La Lega interroga la Rai. E noi viaggiamo con la fantasia
Un’interrogazione che vuole sanzionare l’attività giornalistica e che verrà affrontata dagli organi competenti. Un’iniziativa che ci ha dato lo spunto di sognare programmazioni diverse
I senatori Gian Marco Centinaio e Giorgio Maria Bergesio hanno inviato un’interrogazione alla Rai “perché chiarisca, con la massima urgenza, chi finanzia i giornalisti cosiddetti freelance, nella preparazione e nella produzione finale dei servizi giornalistici trasmessi da programmi come Report o Indovina chi viene a cena”.

Un’accusa pesante perché va a colpire l’attività giornalistica e di inchiesta e che verrà affrontata dagli organi competenti. A noi piacerebbe però capire, a fronte della certezza del canone, del perché non si pensi a una programmazione diversa dal tran tran istituzionale di testata. Questa è un’opportunità unica per fidelizzare gli utenti, che altrimenti scappano su Netflix, Sky, Amazon Prime Video, Infinity e via dicendo.
Siamo tutti a casa e si potrebbe inondare i palinsesti di film d’autore, rappresentazioni teatrali, concerti. Certo, si può ribattere che ci sono i canali dedicati come Rai 5 e Rai Storia e che su Rai Play ci si può anche immergere negli sceneggiati anni ’60 o ’70 o bearsi con l’ironia di Govi e di De Filippo. La Rai di un tempo che fu.
Ma quelli d’impatto, che entrano davvero nelle case, sono i canali “nazionali per eccellenza”, che trasudano di quiz e salottini vari. Potrebbe anche essere interessante trasmettere qualche contributo dalle testate regionali, con inchieste e documentari sulle singole realtà da mettere a disposizione di tutti. Basti pensare che sulla pandemia in atto, non ci sono quasi mai servizi dal Piemonte, dalla Toscana e dalle Marche, che pure sono colpite dal contagio.
Sono solo fantasie, ce ne rendiamo conto, che vanno a cozzare contro piani editoriali, strutture, organigrammi, strategie e impostazioni di rete, stipendi, mansioni, contratti, rapporti sindacali. Ma la fantasia è extra canone e l’interrogazione della Lega ci ha tirato la volata per immaginare un “panem et circenses” diverso.
Di seguito, per completezza di informazione, il testo dell’interrogazione: "Abbiamo inviato un'interrogazione alla Rai perchè charisca, con la massima urgenza, chi finanzia i giornalisti cosidetti freelance, nella preparazione e nella produzione finale dei servizi giornalistici trasmessi da programmi come "Report" o "Indovina chi viene a cena". Appare dunque fondamentale comprendere se i cittadini italiani, attraverso il canone, siano chamati al finanziamento di queste immancabili perle del giornalismo televisivo, che puntualmente ledono il “made in Italy” e contribuiscono al boicottaggio dei prodotti nazionali. La Rai, che si limita a ricevere, post-produrre e trasmettere questo materiale, non può continuare a non fornire alcuna informazione in ordine alle spese sostenute per la realizzazione di questi programmi, tantomeno ai mezzi di finanziamento che ne consentono la realizzazione. Serve, da parte delll'azienda di Stato, ampia chiarezza per scongiurare che gruppi di interesse avversi al made in Italy, possano celarsi e finanziare la realizzazione di inchieste ad hoc tese a generare danni di immagine alla concorrenza italiana. La Rai è servizio pubblico, è denaro dei contribuenti che non può, neanche lontanamente, finanziare chi spara a zero sul nostro Paese: invece di avallare scempiaggini o ricostruzioni fantasiose diano risposte e lo facciano rapidamente".

La Lega contro le trasmissioni Report e Indovina chi viene a cena
Un’accusa pesante perché va a colpire l’attività giornalistica e di inchiesta e che verrà affrontata dagli organi competenti. A noi piacerebbe però capire, a fronte della certezza del canone, del perché non si pensi a una programmazione diversa dal tran tran istituzionale di testata. Questa è un’opportunità unica per fidelizzare gli utenti, che altrimenti scappano su Netflix, Sky, Amazon Prime Video, Infinity e via dicendo.
Siamo tutti a casa e si potrebbe inondare i palinsesti di film d’autore, rappresentazioni teatrali, concerti. Certo, si può ribattere che ci sono i canali dedicati come Rai 5 e Rai Storia e che su Rai Play ci si può anche immergere negli sceneggiati anni ’60 o ’70 o bearsi con l’ironia di Govi e di De Filippo. La Rai di un tempo che fu.
Ma quelli d’impatto, che entrano davvero nelle case, sono i canali “nazionali per eccellenza”, che trasudano di quiz e salottini vari. Potrebbe anche essere interessante trasmettere qualche contributo dalle testate regionali, con inchieste e documentari sulle singole realtà da mettere a disposizione di tutti. Basti pensare che sulla pandemia in atto, non ci sono quasi mai servizi dal Piemonte, dalla Toscana e dalle Marche, che pure sono colpite dal contagio.
Sono solo fantasie, ce ne rendiamo conto, che vanno a cozzare contro piani editoriali, strutture, organigrammi, strategie e impostazioni di rete, stipendi, mansioni, contratti, rapporti sindacali. Ma la fantasia è extra canone e l’interrogazione della Lega ci ha tirato la volata per immaginare un “panem et circenses” diverso.
Di seguito, per completezza di informazione, il testo dell’interrogazione: "Abbiamo inviato un'interrogazione alla Rai perchè charisca, con la massima urgenza, chi finanzia i giornalisti cosidetti freelance, nella preparazione e nella produzione finale dei servizi giornalistici trasmessi da programmi come "Report" o "Indovina chi viene a cena". Appare dunque fondamentale comprendere se i cittadini italiani, attraverso il canone, siano chamati al finanziamento di queste immancabili perle del giornalismo televisivo, che puntualmente ledono il “made in Italy” e contribuiscono al boicottaggio dei prodotti nazionali. La Rai, che si limita a ricevere, post-produrre e trasmettere questo materiale, non può continuare a non fornire alcuna informazione in ordine alle spese sostenute per la realizzazione di questi programmi, tantomeno ai mezzi di finanziamento che ne consentono la realizzazione. Serve, da parte delll'azienda di Stato, ampia chiarezza per scongiurare che gruppi di interesse avversi al made in Italy, possano celarsi e finanziare la realizzazione di inchieste ad hoc tese a generare danni di immagine alla concorrenza italiana. La Rai è servizio pubblico, è denaro dei contribuenti che non può, neanche lontanamente, finanziare chi spara a zero sul nostro Paese: invece di avallare scempiaggini o ricostruzioni fantasiose diano risposte e lo facciano rapidamente".


