Chiusi i locali, il danno si allarga a macchia d’olio e raggiunge, naturalmente, anche i campi. E così, con le saracinesche abbassate di ristoranti, bar e agriturismi, si moltiplicano le offerte e si amplia la concorrenza, aumentando le possibilità di scelta dei consumatori. Una situazione che alimenta, però, distorsioni e speculazioni che sono particolarmente a rischio nel periodo di Natale in cui si registra il picco della domanda alimentare da parte delle famiglie italiane, in vista anche di un nuovo lockdown per la ristorazione.

A lanciare l’allarme la Coldiretti, sulla base dei dati Istat sull’inflazione a novembre, che sottolinea come crescano i prezzi dei prodotti alimentari nel carrello, con aumenti che arrivano al 5,6% per la frutta fino all’8,8% per le verdure, ma nei campi e nelle stalle è speculazione al ribasso con il taglio ai compensi pagati agli agricoltori e agli allevatori per molti prodotti, dalla carne al latte fino alla frutta.

Si si registra un’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari al consumo - Ristoranti chiusi? C'è speculazione nei campi
Si si registra un’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari al consumo

Crescono i prezzi dei beni alimentari ma crollano quelli pagati agli agricoltori
Mentre si registra un’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari al consumo del +1,2% quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori crollano.

Casi emblematici sono quelli della frutta di stagione come le clementine che nelle campagne vengono pagati al ribasso ben al di sotto dei costi di produzione che sono in Calabria di almeno 35/40 centesimi al chilo. I prezzi attualmente corrisposti non sono assolutamente remunerativi e si profila un crack senza precedenti per il settore nei territori tradizionali di coltivazione, dalla Calabria alla Sicilia fino in Puglia.

Serve un patto etico di filiera
Di fronte a una emergenza senza precedenti serve responsabilità con un “patto etico di filiera” per garantire una adeguata remunerazione dei prodotti agricoli e privilegiare nella distribuzione il Made in Italy a tutela dell’economia, dell’occupazione e del territorio. Un obiettivo che va sostenuto con un serio intervento normativo del parlamento contro le pratiche commerciali sleali ad integrazione della Direttiva UE 2019/633.

Per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi in Italia vanno a remunerare il prodotto agricolo per effetto delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano lungo la filiera a causa degli evidenti squilibri di potere contrattuale.

«Un’ingiustizia profonda che va combattuta rendendo più equa la catena di distribuzione degli alimenti che vede oggi sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione senza alcun beneficio per i consumatori - ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - Per controllare e sanzionare comportamenti sleali serve individuare un organismo di controllo con competenze e mezzi adeguati, nell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentare (Icqrf) funzionale».