«Aprite i comuni», pressing su Conte: lo chiedono i senatori Pd e Fontana
Dentro la maggioranza e in Lombardia si vuole provare a eliminare il divieto di spostamenti. Anche per aiutare i ristoranti dei piccoli centri, aperti a pranzo durante le feste. Si attendono chiarimenti sulle deroghe
Tutti più o meno blindati a Natale e Capodanno. Con pesanti squilibri per i ristoranti causati dal divieto di spostarsi da un comune all'altro. È questo il succo (amaro) delle nuove norme illustrate dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa del 3 dicembre e valide per il periodo festivo. Ma ci saranno deroghe. E una parte della politica - internamente alla maggioranza di governo - sta già spingendo per rivedere il provvedimento.
Quali situazioni rientrano nello stato di necessità?
Innanzitutto serviranno alcune Faq (Frequently asked questions, cioè domande poste frequentemente) della presidenza del Consiglio a chiarire quali situazioni rientrino nello «stato di necessità» che consentirà di uscire dal proprio comune e spostarsi dalla regione nel periodo che va dal 21 dicembre al 6 gennaio, muniti di autocertificazione. È una soluzione che starebbe emergendo dall'incontro del governo con i governatori e l'Anci.
Il Pd a favore degli spostamenti tra comuni medio-piccoli
Intanto 25 senatori del Partito democratico (su un totale di 35) hanno scritto una lettera al loro capogruppo Andrea Marcucci per chiedergli di «attivarsi con il governo affinché lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e primo gennaio possa avvenire, per consentire a persone che vivono in comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri comuni».
Così si tutelerebbero le attività economiche di paese
Proprio Marcucci ha detto: «Mi rivolgo al premier Conte, cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale del 25, 26 dicembre e primo gennaio. Lo chiedono le Regioni e 25 miei colleghi senatori del Pd. Non è una questione di poco conto, riguarda milioni di famiglie che abitano in zone limitrofe, divise soltanto dai confini del proprio comune. Bisogna, a mio avviso, rendere possibile, nel rispetto delle norme, i ricongiungimenti familiari e affettivi anche solo per poche ore. Servirebbe anche non discriminare tra attività economiche di città e attività economiche di paese».
I ristoranti non vogliono essere discriminati
E qui il pensiero va subito ai ristoranti. Che potranno stare aperti durante il pranzo a Natale e Capodanno, sì ma con quali clienti? Se non sarà consentito spostarsi nemmeno tra comuni limitrofi, sarà dura avere i tavoli pieni. Perché un conto sono i locali dei grandi centri, come Roma e Milano, che potranno godere del flusso di tutta la (vasta) zona urbana. Un altro sono quelle attività in paesi di piccole dimensioni che non possono vivere di soli abitanti del proprio comune.
Senza cenone crac da mezzo miliardo per locali, hotel e agriturismi
Secondo i calcoli della Coldiretti in Italia i centri sotto i 5mila abitanti sono 5.498, quasi il 70% del totale. E il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce proprio nei piccoli borghi italiani che rischiano di essere duramente colpiti dallo stop agli spostamenti e al turismo in montagna.
Tra l'altro le ripercussioni economiche si avranno a prescindere da eventuali deroghe. Infatti l'addio al tradizionale cenone di fine anno fuori casa è comunque destinato a colpire quasi 6 milioni di italiani, con un crac di circa mezzo miliardo per ristoranti, alberghi e agriturismi, sempre stando a una stima fatta dalla Coldiretti.
Fontana contro la segregazione degli anziani (che però sono i più a rischio...)
Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in un'intervista che andrà in onda questa sera su Telelombardia ha per esempio descritto la situazione del suo territorio: «Assolutamente inaccettabile che non ci si possa spostare dal comune, perché non si tiene conto della realtà lombarda. Sono cose che vanno nella direzione di una segregazione dei nostri cittadini, soprattutto degli anziani che rischiano di dover trascorrere le feste da soli». Anche se, si sa, i "nonni" sono nella fascia della popolazione più a rischio in caso di contagio da coronavirus.
E invece «sono arrivate tutte queste limitazioni contenute in un decreto legge sul quale noi non possiamo intervenire. Dobbiamo accettare quello che in realtà avremmo dovuto concordare».
Ma il governo (per ora) sembra voler tener duro
Il problema è che sul divieto di spostamenti il governo sembra non volerci proprio sentire. «Non si cambia nulla», hanno fatto trapelare alcune fonti al termine della riunione tra esecutivo e Regioni alla quale si è collegato in videoconferenza anche il premier Conte. In attesa delle Faq che potranno comunque concedere qualche deroga.
Divieto di spostamento tra comuni a Natale
Quali situazioni rientrano nello stato di necessità?
Innanzitutto serviranno alcune Faq (Frequently asked questions, cioè domande poste frequentemente) della presidenza del Consiglio a chiarire quali situazioni rientrino nello «stato di necessità» che consentirà di uscire dal proprio comune e spostarsi dalla regione nel periodo che va dal 21 dicembre al 6 gennaio, muniti di autocertificazione. È una soluzione che starebbe emergendo dall'incontro del governo con i governatori e l'Anci.
Il Pd a favore degli spostamenti tra comuni medio-piccoli
Intanto 25 senatori del Partito democratico (su un totale di 35) hanno scritto una lettera al loro capogruppo Andrea Marcucci per chiedergli di «attivarsi con il governo affinché lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e primo gennaio possa avvenire, per consentire a persone che vivono in comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri comuni».
Così si tutelerebbero le attività economiche di paese
Proprio Marcucci ha detto: «Mi rivolgo al premier Conte, cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale del 25, 26 dicembre e primo gennaio. Lo chiedono le Regioni e 25 miei colleghi senatori del Pd. Non è una questione di poco conto, riguarda milioni di famiglie che abitano in zone limitrofe, divise soltanto dai confini del proprio comune. Bisogna, a mio avviso, rendere possibile, nel rispetto delle norme, i ricongiungimenti familiari e affettivi anche solo per poche ore. Servirebbe anche non discriminare tra attività economiche di città e attività economiche di paese».
I ristoranti non vogliono essere discriminati
E qui il pensiero va subito ai ristoranti. Che potranno stare aperti durante il pranzo a Natale e Capodanno, sì ma con quali clienti? Se non sarà consentito spostarsi nemmeno tra comuni limitrofi, sarà dura avere i tavoli pieni. Perché un conto sono i locali dei grandi centri, come Roma e Milano, che potranno godere del flusso di tutta la (vasta) zona urbana. Un altro sono quelle attività in paesi di piccole dimensioni che non possono vivere di soli abitanti del proprio comune.
Senza cenone crac da mezzo miliardo per locali, hotel e agriturismi
Secondo i calcoli della Coldiretti in Italia i centri sotto i 5mila abitanti sono 5.498, quasi il 70% del totale. E il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce proprio nei piccoli borghi italiani che rischiano di essere duramente colpiti dallo stop agli spostamenti e al turismo in montagna.
Tra l'altro le ripercussioni economiche si avranno a prescindere da eventuali deroghe. Infatti l'addio al tradizionale cenone di fine anno fuori casa è comunque destinato a colpire quasi 6 milioni di italiani, con un crac di circa mezzo miliardo per ristoranti, alberghi e agriturismi, sempre stando a una stima fatta dalla Coldiretti.
Fontana contro la segregazione degli anziani (che però sono i più a rischio...)
Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in un'intervista che andrà in onda questa sera su Telelombardia ha per esempio descritto la situazione del suo territorio: «Assolutamente inaccettabile che non ci si possa spostare dal comune, perché non si tiene conto della realtà lombarda. Sono cose che vanno nella direzione di una segregazione dei nostri cittadini, soprattutto degli anziani che rischiano di dover trascorrere le feste da soli». Anche se, si sa, i "nonni" sono nella fascia della popolazione più a rischio in caso di contagio da coronavirus.
E invece «sono arrivate tutte queste limitazioni contenute in un decreto legge sul quale noi non possiamo intervenire. Dobbiamo accettare quello che in realtà avremmo dovuto concordare».
Ma il governo (per ora) sembra voler tener duro
Il problema è che sul divieto di spostamenti il governo sembra non volerci proprio sentire. «Non si cambia nulla», hanno fatto trapelare alcune fonti al termine della riunione tra esecutivo e Regioni alla quale si è collegato in videoconferenza anche il premier Conte. In attesa delle Faq che potranno comunque concedere qualche deroga.

