Concessioni balneari, l'Ue bacchetta l'Italia per poca trasparenza ed equità di trattamento
Dopo che il governo aveva concesso la deroga fino al 2033 per tutelare le piccole realtà famigliari colpite dalla crisi, la Commissione ha inviato una lettera di diffida chiedendo spiegazioni sulle modalità
Sembrava la fine di una telenovela lunga anni e invece, proprio come nelle migliori soap opera, ecco il colpo di scena. Il tema è quello delle concessioni balneari che l’Italia aveva prorogato fino al 2033 solo un mese fa; ma la Commissione europea si è opposta inviando una lettera di “messa in mora” in cui contesta al nostro Paese questa disposizione.
Il nostro Paese ora ha due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dall’Europa, dopodiché Bruxelles potrà passare alla seconda tappa della procedura d’infrazione, inviando un parere motivato ed eventualmente comminando all’Italia una sanzione pecuniaria.

Commissione Ue: L'Italia garantisca trasparenza
Nella lettera di messa in mora, la Commissione Ue chiede all’Italia di “garantire trasparenza e parità di trattamento” nell’assegnazione delle concessioni demaniali marittime. Nello specifico, Bruxelles ritiene che la normativa italiana in materia “sia incompatibile con il diritto dell’Ue e crei incertezza giuridica per i servizi turistici balneari, scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana e già duramente colpito dalla pandemia di coronavirus, causando nel contempo una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali italiane”.
La scelta dell'Italia: tutelare le piccole realtà famigliari
Il Decreto Rilancio approvato poco dopo la fine del lockdown prevedeva il prolungamento delle concessioni balnearie fino al 2033 così da aiutare le piccole realtà famigliari che necessitavano di un’estate di lavoro per non fallire.
Sul settore però pendeva la direttiva Bolkestein che, al contrario, apriva il mercato anche a imprenditori internazionali. L’Italia però aveva sempre agito da sé, rinnovando automaticamente le concessioni agli storici gestori, ma senza poter ridiscutere i canoni. Fino al 2018, quando la decisione di prolungare le stesse concessioni per altri 15 anni era diventata ufficiale.
Il caso diventa politico
Oltre a gettare nello sconforto e nella preoccupazione i gestori degli stabilimenti e tutto l’indotto che deriva dal loro operato, la posizione di Bruxelles ha generato uno scontro politico piuttosto rovente. I partiti di centrodestra hanno subito attaccato il governo per non avere completato la riforma del demanio marittimo, prevista dalla stessa legge 145/2018 che ha esteso le concessioni al 2033 e provocando così la reazione di Bruxelles; mentre il Partito democratico respinge le accuse ai mittenti e afferma che la messa in mora è l’occasione definitiva per mettere mano al settore. Il Movimento 5 Stelle non si è espresso: nessun esponente dell’altro partito di maggioranza si è esposto sulla novità.
Centinaio: «L'Europa affossa il settore»
Tra i più agguerriti l’ex ministro alle Politiche agricole e al Turismo, Gian Marco Centinaio (Lega), ideatore della legge 145/2018 che ha disposto l’estensione delle concessioni balneari al 2033: «Europa affossa settore balneare, governo che dice? Siamo sorpresi e amareggiati per l’iniziativa della Commissione europea, che in piena formulazione della nostra legge di bilancio e nel mezzo di una drammatica pandemia, affossa un settore importantissimo come quello dei balneari italiani. Ribadisco integralmente il contenuto della legge 145/2018, da me voluta quando ero ministro a completa tutela del settore dei balneari, che da un lato è conforme al diritto europeo e dall’altro lato tutela un intero comparto e il suo indotto, prevedendo una completa e moderna riforma dello stesso. Da Bruxelles arriva un attacco senza precedenti non già contro i principi della legge, ma contro le inefficienze, i ritardi nella sua applicazione».
«Ma lo sa il governo - prosegue - lo sa Conte che è loro responsabilità dare attuazione completa alla norma, si rendono conto che senza estensione lasciano migliaia di famiglie sulla strada del fallimento? E i nostri rappresentanti in Europa dove sono? Hanno compreso la portata delle decisioni della Commissione? Proveranno a difendere i nostri interessi al cospetto dell’Europa? Adesso la palla passa al governo, che ha la possibilità di proteggere il comparto attuando la riforma del settore, tutelando le imprese italiane, oppure nascondersi dietro il paravento di una procedura di infrazione per tutelare interessi contrari ai nostri balneari. Per parte mia continuerò a sostenere con forza i principi alla base della riforma e le legittime istanze dei balneari e delle loro famiglie, portando avanti tutte le azioni necessarie per difendere l’imprenditoria del settore del turismo balneare».
Il nostro Paese ora ha due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dall’Europa, dopodiché Bruxelles potrà passare alla seconda tappa della procedura d’infrazione, inviando un parere motivato ed eventualmente comminando all’Italia una sanzione pecuniaria.

La Commissione Ue bacchetta l'Italia
Commissione Ue: L'Italia garantisca trasparenza
Nella lettera di messa in mora, la Commissione Ue chiede all’Italia di “garantire trasparenza e parità di trattamento” nell’assegnazione delle concessioni demaniali marittime. Nello specifico, Bruxelles ritiene che la normativa italiana in materia “sia incompatibile con il diritto dell’Ue e crei incertezza giuridica per i servizi turistici balneari, scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana e già duramente colpito dalla pandemia di coronavirus, causando nel contempo una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali italiane”.
La scelta dell'Italia: tutelare le piccole realtà famigliari
Il Decreto Rilancio approvato poco dopo la fine del lockdown prevedeva il prolungamento delle concessioni balnearie fino al 2033 così da aiutare le piccole realtà famigliari che necessitavano di un’estate di lavoro per non fallire.
Sul settore però pendeva la direttiva Bolkestein che, al contrario, apriva il mercato anche a imprenditori internazionali. L’Italia però aveva sempre agito da sé, rinnovando automaticamente le concessioni agli storici gestori, ma senza poter ridiscutere i canoni. Fino al 2018, quando la decisione di prolungare le stesse concessioni per altri 15 anni era diventata ufficiale.
Il caso diventa politico
Oltre a gettare nello sconforto e nella preoccupazione i gestori degli stabilimenti e tutto l’indotto che deriva dal loro operato, la posizione di Bruxelles ha generato uno scontro politico piuttosto rovente. I partiti di centrodestra hanno subito attaccato il governo per non avere completato la riforma del demanio marittimo, prevista dalla stessa legge 145/2018 che ha esteso le concessioni al 2033 e provocando così la reazione di Bruxelles; mentre il Partito democratico respinge le accuse ai mittenti e afferma che la messa in mora è l’occasione definitiva per mettere mano al settore. Il Movimento 5 Stelle non si è espresso: nessun esponente dell’altro partito di maggioranza si è esposto sulla novità.
Centinaio: «L'Europa affossa il settore»
Tra i più agguerriti l’ex ministro alle Politiche agricole e al Turismo, Gian Marco Centinaio (Lega), ideatore della legge 145/2018 che ha disposto l’estensione delle concessioni balneari al 2033: «Europa affossa settore balneare, governo che dice? Siamo sorpresi e amareggiati per l’iniziativa della Commissione europea, che in piena formulazione della nostra legge di bilancio e nel mezzo di una drammatica pandemia, affossa un settore importantissimo come quello dei balneari italiani. Ribadisco integralmente il contenuto della legge 145/2018, da me voluta quando ero ministro a completa tutela del settore dei balneari, che da un lato è conforme al diritto europeo e dall’altro lato tutela un intero comparto e il suo indotto, prevedendo una completa e moderna riforma dello stesso. Da Bruxelles arriva un attacco senza precedenti non già contro i principi della legge, ma contro le inefficienze, i ritardi nella sua applicazione».
«Ma lo sa il governo - prosegue - lo sa Conte che è loro responsabilità dare attuazione completa alla norma, si rendono conto che senza estensione lasciano migliaia di famiglie sulla strada del fallimento? E i nostri rappresentanti in Europa dove sono? Hanno compreso la portata delle decisioni della Commissione? Proveranno a difendere i nostri interessi al cospetto dell’Europa? Adesso la palla passa al governo, che ha la possibilità di proteggere il comparto attuando la riforma del settore, tutelando le imprese italiane, oppure nascondersi dietro il paravento di una procedura di infrazione per tutelare interessi contrari ai nostri balneari. Per parte mia continuerò a sostenere con forza i principi alla base della riforma e le legittime istanze dei balneari e delle loro famiglie, portando avanti tutte le azioni necessarie per difendere l’imprenditoria del settore del turismo balneare».

