Hotel De la Poste, turismo azzerato. Scatta la denuncia alla Cina
Una delle strutture alberghiere faro dell'ospitalità ampezzana ha presentato un esposto al Tribunale di Belluno per un mancato preavviso dell'imminente epidemia che ha generato ingenti danni
Uno dei simboli dell’accoglienza ampezzana (e di riflesso di tutto il panorama alberghiero nazionale) passa dalle parole, dalle richieste, dalle lamentele ai fatti e fa scattare la denuncia per danni nei confronti della Cina.

La struttura in particolare ha citato il ministero della Sanità della Cina davanti al Tribunale di Belluno, per «non aver tempestivamente segnalato all’Oms lo stato del diffondersi del Coronavirus e dei suoi gravi effetti letali a cavallo fra novembre e dicembre 2019», e «non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo sugli scali aeroportuali in partenza dalla Cina».
La decisione naturalmente non è solo di tipo morale, ma si rifà ad un danno economico ingente che deriva principalmente dalla mancata disputa (causa coronavirus) delle finali di Coppa del Mondo di sci alpino, un evento di richiamo internazionale che aveva garantito il tutto esaurito.
«Il 12 marzo - si legge nell’atto - è stata disposta la chiusura anticipata dell’hotel e di tutti i servizi connessi, nel pieno della stagione sciistica invernale, con conseguenze disastrose anche per il licenziamento dell’intero personale dell’hotel e la disdetta dei contratti di fornitura, così come avvenuto per tutte le altre strutture ricettive ampezzane». Si richiede al Tribunale di Belluno di accertare «le gravi omissioni» di Pechino, le quali hanno impedito allo Stato italiano una tempestiva assunzione di provvedimenti di ordine pubblico e sanitario da adottare, che sicuramente «avrebbero ridotto al minimo il disagio e le conseguenze negative derivanti dal Covid-19».
Un caso delicato questo sia perché aumenta concretamente i sospetti circa un comportamento scorretto della Cina nei confronti del resto del mondo sia perché - qualora un giudice dovesse accertare la colpa - costituirebbe un precedente pesante a cui tutto il turismo italiano e internazionale potrebbe aggrapparsi in futuro.

Hotel De la Poste
La struttura in particolare ha citato il ministero della Sanità della Cina davanti al Tribunale di Belluno, per «non aver tempestivamente segnalato all’Oms lo stato del diffondersi del Coronavirus e dei suoi gravi effetti letali a cavallo fra novembre e dicembre 2019», e «non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo sugli scali aeroportuali in partenza dalla Cina».
La decisione naturalmente non è solo di tipo morale, ma si rifà ad un danno economico ingente che deriva principalmente dalla mancata disputa (causa coronavirus) delle finali di Coppa del Mondo di sci alpino, un evento di richiamo internazionale che aveva garantito il tutto esaurito.
«Il 12 marzo - si legge nell’atto - è stata disposta la chiusura anticipata dell’hotel e di tutti i servizi connessi, nel pieno della stagione sciistica invernale, con conseguenze disastrose anche per il licenziamento dell’intero personale dell’hotel e la disdetta dei contratti di fornitura, così come avvenuto per tutte le altre strutture ricettive ampezzane». Si richiede al Tribunale di Belluno di accertare «le gravi omissioni» di Pechino, le quali hanno impedito allo Stato italiano una tempestiva assunzione di provvedimenti di ordine pubblico e sanitario da adottare, che sicuramente «avrebbero ridotto al minimo il disagio e le conseguenze negative derivanti dal Covid-19».
Un caso delicato questo sia perché aumenta concretamente i sospetti circa un comportamento scorretto della Cina nei confronti del resto del mondo sia perché - qualora un giudice dovesse accertare la colpa - costituirebbe un precedente pesante a cui tutto il turismo italiano e internazionale potrebbe aggrapparsi in futuro.

