I sindaci chiedono le zone gialle, eppure la protesta va a casa di Gori
Mentre i primi cittadini di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova scrivono al governo per avere meno limiti, 300 persone salgono in Città alta con fumogeni e striscioni. Nel corteo ristoratori, ma anche CasaPound e Lega...
Un conto sono le manifestazioni e le proteste, legittime, delle categorie più colpite dalle restrizioni. Un altro è superare il limite e prendersela pure con il bersaglio sbagliato. Come hanno fatto 300 persone nella serata di giovedì 5 novembre a Bergamo, epicentro della prima ondata di coronavirus e simbolo della tragedia di marzo-aprile. Qui prima si sono radunate davanti al municipio, e poi sono salite in città alta presentandosi persino sotto la casa del sindaco Giorgio Gori.
Ma il sindaco non c'entra nulla: decide il governo
Un assembramento che non è servito a niente. Anche perché, come ha ricordato lo stesso Gori, «un sindaco non c’entra nulla con la decisione di indicare come rossa una certa area territoriale. Decide il governo». Anzi, sono stati proprio i primi cittadini di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova a chiedere di poter uscire dalle zone con più limiti se i dati sul contagio lo permettono.
infiltrazioni di CasaPound, Lega e negazionisti...
I manifestanti non lo sapevano, probabilmente. Un corteo che puzzava di strumentalizzazione politica: assieme a ristoratori, commercianti e partite iva, c'erano infatti gruppi organizzati di estrema destra, CasaPound, negazionisti e alcuni esponenti della Lega». Si sono piazzati davanti all'abitazione di Gori per un'ora, sorvegliati dalla polizia, scandendo slogan, con bandiere, striscioni e fumogeni.
Il raduno era stato organizzato sui social, e non sono mancati i momenti di tensione. Ma il sindaco ha scelto di non scendere a parlare con i manifestanti.

Gori ha commentato così: «Non voglio esagerare la portata dell’episodio, per quanto non piacevole. Riconosco il diritto di chiunque a manifestare e anzi capisco perfettamente la preoccupazione, in alcuni casi la disperazione, di chi vive della propria attività e teme in queste ore che la nuova chiusura possa darle il colpo di grazia».
I sindaci hanno scritto a Speranza e a Fontana
Però le decisioni sono prese a Roma, e tutto viene fatto «a tutela della salute delle persone, sulla base di una serie di parametri epidemiologici e del grado di saturazione delle strutture sanitarie», ha proseguito. «Io peraltro ho già scritto al ministro Roberto Speranza e al presidente Attilio Fontana insieme ai sindaci di Brescia, Cremona e Mantova per conoscere questi dati e capire se ci siano le condizioni previste nel Dpcm per “esentare” da alcune misure le province in cui la situazione sia oggettivamente meno grave: vedremo nei prossimi giorni».
I sindaci non contestano la decisione del governo, però chiedono i dati, quei 21 indicatori sanitari, per capire come si sia arrivati alla definizione della zona rossa. E se le cifre non dovessero essere drammatiche, potranno chiedere di uscire dalla zona rossa. La lettera è stata firmata, oltre che da Gori, pure da Emilio Del Bono, Gianluca Galimberti e Mattia Palazzi.
Pure la Comunità montana Val Brembana non ci sta
A Fontana e Speranza ha scritto anche la Comunità montana Val Brembana per sottolineare che i suoi 37 Comuni hanno «un indice Rt molto più basso rispetto al resto del territorio regionale», ha spiegato il presidente Jonathan Lobati, che vorrebbe dunque la zona gialla. Oltre che «controlli mirati per contrastare i flussi da territori in zona rossa», e il riferimento è a chi sale per andare nella seconda casa. Ma un conto è protestare o chiedere spiegazioni, un altro è accendere fumogeni fuori dalla casa del sindaco di Bergamo.
Ma il sindaco non c'entra nulla: decide il governo
Un assembramento che non è servito a niente. Anche perché, come ha ricordato lo stesso Gori, «un sindaco non c’entra nulla con la decisione di indicare come rossa una certa area territoriale. Decide il governo». Anzi, sono stati proprio i primi cittadini di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova a chiedere di poter uscire dalle zone con più limiti se i dati sul contagio lo permettono.
infiltrazioni di CasaPound, Lega e negazionisti...
I manifestanti non lo sapevano, probabilmente. Un corteo che puzzava di strumentalizzazione politica: assieme a ristoratori, commercianti e partite iva, c'erano infatti gruppi organizzati di estrema destra, CasaPound, negazionisti e alcuni esponenti della Lega». Si sono piazzati davanti all'abitazione di Gori per un'ora, sorvegliati dalla polizia, scandendo slogan, con bandiere, striscioni e fumogeni.
Il raduno era stato organizzato sui social, e non sono mancati i momenti di tensione. Ma il sindaco ha scelto di non scendere a parlare con i manifestanti.

Giorgio Gori
Gori ha commentato così: «Non voglio esagerare la portata dell’episodio, per quanto non piacevole. Riconosco il diritto di chiunque a manifestare e anzi capisco perfettamente la preoccupazione, in alcuni casi la disperazione, di chi vive della propria attività e teme in queste ore che la nuova chiusura possa darle il colpo di grazia».
I sindaci hanno scritto a Speranza e a Fontana
Però le decisioni sono prese a Roma, e tutto viene fatto «a tutela della salute delle persone, sulla base di una serie di parametri epidemiologici e del grado di saturazione delle strutture sanitarie», ha proseguito. «Io peraltro ho già scritto al ministro Roberto Speranza e al presidente Attilio Fontana insieme ai sindaci di Brescia, Cremona e Mantova per conoscere questi dati e capire se ci siano le condizioni previste nel Dpcm per “esentare” da alcune misure le province in cui la situazione sia oggettivamente meno grave: vedremo nei prossimi giorni».
I sindaci non contestano la decisione del governo, però chiedono i dati, quei 21 indicatori sanitari, per capire come si sia arrivati alla definizione della zona rossa. E se le cifre non dovessero essere drammatiche, potranno chiedere di uscire dalla zona rossa. La lettera è stata firmata, oltre che da Gori, pure da Emilio Del Bono, Gianluca Galimberti e Mattia Palazzi.
Pure la Comunità montana Val Brembana non ci sta
A Fontana e Speranza ha scritto anche la Comunità montana Val Brembana per sottolineare che i suoi 37 Comuni hanno «un indice Rt molto più basso rispetto al resto del territorio regionale», ha spiegato il presidente Jonathan Lobati, che vorrebbe dunque la zona gialla. Oltre che «controlli mirati per contrastare i flussi da territori in zona rossa», e il riferimento è a chi sale per andare nella seconda casa. Ma un conto è protestare o chiedere spiegazioni, un altro è accendere fumogeni fuori dalla casa del sindaco di Bergamo.

