«Il Lazio è la regione dove c’è Roma, una metropoli, e i dati del contagio, qui, possono assumere dimensioni neppure immaginabili. Per questo è indispensabile che le misure siano quanto più dure possibile». Lo dice l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco in un’intervista a Il Messaggero.

Roma a rischio di epidemia preoccupante - L'epidemiologo Lopalco: Restrizioni più severe per Roma
Roma a rischio di epidemia preoccupante

Commentando le misure decise dalla sindaca Virginia Raggi per questo fine settimana (posti di blocco per le auto, controlli su chi passeggia e chiusura dei parchi), l’esperto sottolinea: «Se le situazioni che si sono verificate nei piccoli comuni del Veneto della Lombardia si verificassero in una metropoli come Roma, le conseguenze potrebbero essere ancora più drammatiche rispetto a quelle vissute finora. Io sono stato a Roma fino a due settimane fa, la metropolitana era affollatissima. Bisogna usare tutti gli strumenti perché la trasmissione rallenti al massimo. Non possono e non devono esserci assembramenti. In tutte le metropoli dove ci siano mezzi pubblici affollati o uffici pieni di gente le probabilità di trasmissione sono ancora più alte».

A Bergamo intanto, provincia più colpita d'Italia, il sindaco Giorgio Gori si chiede quanto i numeri su contagi e decessi resi noti quotidianamente dalla Protezione Civile siano veritieri dopo un confronto con i sindaci di alcuni dei Comuni più esposti. Da una prima analisi sembra che le cifre siano decisamente più alte su ogni fronte, il che crea ulteriore preoccupazione ed incertezza sull'evolversi della situazione.

Dure, ancora una volta, le parole di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania: «Più siamo rigorosi oggi, più si accorciano i tempi dell’emergenza - ammonisce - più facciamo gli imbecilli, più questo calvario durerà mesi. Mi arrivano notizie secondo cui qualcuno vorrebbe organizzare la festa di laurea. Manderemo i carabinieri con il lanciafiamme. Ma quale festa di laurea? Fatela tra due, tre, quattro mesi. Incredibile. Vi ricordate poi quello che è successo una decina di giorni fa? Avevamo già avviato la chiusura dei locali, eppure c’erano tanti giovani a fare la movida. Tutti allegri, ammucchiati l’uno sull’altro, magari dopo aver bevuto dallo stesso bicchiere. Tutti allegri all’insegna del “chi vuol essere lieto sia, di doman non c’è certezza”. Bene. Adesso quelli che volevano essere lieti 10 giorni fa se ne sono andati lietamente in ospedale. E hanno mandato lietamente in ospedale genitori e nonni».