In un articolo pubblicato su Panorama della Sanità, Giovanni Monchiero analizza la gestione "politica" della pandemia all'interno del governo Conte. Eccessivo l'affidamento (ideale) a presunti ruoli tecnici, debole - anzi debolissimo - il reale utilizzo di cervelli che abbiano specifiche competenze sanitarie, economiche, sociali e culturali. E così confusione genera confusione. Condividendo l'idea espressa da Monchiero, riportiamo integralmente l'articolo.

Giuseppe Conte e Domenico Arcuri - Politiche che si credono tecnici, così l'Italia affonda nella crisi Covid
Giuseppe Conte e Domenico Arcuri



Per affrontare l’arduo compito di predisporre i progetti per utilizzare al meglio le risorse del “recovery fund” o di qualsiasi altro strumento europeo comunque denominato - escluso l’aborrito Mes - il premier Conte ha deciso di costituire una poderosa struttura piramidale. A capo lui stesso, assistito da 2 ministri, 6 manager e 300 tecnici dei settori destinatari degli interventi. Trecento, numero possente anche se non proprio beneaugurante. Trecento erano gli spartani alle Termopili. Altrettanti i patrioti di Carlo Pisacane, immortalati da Luigi Mercantini: “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti”. Il numero evoca imprese disperate, eroismi destinati alla sconfitta.

Augurerei ai trecento di Conte sorte migliore, se già non stessero montando polemiche volte ad impedire a manager e tecnici di intraprendere l’impresa. Chi invoca il primato della politica, chi indaga i profili costituzionali della pletora di task force, chi lavora decisamente per un cambio di governo. Renzi, che nella caciara da il meglio di sé, non fa mistero di puntare sul super tecnico Draghi, uomo di grandi meriti, indiscusse competenze, poche e limpide parole.

La proposta di un governo di sapienti è antica come la storia della politica. Platone, come è noto, teorizzò il governo dei filosofi, i super tecnici della sua epoca, in due varianti: portare i filosofi al governo o trasformare  i governanti in filosofi. Tentò di attuarlo nella potente città di Siracusa prima con Dionigi il vecchio e poi con il Dionigi nipote, entrambi comprensibilmente affezionati al proprio ruolo di tiranno. La filosofia non fece breccia in quei ruvidi cuori e Platone, in un caso come nell’altro, riuscì a stento a portare a casa la pelle. Rinunciò ad elevare la politica e relegò il governo dei filosofi nel luogo che oggi chiameremmo dell’utopia.

Tornando alla cronaca, i trecento di Conte non rappresentano il cedimento della politica ai tecnici – come erroneamente tuona in coro l’opposizione – bensì l’estremo tentativo della politica di conservare l’egemonia del potere confondendo le carte nell’ora già buia, moltiplicando e quindi vanificando i ruoli tecnici.

Troppi tecnici uguale nessuna tecnica, come ben dimostra la lotta al Covid. Ritenendo che Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Superiore di Sanità, AGENAS e strutture tecnico-burocratiche del Ministero e delle Regioni non fossero sufficienti, la politica ha invocato soccorso a Comitati, Gruppi, Consulenti e Commissari, centrali e periferici, producendo il caos che è sotto gli occhi di tutti.

Il pensiero che le nostre vite siano affidate ai Conte, ai Di Maio, alle Azzolina, alle De Micheli e che, per via democratica, potremmo al più sostituirli con i Salvini, le Meloni o i Gasparri è disperante. Non resta che rifugiarsi nell’utopia e confidare in Draghi.

*Già direttore generale dell’Asl 18 e dell’azienda ospedaliera “San Giovanni Battista” di Torino, è stato commissario dell’Asl CN1 e CN2 e presidente nazionale della Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso). È stato Membro Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

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