogiato il farmaco, utilizzato per curare il lupus e l'artrite reumatoide. Non ci sono evidenze definitive sull'efficacia contro il coronavirus.

Trump (recentemente attaccato dal suo predecessore Barack Obama) ha spiegato anche di aver chiesto al medico della Casa Bianca se poteva prendere l'idrossiclorochina prima di iniziare ad assumerla. Alla domanda se il medico della Casa Bianca glielo avesse raccomandato, Trump ha risposto: "No". Quanto alle prove sull'efficacia del farmaco antimalarico, il presidente ha spiegato: «Ricevo molte chiamate positive a riguardo, ecco le mie prove», sottolineando che non sa se funzioni o meno, ma «in casocontrario, non ti ammalerai e morirai. L'ho preso ogni giorno per circa una settimana e mezza ormai, e sono ancora qui».
Poi, l’attacco a Oms e Cina. Lo ha fatto con una lettera di quattro pagine, suddivisa in 14 punti, in cui minaccia di sospendere per sempre i fondi all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l'adesione degli Stati Uniti. Il 14 aprile scorso, esordisce nella missiva indirizzata al direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “ho sospeso i contributi degli Stati Uniti” all'Organizzazione, accusata di aver fallito nella risposta alla pandemia di coronavirus. Ed è già alla quinta riga che il presidente americano denuncia “l'allarmante assenza di indipendenza” dell'Oms dalla Cina.
Al primo punto accusa l'Organizzazione di aver “sistematicamente ignorato notizie credibili sulla diffusione del virus a Wuhan a inizio dicembre 2019 o anche prima” e di non aver “indagato in modo indipendente sulle notizie credibili che erano in aperto conflitto con i resoconti ufficiali del governo cinese”. “Entro e non oltre il 30 dicembre 2019, l'ufficio dell'Oms a Pechino sapeva” dei timori per la salute pubblica a Wuhan, prosegue il testo che riporta come "tra il 26 e il 30 dicembre" scorsi i media cinesi parlassero di un “nuovo virus” nella megalopoli.
Al quarto punto l'accusa alla Cina di “non aver informato” tempestivamente l'Oms - “entro le 24 ore” imposte dalle normative - su quanto stava avvenendo a Wuhan, fino ad arrivare al 31 dicembre. Poi viene citato il dottor Zhang Yongzhen del Centro clinico per la salute pubblica di Shanghai, che “il 5 gennaio 2020 ha comunicato alle autorità cinesi” di aver scoperto la sequenza del genoma virale, ma questa informazione non è stata resa pubblica se non “sei giorni dopo, l'11 gennaio, quando il dottor Zhang pubblica online” la scoperta, con un “grande atto di 'trasparenza', come anche l'Oms ha riconosciuto”. Il giorno dopo, si ricorda, il suo laboratorio è stato chiuso per una non meglio precisata rettifica e l'Organizzazione è rimasta in silenzio.
L'Oms viene poi accusata di aver diffuso informazioni “esageratamente imprecise o fuorvianti”, a cominciare dal 14 gennaio quando l'Organizzazione “ribadisce in modo gratuito la teoria della Cina, ora confutata, secondo cui il coronavirus non poteva essere trasmesso tra esseri umani”, con dichiarazioni in “aperto scontro con le informazioni censurate da Wuhan”. Non manca un riferimento alle notizie - smentite - secondo cui il 21 gennaio il presidente cinese Xi Jinping avrebbe chiesto a Tedros di ritardare l'allarme pandemia.

“Avete ceduto a queste pressioni e detto al mondo, il giorno dopo, che il coronavirus non rappresentava una Emergenza internazionale di salute pubblica”, si legge nella lettera che aggiunge come “appena una settimana dopo, il 30 gennaio 2020, prove schiaccianti del contrario vi hanno costretto a cambiare rotta”. Si ricorda poi l'incontro del 28 gennaio a Pechino con Xi, l'elogio alla "trasparenza" del gigante asiatico, senza "citare che la Cina aveva messo a tacere o punito diversi medici per aver parlato del virus".
C'è poi l'accusa di "mancate pressioni sulla Cina" affinché facesse entrare "tempestivamente" un team di esperti dell'Oms, che è arrivato "due settimane dopo, il 16 febbraio 2020", rispetto alla dichiarazione del 30 gennaio con cui l'Oms ha riconosciuto l'epidemia di coronavirus in Cina Emergenza internazionale di salute pubblica. "E anche allora - si legge - al team non è stato consentito di visitare Wuhan se non negli ultimi giorni della visita" e l'Oms è "rimasta in silenzio quando la Cina ha negato l'accesso a Wuhan a due componenti americani del team".
Trump punta inoltre il dito contro l'Oms per aver espresso apprezzamento per le restrizioni sugli spostamenti imposte dalla Cina e di essere stata al contempo "inspiegabilmente contraria alla mia chiusura del confine degli Usa, il 'ban', riguardo le persone in arrivo dalla Cina". E ancora, "il 3 febbraio la Cina faceva forti pressioni sugli altri Paesi per la revoca o il blocco delle restrizioni ai viaggi", una "campagna di pressioni rafforzata dalle vostre dichiarazioni errate con cui quel giorno dicevate al mondo che la diffusione del virus fuori dalla Cina era 'minima e lenta'".
Il 3 marzo, prosegue la lettera, "l'Oms citava dati ufficiali cinesi per minimizzare il rischio della diffusione asintomatica" ed "è ora chiaro che le affermazioni della Cina, ripetute al mondo dall'Organizzazione, erano ampiamente inaccurate". Così, aggiunge, "quando l'11 marzo 2020 avete finalmente dichiarato la pandemia, il virus aveva ucciso più di 4mila persone e i contagi erano più di 100.000 in almeno 114 Paesi del mondo".
La lettera denuncia come la Cina "continui anche ora a rifiutarsi di condividere dati precisi e puntuali, campioni", a tenere per sé "informazioni cruciali sul virus e le sue origini" e a "negare l'accesso internazionale ai suoi siti scientifici e rilevanti". "L'Oms - recita l'ultimo punto - ha fallito nel chiedere pubblicamente alla Cina di consentire un'inchiesta indipendente sulle origini del virus" e questo ha "portato all'adozione della risoluzione 'Covid-19 Response'".
Fonte: Adnkronos

Donald Trump
Trump (recentemente attaccato dal suo predecessore Barack Obama) ha spiegato anche di aver chiesto al medico della Casa Bianca se poteva prendere l'idrossiclorochina prima di iniziare ad assumerla. Alla domanda se il medico della Casa Bianca glielo avesse raccomandato, Trump ha risposto: "No". Quanto alle prove sull'efficacia del farmaco antimalarico, il presidente ha spiegato: «Ricevo molte chiamate positive a riguardo, ecco le mie prove», sottolineando che non sa se funzioni o meno, ma «in casocontrario, non ti ammalerai e morirai. L'ho preso ogni giorno per circa una settimana e mezza ormai, e sono ancora qui».
Poi, l’attacco a Oms e Cina. Lo ha fatto con una lettera di quattro pagine, suddivisa in 14 punti, in cui minaccia di sospendere per sempre i fondi all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l'adesione degli Stati Uniti. Il 14 aprile scorso, esordisce nella missiva indirizzata al direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “ho sospeso i contributi degli Stati Uniti” all'Organizzazione, accusata di aver fallito nella risposta alla pandemia di coronavirus. Ed è già alla quinta riga che il presidente americano denuncia “l'allarmante assenza di indipendenza” dell'Oms dalla Cina.
Al primo punto accusa l'Organizzazione di aver “sistematicamente ignorato notizie credibili sulla diffusione del virus a Wuhan a inizio dicembre 2019 o anche prima” e di non aver “indagato in modo indipendente sulle notizie credibili che erano in aperto conflitto con i resoconti ufficiali del governo cinese”. “Entro e non oltre il 30 dicembre 2019, l'ufficio dell'Oms a Pechino sapeva” dei timori per la salute pubblica a Wuhan, prosegue il testo che riporta come "tra il 26 e il 30 dicembre" scorsi i media cinesi parlassero di un “nuovo virus” nella megalopoli.
Al quarto punto l'accusa alla Cina di “non aver informato” tempestivamente l'Oms - “entro le 24 ore” imposte dalle normative - su quanto stava avvenendo a Wuhan, fino ad arrivare al 31 dicembre. Poi viene citato il dottor Zhang Yongzhen del Centro clinico per la salute pubblica di Shanghai, che “il 5 gennaio 2020 ha comunicato alle autorità cinesi” di aver scoperto la sequenza del genoma virale, ma questa informazione non è stata resa pubblica se non “sei giorni dopo, l'11 gennaio, quando il dottor Zhang pubblica online” la scoperta, con un “grande atto di 'trasparenza', come anche l'Oms ha riconosciuto”. Il giorno dopo, si ricorda, il suo laboratorio è stato chiuso per una non meglio precisata rettifica e l'Organizzazione è rimasta in silenzio.
L'Oms viene poi accusata di aver diffuso informazioni “esageratamente imprecise o fuorvianti”, a cominciare dal 14 gennaio quando l'Organizzazione “ribadisce in modo gratuito la teoria della Cina, ora confutata, secondo cui il coronavirus non poteva essere trasmesso tra esseri umani”, con dichiarazioni in “aperto scontro con le informazioni censurate da Wuhan”. Non manca un riferimento alle notizie - smentite - secondo cui il 21 gennaio il presidente cinese Xi Jinping avrebbe chiesto a Tedros di ritardare l'allarme pandemia.

Il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus
“Avete ceduto a queste pressioni e detto al mondo, il giorno dopo, che il coronavirus non rappresentava una Emergenza internazionale di salute pubblica”, si legge nella lettera che aggiunge come “appena una settimana dopo, il 30 gennaio 2020, prove schiaccianti del contrario vi hanno costretto a cambiare rotta”. Si ricorda poi l'incontro del 28 gennaio a Pechino con Xi, l'elogio alla "trasparenza" del gigante asiatico, senza "citare che la Cina aveva messo a tacere o punito diversi medici per aver parlato del virus".
C'è poi l'accusa di "mancate pressioni sulla Cina" affinché facesse entrare "tempestivamente" un team di esperti dell'Oms, che è arrivato "due settimane dopo, il 16 febbraio 2020", rispetto alla dichiarazione del 30 gennaio con cui l'Oms ha riconosciuto l'epidemia di coronavirus in Cina Emergenza internazionale di salute pubblica. "E anche allora - si legge - al team non è stato consentito di visitare Wuhan se non negli ultimi giorni della visita" e l'Oms è "rimasta in silenzio quando la Cina ha negato l'accesso a Wuhan a due componenti americani del team".
Trump punta inoltre il dito contro l'Oms per aver espresso apprezzamento per le restrizioni sugli spostamenti imposte dalla Cina e di essere stata al contempo "inspiegabilmente contraria alla mia chiusura del confine degli Usa, il 'ban', riguardo le persone in arrivo dalla Cina". E ancora, "il 3 febbraio la Cina faceva forti pressioni sugli altri Paesi per la revoca o il blocco delle restrizioni ai viaggi", una "campagna di pressioni rafforzata dalle vostre dichiarazioni errate con cui quel giorno dicevate al mondo che la diffusione del virus fuori dalla Cina era 'minima e lenta'".
Il 3 marzo, prosegue la lettera, "l'Oms citava dati ufficiali cinesi per minimizzare il rischio della diffusione asintomatica" ed "è ora chiaro che le affermazioni della Cina, ripetute al mondo dall'Organizzazione, erano ampiamente inaccurate". Così, aggiunge, "quando l'11 marzo 2020 avete finalmente dichiarato la pandemia, il virus aveva ucciso più di 4mila persone e i contagi erano più di 100.000 in almeno 114 Paesi del mondo".
La lettera denuncia come la Cina "continui anche ora a rifiutarsi di condividere dati precisi e puntuali, campioni", a tenere per sé "informazioni cruciali sul virus e le sue origini" e a "negare l'accesso internazionale ai suoi siti scientifici e rilevanti". "L'Oms - recita l'ultimo punto - ha fallito nel chiedere pubblicamente alla Cina di consentire un'inchiesta indipendente sulle origini del virus" e questo ha "portato all'adozione della risoluzione 'Covid-19 Response'".
Fonte: Adnkronos

