Zona rossa sì, zona rossa no. Arancione, verrebbe da dire. Il balletto Regione-Governo che è andato in scena ieri tra il tardo pomeriggio e la nottata per decidere se “chiudere” alcuni paesi della bergamasca (Nembro e Alzano Lombardo su tutti), in cui si sta registrando un alto numero di contagi da coronavirus, ha tenuto la popolazione con il fiato sospeso. Alla fine, non si è deciso nulla: o meglio, si è deciso di attendere. Ribadendo una volta di più che scegliere di chiudere un paese è decisione ardua e complessa, viene comunque spontaneo chiedersi come mai Nembro e Alzano, che contano rispettivamente 58 e 26 casi, non siano ancora stati segnati come zona rossa, mentre nel lodigiano dieci centri sono stati sigillati il 23 febbraio con un numero di contagiati inferiore. Forse è un segnale di maggior oculatezza e serenità nel prendere le prossime decisioni su limitazioni e chiusure?

Una panoramica sulla Val Seriana - Val Seriana in zona arancione Sindaci e cittadini col fiato sospeso
Una panoramica sulla Val Seriana

Di certo questa fase di instabilità non fa bene a nessuno: l'economia rischia di soffrire più di quanto non accadrebbe in caso di zona rossa e questo è uno dei motori principali dell'economia bergamasca e italiana. Basti pensare a realtà internazionali come Persico, Pigna, Radici che subirebbero danni ingenti. Ma non fa bene nemmeno alla tutela della salute dei cittadini: uscire o non uscire? Tutelarsi di più o adottare solo qualche accorgimento? Come a dire: ci va bene tutto a questo punto, ma diteci come stanno le cose. Gli imprenditori della zona un'idea ce l'hanno e incrociano le dita sperando che si possa continuare a lavorare in qualunque modo. Lo avevamo sentito anche dalla viva voce di un artigiano di Nembro, preoccupato che le strade vuote e la gente chiusa in casa stesse mandando ko il commercio, anche quello “di vicinato”.

Tra notizie, indiscrezioni, spifferate e contrordini, le istituzioni hanno dunque perso un’altra occasione per fare chiarezza. Regione Lombardia avrebbe dato il via libera alla zona rossa, passando poi la palla al Governo. Certo, essere chiari, sicuri, convincenti e “scientifici” in questo periodo non è cosa affatto semplice, ma qualcosa di più la si può pretendere. Anche perché in mezzo, tra il Governo e la popolazione, ci stanno i sindaci che sono vicini di casa dei loro cittadini e che devono dare spiegazioni. Il sindaco di Nembro Claudio Cancelli (tra gli infettati) ha voluto aggiornare sui social i nembresi: «Oggi abbiamo vissuto una dimensione sospesa, nell’attesa di capire se venisse istituita per noi una zona rossa da parte del Governo. Ormai sembra che questa decisione non sarà presa per ora e si aspetterà il fine settimana per capire l’efficacia delle misure in atto. Il numero dei casi positivi a Nembro è cresciuto oggi in modo contenuto rispetto ai giorni scorsi, ma si devono attendere i prossimi giorni per capire la tendenza effettiva. Nel frattempo, i nostri servizi sociali e i volontari continuano a cercare di rispondere alle necessità più urgenti delle persone. La rete di solidarietà tra di noi è forte. Se ci saranno novità importanti, vi verranno comunicate subito senza aspettare il comunicato serale usuale. Vi auguro una buona serata ancora una volta con il messaggio: “Tutti siamo responsabili verso tutti”. Perché mi sembra quello più efficace sia per i comportamenti di prudenza da tenere, sia per il sostegno tra di noi».

«Ci atterremo a qualunque tipo di decisione - ha detto il primo cittadino di Alzano, Claudio Bertocchi - sperando che qualunque via si intraprenda sia ben ponderata». «Mi pare davvero che i buoi siano scappati dalla stalla», ha detto invece l’assessore al Commercio di Albino Davide Zanga. Tutti e tre in ogni caso non hanno potuto fare a meno di ammettere che i mancati “sigilli” ai propri territori abbiano fatto tirare un gran sospiro di sollievo. Perché è vero che la salute e la sicurezza vengono prima di tutto, ma è anche vero che la zona rossa comporterebbe danni enormi all’economia dei due territori (e non solo). Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha da subito voluto sostenere gli amministratori dei paesi più colpiti e si è affidato alla scorza dura dei bergamaschi per far fronte alla situazione di emergenza.