Per l'Istat camerieri, baristi e chef sono i più colpiti dalla crisi Covid
Crisi occupazionale anche per commessi, collaboratori domestici e badanti. Del resto l'emergenza sanitaria ha picchiato duro le fasce di lavoratori con meno tutele. Un disastro soprattutto tra donne, giovani e stranieri

Camerieri, baristi e cuochi sono i più colpiti dalla crisi Covid
Col secondo lockdown i cacoli sul disastro occupazione sono diventati spietati: nel settore del turismo a rischio sono finiti oltre 440mila lavoratori, mentre secondo la Fipe-Confcommercio è ormai in pericolo di chiusura quasi il 20% dei pubblici esercizi italiani. Si tratta di circa 50mila imprese vicine al fallimento.
Ovvio dunque pensare che nel complesso «gli effetti della crisi dovuta all’emergenza sanitaria si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti più vulnerabili del mercato del lavoro, cioè giovani, donne e stranieri, sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell’area del Paese che già prima dell’emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili, il Mezzogiorno», come ha spiegato l'istituto di statistica nel corso dell'audizione sulla legge di bilancio 2021, nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Senza dimenticare colf e badanti, rappresentanti di un lavoro domestico che chiede dignità nonostante non sia stato riconosciuto dal governo tra i beneficiari degli aiuti.
Ma ci sarà qualcuno che ha tratto giovamento da una situazione senza precedenti? C'è: tra le poche professioni in crescita si segnalano «i tecnici programmatori o elettronici e gli addetti alle consegne». E si capisce bene anche il perché, nell'ultima categoria, con le persone chiuse in casa a ordinare prodotti.

