Impegnare Montecitorio e Palazzo Chigi per ricostruire l’Italia, quando l’emergenza legata al coronavirus sarà finita. È una proposta tardiva quanto pasticciata, quella che il senatore e tesoriere del Partito democratico, Luigi Zanda, ha lanciato dalle colonne de la Repubblica in un’intervista.

Gian Marco Centinaio e Luigi Zanda - La folle idea di Zanda (Pd):  «Diamo in pegno i beni pubblici»
Gian Marco Centinaio e Luigi Zanda


Palazzi storici, sedi istituzionali, ma anche musei, teatri, porti e spiagge: il tesoro pubblico della nazione dato in pegno come garanzia per la ricostruzione del tessuto economico. «Oggi l’intera classe dirigente nazionale, a partire da governo e Parlamento, ha due priorità assolute – dice Zanda, a sostegno di un’idea che giudichiamo assurda, non fosse altro che per il buon nome e la credibilità del nostro Paese - La prima è la lotta senza quartiere alla pandemia del coronavirus. La seconda è il dopo, quando ricominceremo a vivere. Un dopo che va pensato e ben progettato perché durerà a lungo e sarà molto duro, avrà cioè una gestione assai più difficile di quanto oggi si immagini». Per Luigi Zanda serviranno «idee nuove, molto coraggio e tanti tanti soldi poiché occorrerà aiutare la ripresa sia del piccolo commercio sia della grande industria».

Da qui la proposta di impegnare il patrimonio pubblico nazionale: «Se l’Europa non ci aiuta il premier Conte ha detto che faremo da soli. Ma siccome nessun prestito ci verrà mai concesso senza garanzie – è la teoria di Zanda – per far fronte al nostro fabbisogno straordinario senza far esplodere il debito pubblico, potremmo dare in garanzia il patrimonio immobiliare di proprietà statale, almeno per la parte costituita dagli edifici che ospitano uffici, sedi delle grandi istituzioni, ministeri, teatri, musei Siamo in guerra. E poi parliamo di garanzia, non di vendita», dice il senatore del Pd, che dà anche una stima del valore. «Si tratta di beni – spiega – già iscritti nel bilancio dello Stato per un valore che si aggira intorno ai 60 miliardi. Ai quali aggiungere i beni degli enti locali e delle regioni, che sono censiti solo parzialmente e secondo alcuni valgono circa 300 miliardi».

La proposta può essere intessante, ma purtropo giunge in ritardo e dimostra semmai come la classe politica italiana non abbia mai avuto consapevolezza del valore del nostro patriminio. sei anni fa Italia a Tavola aveva lanciato una proposta in questa direzione (E se vendessimo il Colosseo per ridurre le tasse?), ma dal Governo di allora e dai politici in genere ci giunsero solo disintersse o al massimo sberleffi. La mancanza di lungimiranza è purtroppo un dato costante di molta della nostra classse politica, che ora cerca rimedi un po' fantasiosi, nei quali mischia i beni artistico-culturali pubblici (che anche se dati in comodato a qualcuno non potrebbero essere mai mossi da dove sono...) con aree di demanio come i porti e gli stabilmenti balnerari che sono gestiti d aimprese, pubbliche o private, ma che sono strategiche per il Paese o per il turismo. Zanda vuo forse cedere il porto di Genova alla Cina come ha fatto la Grecia col Pireo? Possiamo anche discuterne, ma non mischiamolo col Colosseo o Brera. Per non parlare degli stabilimemnti balneari che fanno magari gola a qualche trust tedesco...  Per favore non mischiamo le carte.

Le parole di Zanda hanno ovviamente suscitato reazioni nel panorama politico. Tra le più indignate, quella del senatore leghista Gian Marco Centinaio, ex ministro del Turismo: «Il senatore Luigi Zanda paventa l’idea di dare in garanzia porti e spiagge italiane come soluzione per scongiurare la Troika e sostenere la crisi economica – scrive in una nota – Ennesima buffonata alla Totò e Peppino di un governo incapace a trovare delle soluzioni, nonostante gli appelli alla collaborazione che restano solo parole sulla carta. Al Pd, che vuole far pagare le proprie colpe ai balneari italiani, come d’abitudine per la sinistra italiana, ricordiamo che le nostre spiagge sono un bene inestimabile».