Un fine settimana senza centri commerciali in tutta la Lombardia. Le disposizioni regionali non interessano soltanto scuole, mense, università, attività sportive e religiose, ma anche il commercio. Per i negozi di vicinato e le boutique cittadine, che invece sono aperti (così come i banchi alimentari) sarà pure una piccola rivincita, tuttavia l’ordinanza che vieta l’apertura dei grandi magazzini penalizza tante aziende e soprattutto i loro dipendenti.

Centri commerciali deserti in Lombardia - Centri commerciali chiusi «Spento il motore dei consumi»
Centri commerciali deserti in Lombardia

A uscire allo scoperto è l’amministratore delegato del gruppo Ovs, Stefano Beraldo che, dopo aver scritto una lettera al Governatore, Attilio Fontana, in un’intervista al Corriere della Sera spiega il perché a suo avviso questa decisione della Lombardia sia un segnale negativo per tutto il Paese: «La Lombardia ha sempre fornito un modello per tutta l’Italia – dice – Se decide di spegnere il motore dei consumi, altre Regioni potrebbero seguirla, in modo disordinato. Perché è proprio l’aleatorietà delle decisioni che ha per esempio fatto scattare una corsa immotivata a fare provviste nei supermercati».

Stefano Beraldo - Centri commerciali chiusi «Spento il motore dei consumi»
Stefano Beraldo

Il Gruppo Ovs conta circa 1.500 punti vendita e circa 1.400 dipendenti solo in Lombardia e nella settimana appena trascorsa ha già registrato un calo di fatturato a doppia cifra. «Prima di prendere decisioni avventati, bisognerebbe analizzare i dati – prosegue Beraldo – Nei grandi negozi c’è meno rischio di contaminazione: la densità è ben lontana dalla concentrazione di persone in un ristorante, in un bar, ma anche in mezzo al pubblico, e ci sono ricambi d’aria due volte all’ora. Viceversa, la chiusura ha un effetto devastante e mette a rischio l’occupazione a medio termine».