L’obiettivo è arrivare ad aprire un panificio industriale che possa produrre 4mila quintali all’anno di pane per coprire il fabbisogno della popolazione locale e riuscire a formare un discreto numero di professionisti dell’arte bianca. È un progetto ambizioso quello che, passo dopo passo, si sta concretizzando a Dire Dawa, città dell’Etiopia nella diocesi di Harar, voluto dai Missionari Cappuccini di Milano e dalla famiglia Marinoni, da molti decenni in Lombardia sinonimo di pane.

Pane fresco prodotto in Etiopia (Aperto in Etiopia un panificio con i fondi raccolti a Food City)
Il pane fresco prodotto in Etiopia

L'iniziativa due anni fa ha mosso i primi passi con l’avvio di un forno che, con Tewodros e Abiy, due giovani etiopi formati in Italia, di recente è passato a produrre da 5 chili a 4 quintali di pane al giorno, quanto basta per autofinanziare l'attività e il rifornire i 1500 ospiti dell'Istituto delle Suore di Madre Teresa di Calcutta e i 150 bimbi dell'orfanotrofio della città. In più i dipendenti fissi sono diventati 5 ai quali si aggiunge un addetto per le consegne part-time.

Il panificio produce quattro quintale di pane al giorno (Aperto in Etiopia un panificio con i fondi raccolti a Food City)
Il panificio produce quattro quintale di pane al giorno

Per finanziare la nascita di questa piccola cittadella dedicata all’arte bianca che comprende un laboratorio, un negozio, aule per la formazione di nuove leve, da tre anni, panificatori, pastai, pizzaioli e pasticceri di tutta Italia si ritrovano a Milano in piazza Duomo, nell’ambito di Food City, per dar vita alla manifestazione benefica ‘Pane in Piazza’. La terza edizione, in programma a maggio, con il patrocinio del Comune e la ‘benedizione’ del vescovo Mario Delpini, come annunciato da Cesare Marinoni, vedrà 400 addetti ai lavori - 150 in più rispetto all’anno scorso - a sfornare a ciclo continuo, nel grande hangar allestito nel 'salotto' vicino alla Galleria e Palazzo Reale, delizie per ogni palato.

A loro si aggiungono aziende sponsor di tutto rispetto che hanno aderito all’iniziativa che ha fatto del pane un simbolo di solidarietà. Pane che «ancora una volta unisce - ha sottolineato Marinoni - aldilà di ogni diversità». In più quest’anno è prevista una serie di eventi ‘fuori piazza’ e sarà dato maggior spazio alle quote rosa puntando a un’ampia partecipazione delle ‘fornarine’, donne definite “pilastro del mondo della panificazione”.

Con i proventi delle prime edizioni di ‘Pane in Piazza’ da settembre 2018 è già stato avviato il primo forno a Dire Dawa e sono stati formati i due giovani etiopi che lavorano nel Paese africano. Di recente, la produzione, dato che l’attività oramai è di 24 ore su 24 e le persone ‘arruolate’ sono diventate in totale 6, ha toccato i 4 quintali al giorno, quantitativo che, oltre a servire orfanotrofio e istituto religioso della Diocesi di Harar, viene venduto. In questo modo il panificio riesce ad essere economicamente autosufficiente e a pagare gli stipendi che danno da vivere a 6 famiglie.

A tutto ciò si aggiunge l’attività di un laboratorio che un pomeriggio alla settimana, dalle 15 alle 18 è dedicato a bambini e adolescenti dai 7 ai 14 anni e che per altri due pomeriggi, dalle 14 alle 20, offre corsi professionali ai ragazzi dai 14 ai 18 anni per assicurare loro un futuro nel mondo del lavoro. Il traguardo finale però sarà la realizzazione del un panificio industriale, con tanto di scuola per imparare l’arte bianca, così da poter coprire il fabbisogno di tutta la popolazione e creare occupazione.