Zaia contro le chiusure nel Veneto. Da Milano, Sala: «State a casa»
Sono già iniziate le polemiche tra chi definisce le misure 'esagerate' e chi invece si dice d'accordo con la scelta del governo. Per Vittorio Feltri tweetta: la Lombardia è ora un ghetto. Gli utenti lo deridono
«Noi continuiamo a dire che vogliamo che le nostre tre province escano da questa idea di zona rossa, rispettiamo le regole, però non vogliamo avere tre province dentro sulla base di quella classificazione». Lo chiede il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, riompendo un'unità di intenti fra le diverse istituzioni e quello spirito di condivisione che ci dovrebe guidare nella lotta al coronavirus. «Ricordo - rivendica il governatore - che il Veneto ha 658 persone positive, molte delle quali asintomatiche, 47 persone in terapia intensiva, non abbiamo le caratteristiche per essere zona rossa. Non lo dico per un fatto di vanto ma perché i dati ci dicono che la provincia di Treviso ha un cluster tutto ospedaliero, cioè una signora, per altro deceduta, ha contagiato un reparto con degli ospedalieri che sono stati velocemente isolati. Molti sono asintomatici, passeranno la quarantena dei 15 giorni e finisce lì».
Una posizione in netto contrasto con quella di altri ammnistratrori, come i sindaci di Novara e Rimini che invece plaudono all'ìnterventio del Governo. «Non era pensabile che la nostra provincia, a ridosso della Lombardia e con un via vai di novaresi verso Milano ogni giorno potesse non essere inclusa tra le 'zone rosse'». Cosi dice ad esempio il sindaco di Novara Alessandro Canell, che ha insiostsito perchè quel territorio, inizialmente escluso fosse inserito. E lo stesso pensiero è di fatto condivo dal Presidente della Provincia di Rimini, Riziero Santie, secondo cui le misure sono molte severe, ma giustificate».
Sulla questione interviene anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, con un lungo messaggio postato sui social in cui chiede la massima unità di tutti per superare l’emergenza che ha colpito la città e l’intera Lombardia: «Dobbiamo cambiare le nostre abitudini di vita, dobbiamo evitare il più possibile contatti non strettamente necessari. Solo se saremo uniti e non minimizzeremo la situazione potremo superare questo momento difficile. Spieghiamolo bene ai nostri figli, prendiamoci cura degli anziani. Tenendo presente un punto fondamentale: capire come si sta agendo per adeguare le struttura sanitaria delle nostre Regioni dell’emergenza». Il richiamo all’unità è solo il primo atto, il richiamo più forte è quello che il sindaco rivolge al governo. Perché se l’emergenza sanitaria è la priorità delle priorità, quella da affrontare qui e ora, quella economica che si farà sempre più pressante di settimana in settimana, rischia di mandare gambe all’aria non solo le aziende e le imprese, ma il reddito famigliare di tantissime persone che potrebbero perdere il posto di lavoro. «Danno incalcolabile» sono le parole usate da Sala.
E sul tema non mancano anche le polemiche sterili. «Complimenti a Conte che ha trasformato la Lombardia in un ghetto» ha ad esempio scritto in un tweet Vittorio Feltri che commenta le misure adottate con il nuovo decreto per l'emergenza coronavirus. Il cinguettio, come prevedibile, diventa l'assist per una lunga serie di risposte. «Vi aiuteremo a casa vostra, non temere», replica un utente, collezionando decine di like. «Ha altre soluzioni? La anticipo, il vino non sconfigge il virus», scrive un'altra persona, mentre qualcun altro usa toni decisamente più 'diretti': «Ecco bravo, sta in quarantena e non rompere il c....».
Per vedere cosa prevede il decreto clicca qui
Luca Zaia
Una posizione in netto contrasto con quella di altri ammnistratrori, come i sindaci di Novara e Rimini che invece plaudono all'ìnterventio del Governo. «Non era pensabile che la nostra provincia, a ridosso della Lombardia e con un via vai di novaresi verso Milano ogni giorno potesse non essere inclusa tra le 'zone rosse'». Cosi dice ad esempio il sindaco di Novara Alessandro Canell, che ha insiostsito perchè quel territorio, inizialmente escluso fosse inserito. E lo stesso pensiero è di fatto condivo dal Presidente della Provincia di Rimini, Riziero Santie, secondo cui le misure sono molte severe, ma giustificate».
Sulla questione interviene anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, con un lungo messaggio postato sui social in cui chiede la massima unità di tutti per superare l’emergenza che ha colpito la città e l’intera Lombardia: «Dobbiamo cambiare le nostre abitudini di vita, dobbiamo evitare il più possibile contatti non strettamente necessari. Solo se saremo uniti e non minimizzeremo la situazione potremo superare questo momento difficile. Spieghiamolo bene ai nostri figli, prendiamoci cura degli anziani. Tenendo presente un punto fondamentale: capire come si sta agendo per adeguare le struttura sanitaria delle nostre Regioni dell’emergenza». Il richiamo all’unità è solo il primo atto, il richiamo più forte è quello che il sindaco rivolge al governo. Perché se l’emergenza sanitaria è la priorità delle priorità, quella da affrontare qui e ora, quella economica che si farà sempre più pressante di settimana in settimana, rischia di mandare gambe all’aria non solo le aziende e le imprese, ma il reddito famigliare di tantissime persone che potrebbero perdere il posto di lavoro. «Danno incalcolabile» sono le parole usate da Sala.
E sul tema non mancano anche le polemiche sterili. «Complimenti a Conte che ha trasformato la Lombardia in un ghetto» ha ad esempio scritto in un tweet Vittorio Feltri che commenta le misure adottate con il nuovo decreto per l'emergenza coronavirus. Il cinguettio, come prevedibile, diventa l'assist per una lunga serie di risposte. «Vi aiuteremo a casa vostra, non temere», replica un utente, collezionando decine di like. «Ha altre soluzioni? La anticipo, il vino non sconfigge il virus», scrive un'altra persona, mentre qualcun altro usa toni decisamente più 'diretti': «Ecco bravo, sta in quarantena e non rompere il c....».
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