Il Covid-19 continua a essere in primo piano su giornali e telegiornali. La paura è ancora tanta, anche se l’Italia è più sicura rispetto ad altre Nazioni. Sicurezza effimera: può cambiare da un giorno all’altro, per questo l’appello alla prudenza non è mai troppo.

Sognando un'economia che non dipenda dal profitto

Di sicuro c’è che questo virus obbligherà a migliorare il mondo. Che senso avrebbe fare tutto come prima? Dobbiamo dare più spazio alle comunità, tornare a produrre il cibo che mangiamo. Scrive Carlo Petrini, fondatore di Slow Food:«È in atto un ridimensionamento delle politiche liberiste. Confido in un futuro più sostenibile, in tasselli di nuova economia da non misurare necessariamente attraverso il Pil. Reimpostare un sistema che dia più spazio ai territori e alle comunità. Le tematiche della sostenibilità e della sovranità alimentare diventino all’ordine del giorno. Non si può più pensare che il cibo lo produca uno solo per tutti. Abbiamo rubato spazio alla campagna, bisognerà riprenderlo per mettere in moto un’economia primaria al servizio delle comunità locali».

Sostituire quindi un’economia del profitto con un’economia dei beni comuni e delle relazioni: tenere in vita altre realtà accanto ad Amazon e ai supermercati. Come appunto ristoranti e negozi di quartiere. Nei piccoli paesi ci vorrà una versione moderna delle botteghe, gestite da giovani, con l’accesso a Internet, con tutta una serie di servizi, dove magari si può ritirare la pensione. Ci vogliono nuove idee. A salvarci sarà la diversità.

I ristoranti non sono ripartiti con gli stessi fatturati, è una strada in salita, purtroppo, con molte cadute definitive. La speranza è che, accanto allo sviluppo dell’online, aumenti anche il senso della comunità, capace di dare la sicurezza affettiva che su Internet non si trova.