Riecco il vizietto del sottocosto, qualcuno freni le offerte selvagge
L'abuso di promozioni da parte della distribuzione danneggia le imprese di produzione. Già provate dall'emergenza pandemia che ostacola gli scambi e favorisce accaparramenti e speculazioni.
Ci risiamo col vecchio vizietto che nuoce al Made in Italy. Svilendo le eccellenze ed educando male il consumatore. Quello cioè dell'esagerato sottocosto che va in scena nei supermercati a caccia di clienti. Una moda contro cui si era schierata anche la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, per difendere gli equilibri di tutta la filiera agroalimentare. Ora il problema si sta riproponendo e rischia di ingigantire i problemi legati alla crisi del coronavirus.

C'è una direttiva europea da integrare
Sul tema è intervenuta la Coldiretti, chiedendo un serio intervento normativo del parlamento contro le pratiche commerciali sleali a integrazione della direttiva Ue 2019/633, in un momento in cui «è fondamentale difendere la sovranità alimentare del Paese».
Anche perché il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali da parte della distribuzione non può essere scaricato sulle imprese di produzione già costrette a subire l’aumento di costi dovuti alle difficili condizioni di mercato, ha sottolineato la Coldiretti.
Solo 15 cent su 1 euro vanno al prodotto agricolo
Per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti, meno di 15 centesimi in Italia vanno a remunerare il prodotto agricolo per effetto delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano lungo la filiera a causa degli evidenti squilibri di potere contrattuale.
Prezzi spesso al di sotto dei costi di produzione
Secondo il presidente della Coldiretti Ettore Prandini si tratta di «una ingiustizia profonda che va combattuta rendendo più equa la catena di distribuzione degli alimenti che vede oggi sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione senza alcun beneficio per i consumatori».
Che fare dunque? «Per controllare e sanzionare comportamenti sleali serve individuare un organismo di controllo con competenze e mezzi adeguati, in maniera da incidere molto più concretamente ed efficacemente di quanto fatto sino a oggi».
Lotta alle pratiche commerciali sleali
Per la Coldiretti è fondamentale presidiare il pieno esercizio della delega da parte del governo ai fini dell’attuazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali secondo l’impianto dei principi e dei criteri stabiliti dal Senato in sede di approvazione del disegno di legge di delegazione europea.
In particolare è necessario rendere l’intervento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentare (Icqrf) funzionale al rispetto del funzionamento del mercato e delle filiere per le acquisite competenze in ambito agroalimentare.
Mentre si tratta di segnalare le modalità della vendita sottocosto come parametro di controllo obbligatorio per accertare la violazione della condotta commerciale dell’operatore economico in base al semplice superamento dei costi medi di produzione elaborati dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) per evitare forme di abuso derivante dalla posizione di forza che le imprese della trasformazione e della distribuzione mostrano rispetto alle imprese agricole. È insomma giunta l'ora di cambiare e non c'è più tempo da perdere.

La Coldiretti contro il sottocosto selvaggio
Del resto il momento per l’economia e l’occupazione è delicato, e le vendite sottocosto di cibi e bevande possono far chiudere aziende agricole e alimentari con l’emergenza pandemia che ostacola gli scambi e favorisce accaparramenti e speculazioni.C'è una direttiva europea da integrare
Sul tema è intervenuta la Coldiretti, chiedendo un serio intervento normativo del parlamento contro le pratiche commerciali sleali a integrazione della direttiva Ue 2019/633, in un momento in cui «è fondamentale difendere la sovranità alimentare del Paese».
Anche perché il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali da parte della distribuzione non può essere scaricato sulle imprese di produzione già costrette a subire l’aumento di costi dovuti alle difficili condizioni di mercato, ha sottolineato la Coldiretti.
Solo 15 cent su 1 euro vanno al prodotto agricolo
Per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti, meno di 15 centesimi in Italia vanno a remunerare il prodotto agricolo per effetto delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano lungo la filiera a causa degli evidenti squilibri di potere contrattuale.
Prezzi spesso al di sotto dei costi di produzione
Secondo il presidente della Coldiretti Ettore Prandini si tratta di «una ingiustizia profonda che va combattuta rendendo più equa la catena di distribuzione degli alimenti che vede oggi sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione senza alcun beneficio per i consumatori».
Che fare dunque? «Per controllare e sanzionare comportamenti sleali serve individuare un organismo di controllo con competenze e mezzi adeguati, in maniera da incidere molto più concretamente ed efficacemente di quanto fatto sino a oggi».
Lotta alle pratiche commerciali sleali
Per la Coldiretti è fondamentale presidiare il pieno esercizio della delega da parte del governo ai fini dell’attuazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali secondo l’impianto dei principi e dei criteri stabiliti dal Senato in sede di approvazione del disegno di legge di delegazione europea.
In particolare è necessario rendere l’intervento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentare (Icqrf) funzionale al rispetto del funzionamento del mercato e delle filiere per le acquisite competenze in ambito agroalimentare.
Mentre si tratta di segnalare le modalità della vendita sottocosto come parametro di controllo obbligatorio per accertare la violazione della condotta commerciale dell’operatore economico in base al semplice superamento dei costi medi di produzione elaborati dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) per evitare forme di abuso derivante dalla posizione di forza che le imprese della trasformazione e della distribuzione mostrano rispetto alle imprese agricole. È insomma giunta l'ora di cambiare e non c'è più tempo da perdere.

